Burkina Faso: gli estremisti uccidono 47 persone

Pubblicato il 18 agosto 2021 alle 20:36 in Africa Burkina Faso

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Alcuni militanti islamici hanno ucciso almeno 47 persone, di cui 30 civili e 14 soldati, nel Nord del Burkina Faso, il 18 agosto. Il giorno dopo, il bilancio delle vittime è stato aggiornato a 80 persone.

L’attacco è avvenuto nei pressi della cittadina settentrionale di Arbinda e ha scaturito combattimenti tra gli insorti e le forze di sicurezza, portando alla morte di 58 militanti.

Gli attacchi perpetrati da militanti legati ad al Qaeda e allo Stato Islamico sono in aumento nella regione africana del Sahel occidentale, causando la morte di migliaia di persone e costringendo milioni di cittadini provenienti da Burkina Faso, Mali e Niger a fuggire dalle proprie case.

Il Burkina Faso, in particolare, è stato teatro di una serie di attacchi mortali di recente. Lo scorso 8 agosto, ad esempio, 12 soldati sono stati uccisi in un attacco nel Nord-Ovest, mentre altreì 30 personei, tra civili, soldati dell’esercito e miliziani filo-governativi, sono morti in una serie di attacchi effettuati il 4 agosto. 

Risale invece al 4 giugno scorso l’assalto più letale eseguito negli ultimi anni nella regione.  In tale data 132 civili sono stati uccisi da uomini armati nel villaggio settentrionale di Solhan, nella provincia di Yagha, al confine con il Niger. Migliaia di cittadini hanno manifestato indignati contro le violenze, denunciando “l’inerzia del governo”. Di fronte tale situazione di rabbia, il presidente del Paese, Roch Marc Christian Kaboré, al potere dal 2015 e rieletto nel 2020 con la promessa di portare la pace nel suo Paese, aveva annunciato a fine giugno di aver destituito i ministri della Difesa e della Sicurezza, decidendo di assumere personalemnte tali incarichi.

In generale, la situazione in tutta la regione del Sahel è particolarmente critica da quanto, nel 2012, il Nord del Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata guidata da membri di gruppi armati tuareg alleati con alcuni combattenti di al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi erano riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, il movimento era poi riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Il supporto internazionale, con una serie di iniziative sotto l’egida delle Nazioni Unite e dell’Unione europea (UE), ha indebolito i militanti, ma la zona è rimasta instabile e le violenze non solo continuano, ma hanno raggiunto nuovi record nel 2021.

Al momento, nell’area sono presenti più  gruppi islamisti quali al-Qaeda nel Maghreb Islamico, lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) e lo Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP). Quest’ultima è solita operare in Nigeria, ma alcune fonti ritengono che abbia recentemente iniziato a collaborare con l’ISGS anche in Mali e nei Paesi confinanti. Al fine di creare un fronte europeo per supportare la lotta contro queste organizzazioni e contro i traffici illegali nella regione del Sahel, è stata istituita la Task Force Takuba. 

L’operazione era stata istituita dalla Francia e da altri 13 Paesi europei ed è finalizzata a contrastare le attività dei gruppi armati nella regione dell’Africa occidentale e del Sahel, in coordinamento con gli eserciti del Mali e del Niger. La missione sarà composta dalle forze speciali dei diversi Stati. I Paesi coinvolti, a parte l’Italia, sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. In Italia, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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