Siria: bombardamento a Idlib, 5 civili morti

Pubblicato il 19 agosto 2021 alle 12:30 in Medio Oriente Siria

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Cinque membri di una stessa famiglia sono rimasti uccisi, oggi, giovedì 19 agosto, a seguito di un bombardamento condotto dalle forze siriane contro Idlib, nel Nord-Ovest della Siria.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base delle informazioni fornite dalla Difesa civile siriana, un’organizzazione umanitaria altresì nota con il nome di “Caschi bianchi”. In particolare, 4 minori e la madre hanno perso la vita, mentre un bambino e un altro giovane sono rimasti feriti a Jabal al-Zawiya, nella periferia Sud di Idlib. La Difesa civile ha riferito che le proprie squadre sono riuscite a recuperare i corpi delle vittime da sotto le macerie a seguito di operazioni durate circa tre ore, rese difficili dai voli di ricognizione che hanno rallentato i movimenti dei soccorritori. Un attivista locale, Mohammed al-Mustafa, ha specificato che il bombardamento è stato condotto per mezzo di missili Krasnbul a guida laser, provocando anche ingenti danni materiali. Si pensa che le forze siriane abbiano agito dalla propria postazione a Kafr Nabl. Altri attacchi hanno poi interessato gli assi di al-Ruwaiha e Benin, sempre nella periferia Sud di Idlib, ma, sinora, non sono state riportate vittime.

Non da ultimo, una donna è stata uccisa, e 5 civili, tra cui 2 donne e un bambino, sono rimasti feriti, a seguito di un bombardamento missilistico condotto a mezzanotte tra il 18 e il 19 agosto contro la zona rurale orientale di Aleppo, dove è stato preso di mira un villaggio di al-Bab. L’attacco, riporta al-Araby al-Jadeed, è stato condotto da aree poste sotto il controllo delle Syrian Democratic Forces (SDF), accusate di aver lanciato missili anche contro Afrin, nel Nord di Aleppo, nella giornata del 18 agosto.

Idlib rappresenta l’ultima roccaforte tuttora controllata, in buona parte, dai gruppi di opposizione, e ospita circa 4 milioni di abitanti, di cui un milione di sfollati rifugiatisi nella regione con lo scoppio della guerra civile. Erano stati i presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, a favorire un accordo di cessate il fuoco nel governatorato, siglato il 5 marzo 2020 ed esteso al termine dei colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Sebbene la tregua sia stata più volte violata nel corso dell’ultimo anno, l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala. Tuttavia, già nel mese di giugno il governatorato Nord-occidentale è ritornato ad essere testimone di tensioni, durate per circa quattro settimane, apparentemente placate a partire dal 29 giugno. Queste hanno interessato soprattutto le aree di Jabal al-Zawiya, nel Sud di Idlib, e Al-Ghab, a Ovest di Hama. 

A luglio, poi, la cittadina di Iblin, presso Jabal al-Zawiya, è stata testimone di tre “massacri”, l’ultimo il 22 luglio, che hanno causato la morte di circa 20 civili, per la maggior parte donne e bambini. In un rapporto pubblicato il 13 luglio, la Difesa civile siriana ha riferito che i raid di Damasco e Mosca hanno provocato l’uccisione di oltre 110 persone, tra cui 23 bambini, 19 donne e 2 volontari dell’organizzazione dall’inizio del 2021, mentre il numero dei feriti ammonta a circa 296, tra cui 52 bambini di età inferiore ai 14 anni e 11 volontari. In totale, sono stati documentati oltre 700 attacchi contro abitazioni civili e “installazioni vitali”, perpetrati dalle forze siriane e russe.

Tali sviluppi si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Bashar al-Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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