Iraq: ancora raid turchi, colpito anche un ospedale

Pubblicato il 18 agosto 2021 alle 15:31 in Iraq Turchia

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Un ospedale di Sinjar, distretto situato nel Nord dell’Iraq, nella regione di Ninive, è stato oggetto di un attacco perpetrato dalle forze aeree turche, il 17 agosto. Il bilancio delle vittime non è ancora chiaro, ma, secondo fonti curde, sono stati almeno 8 gli individui deceduti, mentre circa altri 4 sono rimasti feriti.

Secondo quanto affermato dal vicesindaco di Sinjar, Jalal Khalaf Basu, l’ospedale, posto sotto il controllo delle Sinjar Resistance Units (YBS), a loro volta affiliate al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), è stato colpito da tre raid turchi, che hanno completamente distrutto l’edificio. Una fonte locale ha poi aggiunto che il centro colpito, situato nel villaggio di Sikeniye, forniva assistenza sanitaria di base, oltre a fungere da ospedale militare per le YBS. Tra le 8 vittime vi sono stati 4 membri del personale sanitario, mentre gli altri 4 si pensa fossero esponenti del PKK.

Come precisato da un attivista locale, l’attacco del 17 agosto è giunto a poche ore di distanza da un altro attentato che, il 16 agosto, ha preso di mira la medesima città irachena. In tal caso, sono state 3 le persone rimaste uccise, tra cui il comandante delle YBS, Seid Hesen, e il nipote Isa Xwededa, mentre almeno altre 2 sono state ferite e trasportate in ospedali vicini. Dei 2 feriti, ha specificato la fonte, uno era un alto ufficiale del PKK. Il bombardamento di Ankara ha colpito, nello specifico, un’auto, appartenente a civili, posta nel centro di Sinjar. L’attacco è stato perpetrato in concomitanza con una visita del primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, nel vicino villaggio di Kocho. Qui, nell’agosto 2014, lo Stato Islamico uccise circa 800 membri della comunità yazida, nel quadro di quello che è stato definito dalle Nazioni Unite un genocidio.

Sinjar, città situata a circa 110 chilometri a Ovest di Mosul, rappresenta la principale roccaforte della minoranza yazida. Le Sinjar Resistance Units sono un gruppo armato costituitosi in Iraq, nel 2014, per proteggere gli yazidi dagli attacchi dello Stato Islamico. Le YBS, oltre a ricevere addestramento dalle People’s Protection Units (YPG), fanno parte dell’Unione delle comunità del Kurdistan (KCK) e lavorano con le Forze di difesa popolare (HPG) del Partito dei lavoratori del Kurdistan. Alcuni membri delle YBS hanno preso parte alle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), integrandosi all’interno dell’esercito iracheno con il nome di 80esimo Reggimento.

Gli episodi del 16 e 17 agosto si collocano nel quadro delle operazioni della Turchia nel Nord dell’Iraq, una regione ritenuta essere una base impiegata dal PKK per condurre attacchi contro i territori turchi. Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno. Per Ankara, l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, tale Partito è da considerarsi un’organizzazione terroristica. 

Risale al 24 aprile la dichiarazione del Ministero della Difesa della Turchia, con cui è stata annunciata la continuazione di due operazioni contro il Nord dell’Iraq, soprannominate Claw-Lightning e Claw-Thunderbolt. L’obiettivo, è stato specificato dal ministro Hulusi Akar, è preservare la vita di circa 84 milioni di turchi dalla minaccia posta da gruppi terroristici quali il PKK, il movimento Gulen e lo Stato Islamico. Il PKK, ha poi affermato il ministro, continua a mantenere la sua presenza nel Nord dell’Iraq e continua a crearsi tane e nascondigli, in previsione di un attacco delle forze armate turche. 

Già nel 2020, il 17 giugno, la Turchia aveva dato inizio a un’altra operazione contro il PKK, soprannominata “Artiglio di Tigre”, avente lo stesso obiettivo delle offensive precedenti. Tale operazione è stata classificata come la più lunga condotta da Ankara nei territori iracheni nel corso dello scorso anno, ed ha causato anche la morte di almeno 6 civili iracheni, il primo dei quali morto a seguito di un bombardamento turco contro il distretto di Bradost, nel governatorato di Dahuk, il 19 giugno. In tale area la Turchia occupa più di 10 postazioni militari, istituite sin dal 1995, mentre continua a mantenere basi militari temporanee di piccole dimensioni, stabilite unilateralmente, nel Nord dell’Iraq. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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