Colombia: almeno 1150 persone fuggono in seguito a scontri tra gruppi armati

Pubblicato il 18 agosto 2021 alle 14:15 in America Latina Colombia

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L’Ombudsman per i diritti umani della Colombia ha riferito, martedì 17 luglio, che almeno 1.150 persone sono fuggite dalle loro case nella provincia di Choco, durante il fine settimana, per sfuggire ai combattimenti tra gli insorti di sinistra e un gruppo paramilitare.

In una dichiarazione, l’agenzia ha affermato che diversi uomini armati, che si sono identificati come membri delle forze di autodifesa Gaitanista della Colombia, sono entrati nel villaggio fluviale di Dipurdú del Guasimo, la scorsa settimana. Successivamente, sarebbero scoppiati scontri tra i Gaitanisti e il gruppo di guerriglieri dell’Esercito di liberazione nazionale, costringendo i residenti a fuggire nei villaggi vicini a Choco, una provincia abitata principalmente da afro-colombiani e indigeni.

L’agenzia ha affermato che le persone che hanno lasciato Dipurdú del Guasimo hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria. L’area ha poche strade e la maggior parte dei villaggi è raggiungibile solo attraverso il trasporto fluviale. Secondo l’Ombudsman per i diritti umani, la violenza ha costretto oltre 44.000 persone a fuggire dalle proprie case nei primi sei mesi di quest’anno.

Il Governo sta attualmente lottando per controllare le aree rurali isolate, in cui diversi gruppi armati stanno combattendo per il controllo delle miniere d’oro illegali e le rotte del traffico di droga, abbandonate dalle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, una volta il più grande movimento ribelle del Paese.

Il 24 novembre del 2016, il Governo colombiano e le FARC avevano firmato uno storico accordo di pace, con lo scopo di porre fine a circa cinquant’anni di guerra. Il documento sostituiva un precedente patto firmato dalle parti a settembre dello stesso anno, ma che era stato poi respinto in un referendum che si era tenuto il 2 ottobre. Il negoziatore delle FARC, Iván Marquéz, aveva riferito di “aver vinto la più bella di tutte le battaglie” e aveva ribadito che “la guerra con le armi era finita, lasciando spazio al dibattito delle idee”. Nel corso degli anni, il gruppo rivoluzionario ha subito tuttavia profonde divisioni, con alcuni dei suoi membri che si sono uniti ai movimenti di sinistra tradizionali e altri che hanno rinunciato al processo di pace e sono tornati alle armi, a causa dell’esclusione politica e sociale.

Duque ha annunciato riforme alle forze di polizia nazionali, il 19 luglio, con lo scopo di ridurre le violazioni dei diritti umani. Tra i cambiamenti annunciati c’è, l’uso di “body cams” per facilitare l’identificazione e la supervisione degli agenti, la creazione di un dipartimento all’interno della Polizia di Stato per la prevenzione e la tutela dei diritti umani e il rafforzamento della politica istituzionale, nonché un nuovo Statuto Disciplinare e uno Statuto della Carriera che comprenderanno la supervisione e il controllo del servizio di polizia.

Attualmente, la polizia colombiana è supervisionata dal Ministero della Difesa e gli ufficiali che commettono crimini in servizio sono spesso giudicati nei tribunali militari. Le riforme annunciate da Duque, come riferito dal presidente, fanno parte di un “sano sforzo” per migliorare il servizio di polizia. La polizia colombiana ha talvolta partecipato a operazioni congiunte con l’esercito per combattere i trafficanti di droga e i gruppi ribelli del Paese.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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