Russia-Talebani: il duplice approccio di Mosca

Pubblicato il 18 agosto 2021 alle 12:26 in Afghanistan Russia

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Sulla scia dell’insediamento dei Talebani in Afghanistan, Mosca ha adottato un duplice approccio nei confronti del neo-proclamato Emirato Islamico. Da una parte, la Federazione ha avviato contatti con i rappresentanti del Talebani; dall’altra ha annunciato, il 17 agosto, esercitazioni su larga scala in Tagikistan, lungo il confine con l’Afghanistan.  

A spiegare la strategia bipartita del Cremlino è stato il The Washington Post, mercoledì 18 agosto, e il quotidiano russo Moskovsky Komsomolets. Secondo la testata statunitense, la Russia, con ancora vivi gli amari ricordi degli anni ’80 legati al fallimento militare dopo quasi nove anni di occupazione sovietica del Paese, avrebbe reagito con “soddisfazione” alla vista del fallimento della ventennale operazione militare degli USA e degli alleati della NATO. Al momento, Mosca intende svolgere un ruolo più influente nelle relazioni bilaterali con i Talebani; al contempo, però, è anche ben consapevole dei rischi di instabilità regionale ed estremismo che il gruppo fondamentalista potrebbe portare con sé, soprattutto nel caso in cui l’Afghanistan ripiombasse in una sanguinosa guerra civile.

Soppesando i pro e i contro dei possibili output, il Cremlino ha sfoggiato la propria potenza militare durante le esercitazioni trilaterali con Uzbekistan e Tagikistan, svoltesi dal 2 al 10 agosto. Temendo ripercussioni regionali, la Russia ha altresì annunciato, il 17 agosto, l’avvio di nuove manovre militari con il Tagikistan, dove si trova la più grande base russa all’estero, la 201°. Allo stesso tempo, però, Mosca ha esplicitato il proprio interesse nella regione, il cui carattere strategico è principalmente legato alla ricchezza mineraria sotterranea, dal valore di oltre un trilione di dollari. Commentando la posizione della Federazione nell’intreccio Centro-Asiatico, il presidente del Consiglio russo per la politica Estera e la Difesa, Fyodor Lukyanov, ha dichiarato: “La Russia è preoccupata? Si, naturalmente. Negli anni ’90, quando i Talebani hanno preso il controllo di Kabul”, le ripercussioni che si sono riversate sui Paesi vicini sono state “distruttive”.

Inoltre, la particolarità dei rapporti tra il Cremlino e il gruppo fondamentalista emerge anche dall’approccio che è stato recentemente adottato. Nonostante, il 13 febbraio 2003, Mosca abbia designato i Talebani come organizzazione terroristica, negli ultimi anni il Paese ha ospitato nella propria capitale funzionari Talebani, dove i colloqui più recenti risalgono all’8 e al 9 luglio. Nel corso degli anni, i negoziati sono sempre avvenuti alla presenza di alti funzionari, come il ministro degli Affari Esteri russo, Sergey Lavrov, l’inviato speciale russo per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, nonché l’ambasciatore russo a Kabul, Dmitry Zhirnov. Altrettanto rilevante è sottolineare che sia Kabulov sia Zhirnov, dall’insediamento dei Talebani, hanno speso parole positive nei confronti del gruppo, anche a discapito del precedente governo di Ashraf Ghani.  In particolare, l’ambasciatore russo a Kabul ha definito “costruttivi” e “positivi” i colloqui bilaterali con i Talebani del 17 agosto.

 Nonostante ciò, Lavrov ha annunciato, lo stesso giorno, che la Russia non si sarebbe affrettata nel riconoscere a livello internazionale il nuovo governo talebano, e Zhirnov ha sottolineato che tutto dipenderà dalla linea politica che i miliziani adotteranno. Il ministro degli Esteri di Mosca ha altresì esortato l’Emirato Islamico ad avviare “un dialogo nazionale inclusivo, formato da tutte le forze politiche” in azione. Pertanto, sebbene gli ultimi sviluppi forniscano indizi sul ruolo che il Cremlino intende ricoprire nell’intreccio geopolitico Centro-Asiatico, Mosca rimane comunque diffidente nei confronti dell’estremismo islamista, dove il maggiore timore è che tali ideologie si diffondano nuovamente nei Paesi vicini. In aggiunta, nonostante i Talebani abbiano dichiarato “finita” la guerra civile, il rischio che l’Afghanistan diventi nuovamente teatro di conflitti intestini è alto.

Un’analista russa dell’Istituto per gli Studi Strategici della Federazione, Elena Suponina, ha previsto che i Talebani non saranno in grado di stabilizzare l’Afghanistan. “In primo luogo, gli stessi Talebani sono piuttosto frammentati internamente e non esiste un comando unico e chiaro. In secondo luogo, i poteri regionali e di altro tipo continueranno a fare leva su tali divisioni interne”, ha affermato Suponina. “Infine, in Afghanistan vi sono altri gruppi armati che non sono disposti a obbedire ai Talebani”, ha rivelato l’analista al quotidiano russo Moskovsky Komsomolets. Secondo l’esperta, è probabile che le cellule di al-Qaeda e dello Stato Islamico in Afghanistan possano guadagnare rapidamente terreno.

Un’interpretazione differente giunge da un analista presso il Consiglio per gli Affari Internazionali della Russia, Kirill Semenov. Quest’ultimo ha rivelato che i Talebani potrebbero dividersi tra coloro che cercano un approccio più radicale e intransigente e quelli che intendono adottare una linea più moderata. “C’è la possibilità che inizi una lotta intestina all’interno dei talebani per la suddivisione delle sfere di influenza. Questo è ciò di cui dovremmo preoccuparci”, ha detto Semenov.

In tale contesto, è importante ricordare che le relazioni tra Russia e l’ex presidente afghano Ghani, negli ultimi anni, sono andare incontro ad un progressivo raffreddamento, principalmente dovuto al coinvolgimento dei Talebani nei colloqui di alto livello. Infine, il Distretto Militare Centrale della Federazione ha dichiarato, martedì 17 agosto, che 1000 militari russi prenderanno parte ad esercitazioni militari con il Tagikistan. Sulla base dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), il Cremlino è obbligato a fornire assistenza militare agli alleati nel caso di attacco esterno.

 Il CSTO, che riunisce Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan, è un’alleanza difensiva creata, il 15 maggio 1992, per salvaguardare il territorio dell’ex Unione Sovietica. A partire dal 2 dicembre 2004, l’Organizzazione ha ricevuto lo status di osservatore dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la quale ha altresì stretto un accordo di cooperazione per mantenere la pace e la stabilità nelle aree di competenza.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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