Algeria-Marocco: lo scontro diplomatico continua

Pubblicato il 19 agosto 2021 alle 17:01 in Algeria Marocco

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L’Algeria ha accusato il Marocco di sostenere, insieme a Israele, un’organizzazione terroristica ritenuta essere responsabile degli incendi letali che hanno devastato il Paese. Alla luce di tali “atti ostili”, Algeri ha riferito che rivaluterà le proprie relazioni con Rabat.

Le dichiarazioni della presidenza algerina sono giunte il 18 agosto, dopo settimane in cui il Paese Nord-africano ha dovuto fronteggiare una forte ondata di incendi, scoppiata il 9 agosto, cha ha provocato la morte di circa 90 persone, di cui 33 soldati. Finora, sono stati arrestati 22 possibili piromani, autori di quelli che sono stati definiti “atti criminali”. Secondo quanto riferito dall’ufficio del presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, sulla base delle informazioni riportate dalle forze di polizia, la responsabilità degli incendi è da far risalire a due gruppi, designati come terroristici a maggio 2021, Rashad, di matrice islamista, e MAK. Quest’ultimo, un movimento separatista a maggioranza berbera della regione di Cabilia, riceverebbe, secondo Algeri, il sostegno di attori stranieri, primi fra tutti il Marocco e “l’entità sionista”, con riferimento a Israele.

“I perduranti atti ostili compiuti dal Marocco contro l’Algeria rendono necessaria la revisione delle relazioni tra i due Paesi”, afferma poi il comunicato algerino, senza specificare ulteriori dettagli in merito, ma aggiungendo che verranno intensificati i controlli ai confini occidentali. Sino ad ora, non vi sono stati commenti né da parte israeliana né da parte marocchina. Ad ogni modo, è da mesi che le relazioni tra Algeri e Rabat sono tese, nonostante il monarca marocchino, il re Mohammed VI, abbia precedentemente riferito di voler instaurare relazioni migliori con l’Algeria e si è offerto di inviare aiuti per contrastare la recente ondata di incendi.

In tale quadro, il 18 luglio, il Ministero degli Esteri algerino aveva annunciato di aver richiamato in patria, per consultazioni, il suo ambasciatore a Rabat e aveva accennato a possibili ulteriori misure. La mossa era stata collegata alle dichiarazioni del rappresentante permanente del Marocco alle Nazioni Unite, Omar Hilale, in merito al diritto all’autodeterminazione della regione della Cabilia, in Algeria. Parlando durante una riunione dell’ONU, il 15 luglio, il diplomatico aveva attirato l’attenzione dei funzionari di Algeri dichiarando il suo sostegno “all’autodeterminazione delle persone che vivono nella regione della Cabilia”, e affermando che l’Algeria non dovrebbe negare questo diritto al popolo cabilo, mentre sostiene l’autodeterminazione per il Sahara occidentale. Il Ministero degli Esteri algerino algerino aveva descritto le osservazioni di Hilale di “estrema gravità”. 

Nel corso del 2021, sono stati diversi i momenti in cui le relazioni tra Algeri e Rabat sono state messe a dura prova. In generale, queste sono da ricollegarsi alla posizione che l’Algeria adotta, da decenni, nei confronti della questione del Sahara occidentale, un territorio dove il popolo saharawi rivendica da anni il suo diritto all’autodeterminazione, ma che il Marocco considera parte integrante della nazione. 

La disputa sul Sahara Occidentale ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO).

Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario, sostenuto da Algeri, continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui. Da un lato, il Fronte controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a Est delle mura di difesa del Marocco. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale, ma a Tindouf, città dove il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi. Il Marocco, dall’altro lato, controlla circa l’80% del territorio, che comprende depositi di fosfato e zone per la pesca.

Nonostante l’adesione del Marocco al cessate il fuoco, i tentativi del fronte separatista di effettuare operazioni militari contro le postazioni dell’esercito marocchino hanno portato Rabat a rivendicare il diritto di autodifesa, al fine di garantire la integrità territoriale e sicurezza nazionale. Dopo circa 30 anni dalla proclamazione del cessate il fuoco, le tensioni si sono riaccese il 13 novembre 2020, quando le autorità marocchine hanno deciso di intervenire nella zona cuscinetto di Guerguerat, un piccolo villaggio nell’estremo Sud-Ovest del Sahara occidentale, per rispondere alle “pericolose e inaccettabili provocazioni” del Fronte Polisario. In realtà, già il 21 ottobre, stando a quanto riportato da fonti marocchine, gruppi armati fedeli al Fronte Polisario, pari a circa 70 combattenti, avevano chiuso il valico di frontiera tra Marocco e Mauritania e si erano infiltrati nell’area di Guerguerat, ostacolando la circolazione di persone e merci, oltre a limitare il lavoro degli osservatori militari della Missione dell’Onu. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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