Gli Emirati Arabi Uniti accolgono il presidente dell’Afghanistan, Ghani

Pubblicato il 18 agosto 2021 alle 17:04 in Afghanistan Emirati Arabi Uniti

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Gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno ufficialmente annunciato, mercoledì 18 agosto, che il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, è nel Paese del Golfo.

La notizia è stata diffusa dall’Agenzia di stampa emiratina (WAM), la quale ha affermato: “Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale degli UAE può confermare che gli Emirati Arabi Uniti hanno accolto il presidente Ashraf Ghani e la sua famiglia per motivi umanitari”. La conferma sulla posizione di Ghani è giunta a tre giorni di distanza dall’insediamento dei talebani nella capitale afgana, Kabul, e dal loro ingresso nel palazzo presidenziale, avvenuto il 15 agosto. Da allora, erano circolate notizie contrastanti e mai del tutto confermate sulla destinazione di Ghani. Parallelamente, una fonte governativa ha riferito ad al-Jazeera che anche il ministro della Difesa afgano, il generale Bismillah Khan Mohammadi, e due dei suoi figli si sono rifugiati a Dubai. Tuttavia, né Ghani né Mohammadi hanno ancora rilasciato dichiarazioni in merito.

In un primo momento, sembra che il capo di Stato afgano si sia diretto in Tajikistan, ma, a detta di fonti indiane, Dushanbe gli ha negato l’accesso, costringendo Ghani a recarsi prima nel Sultanato dell’Oman e successivamente negli Emirati Arabi Uniti. In tale quadro, stando a quanto riferito da fonti mediatiche afgane, l’ambasciata dell’Afghanistan in Tagikistan avrebbe chiesto all’Interpol di arrestare il presidente Ashraf Ghani, il Consigliere capo, Fazel Mahmood, e il consigliere per la sicurezza nazionale, Hamdullah Mohib, con l’accusa di furto di beni pubblici. L’ambasciata avrebbe altresì esortato l’Organizzazione internazionale a chiedere all’ex capo di Stato di consegnare il “tesoro” in suo possesso, per destinarlo alla popolazione afgana.

A poche ore dalla conquista di Kabul da parte dei talebani, Ghani aveva affermato di essere andato via per evitare uno spargimento di sangue. “I talebani hanno vinto… e ora sono responsabili dell’onore, della proprietà e della tutela dei loro connazionali” aveva scritto il presidente, oramai destituito, sulla propria pagina Facebook, aggiungendo di essere fuggito poiché, laddove fosse rimasto in Afghanistan, “innumerevoli patrioti sarebbero stati martirizzati e la città di Kabul sarebbe stata distrutta”. Tuttavia, la fuga di Ghani non è stata esente da critiche.

Di fronte al repentino susseguirsi di eventi dell’ultima settimana, gli Emirati Arabi Uniti avevano esortato le parti afgane coinvolte a riportare stabilità e sicurezza nel Paese, in linea con le speranze e le aspirazioni della popolazione. Al pari di altri Paesi, anche Abu Dhabi, il 15 agosto stesso, aveva fatto sapere di essere impegnata per facilitare l’evacuazione di cittadini e diplomatici stranieri, altresì originari di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Canada, Egitto, Australia e Unione Europea, considerato che il Paese del Golfo costituisce uno dei maggiori hub per il trasporto aereo.

Gli UAE, insieme ad Arabia Saudita e Pakistan, erano stati gli unici Paesi a riconoscere il precedente Emirato Islamico fondato nel 1996, poi caduto nel 2001, e a mantenere relazioni diplomatiche con i talebani. Ora, non è ancora chiaro l’approccio che Abu Dhabi intende adottare nei confronti del gruppo islamista.

Quanto accaduto a Kabul il 15 agosto ha rappresentato l’apice di tensioni in corso da settimane, che hanno consentito ai talebani di prendere progressivamente il controllo del Paese. In realtà, la massiccia offensiva su scala nazionale del gruppo islamista ha avuto inizio ad aprile, da quando il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato che le truppe statunitensi si sarebbero ritirate dall’Afghanistan, dopo due decenni di presenza sul campo. Il ritorno in patria dei soldati degli USA era stato concordato dai rappresentanti di Washington e dei talebani in occasione di uno “storico” accordo di pace concluso tra le parti a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020. L’intesa prevedeva, inoltre, una tabella di marcia verso la pace in Afghanistan, la fine dei rapporti tra talebani ed al-Qaeda e la cessazione delle offensive contro i grandi centri urbani. Tuttavia, l’accordo è stato violato più volte e non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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