Libia: Mosca è pronta a rafforzare i legami con Tripoli

Pubblicato il 19 agosto 2021 alle 14:21 in Libia Russia

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Il ministro degli Esteri della Russia, Sergei Lavrov, ha affermato che il proprio Paese è a favore della fuoriuscita di tutte le forze straniere dalla Libia, senza eccezioni, e si è detto intenzionato a ristabilire relazioni con Tripoli, a livello sia economico sia politico.

Le parole del ministro russo sono giunte giovedì 19 agosto, nel corso di una conferenza stampa congiunta con la sua omologa libica, Najla el-Mangoush, recatasi in visita a Mosca per discutere degli ultimi sviluppi in Libia e delle modalità per giungere a un accordo globale tra le parti libiche. Lavrov ha poi rivolto un appello alla comunità internazionale, esortandola a sostenere gli sforzi volti a ristabilire le istituzioni del Paese Nord-africano, e ha ribadito il proprio appoggio al Comitato militare congiunto 5+5, l’organismo, istituito a seguito della Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020, composto da rappresentanti di entrambe le parti belligeranti che, per anni, si sono affrontate nei fronti libici.

Dal canto suo, El-Mangoush ha elogiato l’impegno della Russia a fianco della Libia e del governo di unità nazionale ad interim, aggiungendo che Tripoli conta sull’aiuto di Mosca per unificare le istituzioni militari, le agenzie statali e portare avanti il più ampio processo di pace. Per la ministra, il ritiro delle forze straniere dalla Libia deve essere ben studiato ed equilibrato, per evitare eventuali ripercussioni, ed è possibile che questo avvenga in più fasi. È stata El-Mangoush, poi, a rivelare che sono state avviate le procedure per riaprire l’ambasciata russa a Tripoli, e si prevede anche l’apertura di un consolato a Bengasi, al fine di rafforzare la cooperazione diplomatica tra Libia e Russia.

Durante i colloqui del 19 agosto è stato stabilito di riattivare accordi e memoranda siglati in precedenza, con l’obiettivo di rilanciare la cooperazione economica, e di ripristinare il comitato intergovernativo congiunto. Già il 15 aprile scorso, la Russia si era detta impegnata a creare condizioni commerciali favorevoli, al fine di rilanciare i rapporti economici tra i due Paesi. Questi interessano ambiti quali energia, industria, infrastrutture e trasporto.

Nel corso della crisi in Libia, Paese caratterizzato da instabilità dal 15 febbraio 2011, Mosca è stata più volte accusata di aver reclutato ed addestrato uomini da inviare presso i fronti di combattimento libici, a sostegno del generale Khalifa Haftar, capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Tali accuse sono state ripetutamente negate da parte russa, che le ha ritenute infondate e diffuse perlopiù da media turchi e occidentali. Al contrario, Mosca si era detta impegnata a favorire le iniziative di pace, sulla base di un cessate il fuoco “immediato, permanente e incondizionato”, evidenziando come avesse sempre sostenuto gli sforzi profusi per portare la tregua nel Paese Nord-africano.

Erano state le forze USA a monitorare costantemente i movimenti della Compagnia Wagner, una compagnia militare privata della Russia, e a segnalare l’invio di aerei russi presso la base di al-Jufra, tra cui MiG-29 e Su-24. Secondo un report del Pentagono del 2 settembre 2020, sin dal suo primo dispiegamento in Libia, nel 2019, tale gruppo militare ha fornito materiale bellico e uomini addestrati, provocando “perdite significative” alle milizie alleate di Tripoli. A tal proposito, le forze armate statunitensi avevano accusato la Russia di aver inviato almeno 14 aerei da guerra in una base aerea libica, sostenendo che i mezzi erano stati ridipinti in Siria per nascondere la loro origine russa. 

Ad oggi, la presenza di forze straniere continua ad essere uno dei principali nodi da sciogliere per il governo provvisorio, guidato da Abdulhamid Dabaiba. Tra i Paesi che continuano ad avere una propria presenza nei territori libici vi è anche la Turchia, la quale, però, ritiene che le proprie forze non debbano essere considerate “straniere” e che la loro presenza è stata legittimata da un governo riconosciuto a livello internazionale, con riferimento al precedente Governo di Accordo Nazionale (GNA).

Nonostante gli sviluppi a livello politico, sono circa 20.000 i combattenti stranieri che sostano in Libia, i quali si trovano prevalentemente nelle basi di Sirte, al-Jufra e al-Watiya. Ciò viola uno dei principi dell’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre 2020, con cui le parti belligeranti avevano chiesto a forze e mercenari stranieri di lasciare la Libia entro 90 giorni dalla firma dell’intesa. La scadenza, tuttavia, non è stata mai rispettata e sono in diversi a credere che la presenza di forze straniere nel Paese possa ostacolare il cammino di transizione democratica e le elezioni programmate per il 24 dicembre 2021.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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