L’India rilancia il Colombo Security Conclave

Pubblicato il 18 agosto 2021 alle 7:39 in India Maldive Sri Lanka

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L’India ha rilanciato il raggruppamento per la sicurezza dell’Oceano Indiano noto come Colombo Security Conclave insieme allo Sri Lanka e alle Maldive, in un contesto di crescente competizione nell’Indo-Pacifico.

Il gruppo ha tenuto il secondo incontro degli ultimi otto mesi il 4 agosto scorso durante il quale le parti hanno sottolineato l’importanza dei quatto pilasti in materia di sicurezza che riguardano l’ambi marittimo, quello del terrorismo, del traffico di esseri umani e della sicurezza informatica. L’incontro virtuale si è tenuto un mese dopo che le marine dei tre Paesi hanno condotto la loro prima esercitazione “tabletop”, che Nuova Delhi ha definito rappresentativa del “profondo impegno trilaterale” in ambito marittimo.

Il Colombo Security Conclave è stato istituito nel 2011 ed è stato rilanciato per la prima volta a novembre 2020. L’attuale obiettivo del gruppo è quello di ampliare i propri membri includendo il Bangladesh le Seychelles e le Mauritius che, al momento, partecipano come osservatori. Secondo esperti citati da South China Morning Post, l’ambizione di allargare la partecipazione ad altri Paesi dimostrerebbe le crescenti ambizioni regionali dell’India, così come la sua preoccupazione per i tentativi della Cina di coltivare legami di partenariato dello stesso genere.

Nel 2015, l’allora ministro degli Esteri indiano, Sushma Swaraj, aveva affermato che il Colombo Security Conclave stava “esplorando la possibilità” di portare Paesi come le Seychelles e le Mauritius al suo interno. Tuttavia, tale piano si era bloccato quando i legami tra Nuova Delhi e Malé si sono inaspriti durante il mandato dell’ex presidente delle Maldive, Abdulla Yameen.

Secondo il direttore del Center for Security, Strategy and Technology presso la Observer Research Foundation di Nuova Delhi, Rajeswari Pillai, sarebbe chiaro che la logica dietro l’espansione dell’India abbia a che fare con la Cina. Pillai ha sostenuto che: “Se la Cina non fosse attiva nell’Oceano Indiano e non inviasse navi da guerra all’interno della zona economica esclusiva dell’India, l’India non sarebbe stata così proattiva rispetto al gruppo”.

La Cina ha ampliato la propria presenza nella regione, stabilendo, ad esempio, una base militare a Gibuti, gestendo il porto di Gwadar in Pakistan e il porto di Hambantota in Sri Lanka. A maggio, il Kenya ha inaugurato un porto di costruzione cinese sulla sua isola di Lamu nell’Oceano Indiano, mentre il governo della Tanzania ha indicato di voler rilanciare un accordo da 10 miliardi di dollari con la Cina per costruire un nuovo porto nella città costiera di Bagamoyo. Gli osservatori militari cinesi hanno ipotizzato che la Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare (EPL) potrebbe in un secondo momento creare una flotta navale speciale per l’Oceano Indiano.

Oltre a questo, alcune attività marittime cinesi nella regione avrebbero causato preoccupazioni a Nuova Delhi. Tra queste, a dicembre 2019, una nave da ricerca cinese è stata identificata nelle acque indiane ed è stata poi espulsa. A settembre 2020, dopo gli scontri tra soldati indiani e cinesi lungo il confine che separa i due Paesi, la Marina indiana ha dichiarato di aver individuato una nave cinese nella regione dell’Oceano Indiano mentre stava raccogliendo informazioni sensibili.

A febbraio scorso, l’India ha quindi organizzato un vertice dei ministri della Difesa della regione, in cui Nuova Delhi si è dichiarata pronta a fornire sistemi d’arma ai suoi vicini. Senza nominare la Cina, il ministro della Difesa indiano, Rajnath Singh, aveva fatto riferimento alle controversie nel Mar Cinese Meridionale quando ha affermato che “l’impatto negativo delle rivendicazioni conflittuali in alcune aree marittime del mondo” aveva evidenziato la necessità di garantire la pace nella regione.

Tra le ultime azioni adottate dall’India, il 4 agosto, Nuova Delhi aveva annunciato l’invio di una task force navale nel Mar Cinese Meridionale composta da quattro imbarcazioni, per svolgere esercitazioni bilaterali con le marine di Vietnam, Filippine, Malesia, Australia e Indonesia e per ampliare i legami di sicurezza con “Paesi amici”. Oltre a questo, l’India fa parte del Quadrilateral Security Dialogue (Quad), con Stati Uniti, Giappone e Australia. Il QUAD è un forum strategico informale riunitosi per la prima volta nel 2004, in risposta a catastrofi naturali che avevano interessato l’Oceano Pacifico. Di recente, il gruppo si è concentrato sulla tematica dell’apertura e della libertà della regione Indo-Pacifica. Pechino ritiene che il gruppo Quad avrebbe come obiettivo il contenimento dello sviluppo regionale cinese e aveva avanzato l’ipotesi, smentita poi dal primo ministro giapponese Suga, che i quattro Paesi stessero creando una mini-NATO asiatica.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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