Sud Sudan: uccise 2 suore e 3 civili

Pubblicato il 19 agosto 2021 alle 18:02 in Africa Sud Sudan

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Due suore della congregazione delle sorelle del Sacro Cuore, suor Mary Abbud e suor Regina Roba, e 3 civili sono stati uccisi in un attacco avvenuto in Sud Sudan, lungo la strada di collegamento tra la capitale Juba e Nimule, al confine con l’Uganda, il 17 agosto. Molte altre persone sono, invece, state ferite.

Alcuni uomini armati che non sono stati ancora identificati hanno attaccato l’autobus sul quale viaggiavano le 5 vittime insieme a numerosi fedeli e religiose. Il segretario generale dell’arcidiocesi di Juba, padre Samuel Abe, ha poi confermato il ferimento di più persone. Al momento, gli aggressori non sono stati identificato.

Le vicende del 17 agosto sono state definite da Papa Francesco “un insensato atto di violenza”. Il pontefice ha inviato le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime e alla loro comunità religiosa.

Il Sud Sudan era già stato teatro di attacchi contro religiosi cattolici. Nella notte tra il 25 e il 26 aprile scorsi, il vescovo italiano della diocesi di Rumbek, in Sud Sudan, Padre Christian Carlassare, era stato aggredito da uomini armati che lo avevano ferito con colpi d’arma da fuoco. Secondo fonti locali, il missionario comboniano sarebbe stato picchiato, insieme alla suora che era con lui, da due persone armate che si sono introdotte nella sua abitazione intorno a mezzanotte e mezza. Poco dopo, gli aggressori gli avrebbero sparato quattro proiettili alle gambe.

Il Sud Sudan è lo Stato più giovane al mondo, avendo ottenuto l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011, ed è caratterizzato da instabilità interne. Parte delle ragioni di tale situazione è dovuta al fatto che il Sud Sudan sia tra i Paesi maggiormente frammentati dell’Africa centrale e comprenda più di 60 gruppi etnici che seguono diverse religioni locali.

Nel mese di dicembre 2013, alcuni militari di etnia dinka, fedeli al presidente  del Paese, Salva Kiir, hanno avviato scontri con quelli di etnia nuer, guidati dal vice presidente, Riek Machar, e accusati di preparare un colpo di Stato. I disaccordi tra i due leader erano iniziati già durante la guerra per l’indipendenza dal Sudan, in seguito alla rivalità per il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM). Tale conflitto ha prodotto quasi 4 milioni di sfollati, che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. Per evitare di essere assassinato, Machar, che aveva riunito introno a sé una parte dell’esercito a lui fedele, era stato costretto a fuggire in Sudafrica.

Kiir e Machar avevano firmato un cessate il fuoco il 5 agosto 2018, concludendo anche un accordo per la condivisione del potere. Tuttavia, il 28 agosto, Machar e i capi di altri gruppi si erano rifiutati di firmare l’ultima parte dell’accordo, asserendo che le dispute sulla divisione del potere e sull’adozione di una nuova Costituzione non erano state gestite in modo efficiente. I due leader erano poi tornati a negoziare la pace nel settembre 2018 sottoscrivendo, grazie alla pressione di potenze regionali e internazionali, il noto accordo di pace. Secondo quanto previsto dal patto, Machar avrebbe ricoperto nuovamente il ruolo di vicepresidente. Alla fine, Kiir e Machar hanno raggiunto un accordo per formare un governo di unità il 22 febbraio 2020, pur continuando a rimanere in conflitto su questioni interne. Il nuovo Parlamento del Paese ha prestato giuramento il 2 agosto scorso.

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Camilla Canestri

di Redazione

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