I beni dell’Afghanistan: quali sono nelle mani dei talebani e quali no

Pubblicato il 18 agosto 2021 alle 15:37 in Afghanistan Asia

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Gli Stati Uniti hanno congelato gran parte dei 9,5 miliardi di dollari di beni che appartengono alla Banca centrale dell’Afghanistan, la Da Afghan Bank, e che si trovano negli USA e hanno interrotto i trasferimenti di denaro verso il Paese centro-asiatico. L’istituto afghano dispone di vari beni, in forma di riserve auree, valuta estera, tesori antichi e investimenti,  ma gran parte di tale ricchezza si troverebbe all’estero e non nel Paese centro-asiatico.

Un funzionario del governo di Washington ha confermato la notizia del congelamento dei beni afghani negli USA a Bloomberg il 17 agosto, specificando che questi non saranno resi disponibili ai talebani, i quali sono schedati nella lista di designazione per le sanzioni del Dipartimento del Tesoro. In particolare, il capo ad interim della Da Afghan Bank, Ajmal Ahmady, il 16 agosto, aveva già dichiarato su Twitter di aver appreso, tre giorni prima, che i trasferimenti di dollari verso l’Afghanistan sarebbero stati interrotti, nel tentativo da parte statunitense di bloccare qualsiasi mossa dei talebani per accedere ai fondi. Secondo Bloomberg, la Da Afghan Bank ha 9,5 miliardi di dollari di beni totali, una parte considerevole dei quali si trova in conti con depositati alla Federal Reserve di New York e in istituzioni finanziarie con sede negli Stati Uniti. Le sanzioni statunitensi sui talebani implicano che il gruppo non può accedere a nessun fondo.

Secondo quanto appreso invece da Reuters da un funzionario afghano, la Da Afghanistan Bank avrebbe valuta estera, oro e altri tesori nei suoi caveau, ma il contenuto esatto non sarebbe chiaro. Inoltre, secondo un’altra fonte, la stragrande maggioranza dei beni della Banca centrale sarebbe tenuta fuori dall’Afghanistan, rendendola inaccessibile al gruppo dei talebani.

Il più recente rendiconto finanziario pubblicato online dalla Da Afghanistan Bank ha evidenziato che la Banca centrale afghana, al 21 giugno scorso, aveva un patrimonio totale di circa 10 miliardi di dollari, inclusi 1,3 miliardi di dollari di riserve auree e 362 milioni di dollari in contanti in valuta estera, secondo i tassi di conversione valutaria alla data del rapporto, che consistono per lo più in dollari. Questi ultimi sarebbero stati conservati negli uffici centrali della Da Afghanistan Bank e in alcune sue diramazioni, così come nel palazzo presidenziale di Kabul, che sono, al momento, sotto il controllo dei talebani.

Secondo altri documenti della Banca centrale afghana, alla fine del 2020, alla Federal Reserve di New York vi sarebbero stati lingotti d’oro per un valore di 1,32 miliardi di dollari, mentre 160 milioni di lingotti d’oro e monete d’argento sarebbero conservate nel caveau della Banca nel palazzo presidenziale. Quest’ultimo ospiterebbe poi un tesoro di gioielli in oro, ornamenti e monete di 2.000 anni, noto come il Tesoro di Bactrian, secondo l’UNESCO. I circa 21.000 antichi manufatti che erano stati dati per smarriti fino al 2003, quando erano stati trovati in un caveau segreto nel seminterrato della banca centrale, non essendo stati trovati dai talebani durante il loro precedente controllo sul Paese. A gennaio 2021, i politici afghani avevano ipotizzato di trasferire tali beni all’estero.

Gli investimenti posseduti dalla Banca centrale afghana sarebbero, invece, pari a 6,1 miliardi di dollari, una buona parte dei quali sarebbero stati realizzati sotto forma di titoli e buoni del Tesoro statunitensi.  Gli investimenti sarebbero stati eseguiti o tramite la Bank for Reconstruction and Development (IBRD), un ramo della Banca Mondiale, o attraverso la Federal Reserve di New York per poi essere tenuti a New York. Tra le voci minori vi sarebbero quote di un pool di investimenti nella Bank for International Settlement, con sede in Svizzera, e nella Economic Cooperation Organisation Trade and Development Bank, in Turchia.

Resta da capire infine come sarà gestita la quota dell’Afghanistan di uno stanziamento in sospeso di 650 miliardi in Diritti speciali di prelievo (DSP) presso il Fondo Monetario Internazionale. La distribuzione dei DSP, l’unità di cambio del Fondo basata su dollari, euro, yen, sterlina e yuan, mira a sostenere le riserve dei Paesi in via di sviluppo che hanno avuto difficoltà a causa della pandemia di coronavirus. Come membro del FMI, l’Afghanistan ha diritto a uno stanziamento di circa 455 milioni di dollari, in base alla sua quota dello 0,07% nel Fondo. Al momento, non è detto che i talebani potranno usufruire di tali mezzi e ciò dipenderà dagli altri Paesi che partecipano al FMI. Nel 2019, ad esempio, il FMI aveva sospeso l’accesso del Venezuela ai suoi DSP dopo che più di 50 Paesi membri, che rappresentano la maggioranza, si sono rifiutati di riconoscere il governo di Nicolas Maduro come esecutivo legittimo del Venezuela, a seguito delle elezioni del 2018.

Il 15 agosto, i talebani si sono insediati nella capitale afgana Kabul, annunciando la rinascita dell’Emirato islamico e la fine della guerra in Afghanistan. Nel giro di poche settimane, il gruppo ha preso il controllo sul Paese conquistando gran parte dei suoi capoluoghi provinciali, spesso senza incontrare resistenza. Una volta che i talebani sono giunti alle porte di Kabul, il 15 agosto, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha lasciato il Paese per recarsi in Tajikistan insieme ad altri funzionari del governo. In tale quadro, il 17 agosto, il capo della Banca centrale Ahmady ha affermato di aver lasciato Kabul in seguito all’arrivo dei talebani, incolpando il presidente Ashraf Ghani per lo stato di caos in cui versa il Paese. Dal suo profilo Twitter, Ahmady aveva poi aggiunto che le riserve di dollaro del Paese stanno scemando.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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