Lituania, crisi migratoria: Vilnius accusa Minsk di “provocazione”

Pubblicato il 18 agosto 2021 alle 11:49 in Bielorussia Lituania Repubbliche Baltiche

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La ministra degli Interni della Lituania, Agne Bilotaite, ha denunciato, mercoledì 18 agosto, “l’attraversamento illegale” del confine da parte di 12 guardie di frontiera bielorusse, mentre tentavano di spingere 35 immigranti in Lituania. Di conseguenza, le autorità della Repubblica Baltica hanno annunciato il rafforzamento delle postazioni militari lungo il confine con la Bielorussia.

A riportare la notizia è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti, il medesimo mercoledì. L’episodio controverso si è verificato nel distretto lituano di Šalčininkai. “Le Forze di sicurezza bielorusse, armate di scudi e di equipaggiamento antisommossa, hanno spinto con forza un gruppo di 35 migranti illegali in Lituania, violando anch’esse il confine, entrando nel Paese”. Questo quanto si legge nella nota ministeriale di Vilnius, citata dalla suddetta agenzia di stampa russa. Secondo quanto riferito dal Ministero degli Interni della Lituania, le autorità di frontiera del Paese avrebbero ripreso le violazioni perpetrate da Minsk. I filmati saranno presentanti alla Commissione Statale per i confini con la Bielorussia.

Commentando quanto accaduto, funzionari lituani hanno affermato che non si è trattato del primo incidente di tale tipologia lungo la frontiera. La mossa del Servizio per il controllo del confine di Minsk è stata interpretata da Vilnius come un’ulteriore “provocazione” della Bielorussia, che contribuisce ad aggravare le precarie relazioni bilaterali tra i due Paesi. Queste ultime si sono particolarmente aggravate nell’ultimo periodo, da quando il leader del Paese, Alexander Lukashenko, è stato accusato di favorire l’immigrazione clandestina nelle Repubbliche Baltiche per esercitare pressioni sull’Unione Europea. Anche quest’ultima, da parte sua, ha recentemente accusato Lukashenko di servirsi dell’immigrazione illegale per condannare le sanzioni anti-bielorusse che Bruxelles aveva imposto il 21 giugno.  

Il primo Paese ad annunciare lo Stato di emergenza per via dell’incremento dei flussi migratori è stata la Lituania, il 2 luglio. A causa dell’aggravarsi della situazione, Vilnius è stata costretta a richiedere il supporto dell’Agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex, la quale ha avviato, il 12 luglio, una “missione rapida”, alla quale si sono unite anche le autorità estoni. Successivamente, i dati di Frontex hanno rivelato che, dal primo al 7 luglio, le autorità lituane hanno registrato oltre 800 violazioni per attraversamento di confine illegale. Oltre a ciò, a partire dal primo gennaio 2021, la Lituania ha posto in stato di fermo oltre 4.000 migranti, catturati lungo il confine con la Bielorussia. Dopo Vilnius, anche la Lettonia è stata costretta ad adottare analoghe misure. Nello specifico, Riga ha introdotto, il 10 agosto, lo stato di emergenza, che sarà in vigore fino al 10 novembre prossimo.

 Inoltre, la crisi migratoria non ha risparmiato la vicina Polonia, la quale ha denunciato un brusco aumento di immigrati clandestini al confine. Nello specifico, le autorità di frontiera di Varsavia hanno reso noto che, dal 6 al 9 agosto, il numero di clandestini che hanno attraversato il confine polacco con la Bielorussia ha raggiunto cifre record: 349 migranti, perlopiù provenienti da Iraq e Afghanistan. È altresì rilevante ricordare che, a partire da gennaio 2021, la divisione polacca Podlasie, operante lungo il confine con la Bielorussia, ha posto in stato di fermo circa 871 migranti clandestini. Tali cifre sono nettamente maggiori rispetto al 2020, quando Podlaise aveva rivelato che, nel corso dell’anno, erano state arrestate 122 persone che tentavano di attraversare il confine polacco-bielorusso.

A causa del peggioramento della crisi migratoria, l’Unione Europea ha indetto, il prossimo 18 agosto, un vertice straordinario a livello dei ministri degli Interni del blocco. Il focus del summit sarà posto sull’ondata di migranti illegali che, passando attraverso la Bielorussia, stanno mettendo in ginocchio le Repubbliche baltiche e i Paesi circostanti. Anche il 5 agosto, l’Unione Europea ha preso misure per normalizzare la situazione. Nello specifico, l’UE ha convocato il rappresentante permanente della Bielorussia a Bruxelles per esprimere la preoccupazione del blocco in merito alla crisi, alimentata dalla linea politica di Minsk. Altrettanto importante è sottolineare che il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, ha annunciato, il medesimo 5 agosto, la totale chiusura dei confini con la Lituania. Secondo il presidente, tale misura è stata necessaria poiché si tratta dell’unica soluzione per porre fine all’afflusso di clandestini da Sud e da Ovest del Paese.

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate da Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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