Immigrazione: naufragio al largo della Mauritania, almeno 40 morti

Pubblicato il 19 agosto 2021 alle 9:53 in Immigrazione Mauritania

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Sono più di 40 i migranti che risultano essere deceduti a seguito del naufragio di un barcone andato alla deriva al largo delle coste della Mauritania. Sette persone, invece, sono sopravvissute. Secondo quanto riportato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), l’imbarcazione era diretta verso le Canarie.

La notizia del naufragio è stata diffusa dall’IOM il 18 agosto, congiuntamente all’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, secondo cui la morte di 47 persone, a bordo di un’imbarcazione, partita dalla costa atlantica del Nord Africa e diretta alle Isole Canarie, evidenzia l’urgente necessità di maggiore sostegno per prevenire ulteriori tragedie in mare. Circa l’ultimo incidente, l’IOM ha riferito che il barcone, con a bordo 54 persone, di cui 3 bambini, era partito il 3 agosto scorso da Laayoune, nel Sahara Occidentale. Dopo due giorni in mare, un guasto al motore ha lasciato i passeggeri bloccati, senza cibo né acqua, per quasi due settimane. Quando l’imbarcazione è stata intercettata dalla Guardia Costiera mauritana, il 16 agosto, solo 7 persone erano vive. I sopravvissuti sono stati portati nella città settentrionale di Nouadhibou per cure mediche. Quattro persone, in condizioni critiche, sono state trasferite in ospedale. Al momento, l’UNHCR sta ancora lavorando per fornire assistenza e determinare se i sopravvissuti necessitano di protezione internazionale.

Il capo della missione OIM in Mauritania, Boubacar Seybou, ha affermato che l’organizzazione è preoccupata che molti individui finiscano in detenzione amministrativa. “In conformità con le raccomandazioni incluse nel Global Compact for Migration, devono essere disponibili alternative anche per i sopravvissuti, che hanno già subito gravi traumi medici e psicosociali”, ha affermato Seybou, aggiungendo che la propria organizzazione sta collaborando con le autorità dei Paesi coinvolti “per accelerare l’attuazione di nuove misure di assistenza e protezione e rafforzare la lotta contro le reti di trafficanti”.

L’ultima tragedia è giunta dopo circa 10 giorni da un incidente simile, quando, il 6 agosto, l’organizzazione umanitaria “Caminando Fronteras” ha riferito che circa 42 migranti, tra cui 30 donne e 8 bambini, risultavano essere dispersi dopo che l’imbarcazione su cui si trovavano si è capovolta poco dopo essere salpata dalla città costiera di Dakhla, nel Sahara Occidentale. Da ottobre 2020, più di 1.200 persone sono state salvate al largo della costa mauritana e hanno ricevuto assistenza medica nell’ambito di un programma di primo soccorso istituito dall’OIM. In tale quadro, secondo quanto affermato dalle autorità spagnole, dal primo gennaio al 31 luglio 2021, 7.351 individui, provenienti dall’Africa occidentale, sono giunti nelle Isole Canarie. Si tratta di un aumento del 136% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il 2020. Parallelamente, il progetto IOM Missing Migrants ha registrato la morte di 250 persone sulla rotta atlantica tra l’Africa occidentale e le Isole Canarie spagnole tra gennaio e giugno 2021. Tuttavia, secondo l’IOM, tale cifra potrebbe essere più elevata. Come affermato da Julia Black del progetto Missing Migrants, in uno dei loro recenti podcast, i corpi di più di due terzi dei migranti che scompaiono in mare non vengono mai recuperati. 

Negli ultimi due anni, il numero di migranti e richiedenti asilo che attraversano l’Oceano Atlantico, dalla costa dell’Africa occidentale all’arcipelago spagnolo, è aumentato in modo significativo. Anche nel 2020, più di 23.000 persone hanno raggiunto via mare, irregolarmente, le Canarie, mentre almeno 1.851 persone hanno perso la vita lungo questa rotta, secondo Caminando Fronteras, una organizzazione non governativa che monitora i flussi migratori. Secondo la stessa ONG, nel 2021, il numero di decessi nella rotta vero le Canarie ha superato i 1.900.

Nel suo punto più breve, la rotta marittima dalle coste marocchine verso le isole atlantiche spagnole è di circa 100 chilometri, ma si tratta di un percorso rischioso soprattutto a causa delle forti correnti. I barconi di migranti, spesso sovraffollati e in cattive condizioni, non sono adatti ad affrontare una simile traversata. Ad ogni modo, nemmeno le chiusure delle frontiere e le restrizioni ai movimenti durante la pandemia di COVID-19, insieme a controlli più severi alle frontiere per impedire le traversate attraverso il Mediterraneo, hanno ridotto i flussi migratori. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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