Thailandia: scontri violenti tra polizia e manifestanti

Pubblicato il 18 agosto 2021 alle 19:01 in Asia Thailandia

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La polizia della Thailandia ha utilizzato cannoni ad acqua per disperdere una folla di manifestanti che stavano protestando di fronte al quartier generale della polizia thailandese, il 17 agosto. Il giorno prima un manifestante è rimasto ferito ed è entrato in coma dopo essere stato colpito in testa da un proiettile.

Il 17 agosto, per il terzo giorno consecutivo, i manifestanti thailandesi si sono riuniti a Bangkok per manifestare contro la gestione della pandemia di coronavirus chiedendo le dimissioni del primo ministro, Prayut Chan-o-cha, responsabile della gestione dell’emergenza sanitaria. I manifestanti hanno affermato che l’unica risposta alle loro proteste definite pacifiche sono stati gas lacrimogeni, proiettili di gomma e una repressione violenta. Il portavoce della polizia, Kissana Phathanacharoen, da parte sua, ha affermato che i manifestanti hanno lanciato vernice, bombe ping-pong, bottiglie d’acqua e altri oggetti contro quartier generale della polizia. La polizia ha poi riferito di scontri separati vicino alla residenza di Prayut e che, dopo ripetuti avvertimenti, le autorità hanno deciso di utilizzare cannoni ad acqua.

Il 16 agosto, invece, un manifestante 15enne è entrato in coma dopo essere stato colpito al collo da un proiettile. La polizia ha dichiarato di non aver usato armi per disperdere le manifestazioni di quella giornata. In totale, sono state 6 le persone ferite durante gli scontri del 16 agosto di fronte alla residenza del premier.

Le proteste thailandesi hanno assistito ad un nuovo aumento nell’ultimo periodo in quanto i manifestanti che hanno iniziato a chiedere le dimissioni del premier nel 2020 sono tornati in strada con un seguito maggiore di persone insoddisfatte per la gestione della pandemia.

Le proteste in corso in Thailandia sono nate come un movimento pacifico organizzato on-line a inizio 2020 da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, scesa nelle piazze dal 18 luglio 2020. Con il passare del tempo, alcune giornate di protesta sono sfociate in violenze. Il movimento di dissenso è nato di fronte alla crescente influenza dell’Esercito nel governo e al ruolo della monarchia. Le loro principali richieste sono una Costituzione più democratica, le dimissioni del primo ministro, Prayut Chan-o-cha, e riforme monarchiche.

Prayut è salito al potere dal 2014, dopo aver realizzato un colpo di Stato. Nel 2017, il premier thailandese aveva adottato una nuova Costituzione ampliando i poteri della corona e conferendo all’Esercito il compito di nominare i membri del Senato che, a loro volta, nominano il premier. Prayut è poi rimasto alla guida del Paese anche dopo le ultime elezioni nazionali, organizzate nel 2019, alle quali è risultato vincitore, nonostante in molti ritengano che le votazioni siano state manipolate in suo favore.  Gli attacchi alla monarchia, invece, avrebbero dimostrato che è in corso un generale cambiamento sociale interno al Paese. In Thailandia, rivolgere critiche alla corona è un reato, secondo la legge di lesa maestà, che prevede pene fino a 15 anni di reclusione. La stessa Costituzione thailandese sancisce poi che alla monarchia spetti una posizione di venerazione.

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale il 24 giugno 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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