Indonesia: arrestati 53 militanti legati ad Al-Qaeda

Pubblicato il 20 agosto 2021 alle 17:59 in Asia Indonesia

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La polizia dell’Indonesia ha annunciato, il 20 agosto, che il gruppo terrorista legato ad Al-Qaeda Jemaah Islamiyah (JI) stava organizzando un nuovo attacco da eseguire in occasione del giorno dell’Indipendenza dell’Indonesia, il 17 agosto scorso, in base a quanto affermato da alcuni tra i 53 sospettati arrestati in una retata della polizia.

Le autorità hanno riferito che la squadra antiterrorismo dell’Indonesia ha catturato 53 sospetti estremisti in circa dodici province indonesiane diverse. Alcuni di loro hanno affermato che JI aveva pianificato di organizzare un attacco in occasione della giornata dell’indipendenza indonesiana. La polizia non ha riferito ulteriori dettagli ma ha dichiarato di aver sequestrato armi e munizioni in possesso dei sospettati che erano stati arrestati per accuse legate alla raccolta di fondi per JI.

Un funzionario della squadra antiterrorismo indonesiana rimasto anonimo ha affermato che l’operazione svolta “mirava a smantellare ed esaurire JI”. Il gruppo sarebbe cresciuto e sarebbe tornato a reclutare, raccogliendo fondi e rafforzando la logistica e l’arsenale armi”. Secondo il funzionario, JI ha inviato militanti a combattere in Siria e Iraq e potrebbe avere in programma di inviare reclute anche in Afghanistan, dopo il rovesciamento da parte dei talebani del governo del Paese sostenuto dagli Stati Uniti, il 15 agosto scorso.

L’organizzazione JI è stata responsabile dell’attacco terroristico che nel 2002 aveva provocato la morte di oltre 200 persone nell’isola di Bali e d era ricercato dal 2005.  Nel 2007, a seguito di scontri con la polizia, JI si era quasi estinto dopo l’arresto di oltre 40 tra i suoi militanti e, al momento, sarebbe invece, l’organizzazione legata allo Stato Islamico Jamaah Ansharut Daulah (JAD), ad essere l’organizzazione militante più attiva in termini di attacchi terroristici nel Paese. JI, tuttavia, starebbe continuando a reclutare nuovi membri, e a finanziare organizzazioni terroristiche, continuando ad essere ancora forte in termini finanziari e di partecipazione.

Nel 2020, la polizia indonesiana ha arrestato in totale oltre 30 membri di JI e, secondo alcuni esperti, il gruppo non risponderà alle catture con atti violenti, scegliendo invece di rafforzarsi e riorganizzarsi. Il 9 dicembre 2020, ad esempio, la polizia aveva arrestato il leader militare di JI Aris Sumarsono. Al contempo, nello stesso anno, il leader spirituale del gruppo Abu Bakar Bashir è stato rilasciato dopo aver servito una pena detentiva per accuse legate al terrorismo.

Secondo analisti citati da The Straits Times, la vittoria dei Talebani in Afghanistan potrebbe fornire nuovo slancio ai gruppi terriristici nel Sud-Est asiatico. In Indonesia, oltre al JI, l’organizzazione legata allo Stato Islamico JAD, fondata nel 2015, è la più attiva in termini di attacchi terroristici. Lo scorso  28 marzo, durante la festività cattolica della “Domenica delle Palme”, una coppia affiliata al gruppo ha condotto un attacco suicida contro la cattedrale della città di Makassar, nel Sulawesi meridionale.  Prima ancora, il 14 maggio 2018, JAD aveva perpetrato attacchi suicidi contro tre chiese e un posto di blocco della polizia, nella città di Surabaya, nell’isola di Giava, causando 13 morti e 40 feriti. Sempre secondo la polizia indonesiana, JAD sarebbe legata ad un gruppo che ha partecipato ad un attentato terroristico a Jolo nelle Filippine nel 2018. Ad oggi, il leader ideologico di JAD è Oman Rochman.

L’Indonesia è il più grande Paese a maggioranza musulmana al mondo e ha lottato a lungo contro l’insorgenza di gruppi militanti e attacchi terroristici. Nel Global Terrorism Index 2020 il Paese è stato collocato alla 37esima posizione tra i 163 Paesi in cui è stato misurato l’impatto del terrorismo, con un indice pari a 4,629. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione