Bolivia: la CIDH rivela i massacri di civili in Bolivia alla fine del 2019

Pubblicato il 18 agosto 2021 alle 11:54 in America Latina Bolivia

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Un gruppo di indagine della Commissione interamericana sui diritti umani (CIDH) ha rivelato, martedì 17 agosto, che le forze militari e di polizia della Bolivia hanno commesso massacri di civili, durante i disordini sociali alla fine del 2019. Il Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti (GIEI) della CIDH, che ha indagato su questi incidenti, ha rilasciato il suo rapporto al presidente del Paese, Luis Arce.

Patricia Tappatá, membro del GIEI, ha affermato che “almeno 37 persone hanno perso la vita e altre centinaia hanno riportato ferite gravi, sia fisiche che psicologiche”. L’indagine ha coperto il periodo di Governo dell’ex capo di Stato, Evo Morales, fino all’inizio della presidenza della senatrice di destra, Jeanine Áñez.

L’attuale presidente boliviano ha affermato che il rapporto “descrive chiaramente le gravi violazioni dei diritti umani, i massacri e le esecuzioni extragiudiziali avvenute nel Paese durante il presunto colpo di stato contro il politico Morales”. 

Il governatore della regione di Santa Cruz, Luis Fernando Camacho, ha affermato che il rapporto “è chiaro”, perché “le morti e le violazioni dei diritti umani sono iniziate nel Governo di Evo Morales e si sono concluse in quello di Áñez”.

Il Governo boliviano sta attualmente indagando sulla ricezione di armi, munizioni di guerra e gas lacrimogeni sotto il suo mandato e se sono stati utilizzati nei conflitti sociali del 2019. In quell’anno è scoppiata una crisi sociale e politica in Bolivia dopo le elezioni generali del 20 ottobre. L’allora presidente del Paese, Evo Morales, è stato accusato di brogli elettorali dall’Organizzazione degli Stati americani (OAS) e dall’opposizione politica boliviana e, poiché ciò ha generato proteste civili fino al 10 novembre, il comandante a capo delle forze armate della Bolivia, Williams Kaliman, ha suggerito a Morales di dimettersi dal suo mandato presidenziale.

Il Governo socialista, che ha preso il potere nell’ottobre 2020, ha incolpato Áñez e vari suoi ex ministri ed ex alti ufficiali delle Forze armate di aver rovesciato l’allora presidente del Paese in un presunto colpo di stato. Questa teoria sarebbe stata successivamente smentita dall’opposizione, dichiarando che la causa della rivolta in Bolivia sarebbe stata generata dallo stesso Morales, che aveva intenzione di rimanere in carica per la quarta volta di seguito, nonostante la Costituzione del Paese permettesse solo due mandati consecutivi.

L’ex presidente ad interim è stata successivamente incarcerata con l’accusa di terrorismo, sedizione e cospirazione. Áñez ha definito il suo arresto un “oltraggio assoluto” e ha riferito che ciò era stato il risultato “dell’intimidazione politica” organizzata dal Movimento al Socialismo (MAS), che è il partito dell’attuale presidente del Paese. Jeanine ha ribadito che “é stata accusata di coinvolgimento in un colpo di stato che in realtà non é mai avvenuto” e ha inviato dunque lettere all’Organizzazione degli Stati americani (OAS) e alla delegazione dell’Unione europea (UE) in Bolivia per chiedere la presenza di una missione di osservazione che potesse valutare oggettivamente il suo arresto e quello dei suoi ministri.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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