Afghanistan, Jalalabad: i Talebani sparano contro i manifestanti, 3 vittime

Pubblicato il 18 agosto 2021 alle 15:02 in Afghanistan Asia

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Almeno 3 persone sono morte, e 12 sono state ferite, a seguito dei colpi d’arma da fuoco sparati dai Talebani contro i civili a Jalalabad, nell’Est dell’Afghanistan. La folla si era radunata nella piazza principale della città, mercoledì 18 agosto, per protestare contro la sostituzione della bandiera nazionale con quella dei militanti del gruppo fondamentalista.

A riportare la notizia è stato il corrispondente di al-Jazeera English a Kabul, Rob McBride, il medesimo mercoledì. Il giornalista ha dichiarato che a scendere nelle piazze di Jalalabad, la mattina del 18 agosto, sono state “centinaia, se non migliaia di persone” per contestare l’abolizione della bandiera nazionale afghana. I civili, nel corso delle manifestazioni, hanno innalzato al cielo la bandiera del Paese, tentando di rimuovere quella dei miliziani. “Da quando sono giunti i Talebani, tutte le bandiere sono state gradualmente rimosse e rimpiazzate dalle loro”. Anche nella capitale, Kabul, lo stendardo nazionale è stato sostituito, ha spiegato McBride. Analogamente, fonti mediche citate da Associated Press confermano le vittime, affermando che le azioni di rappresaglia dei Talebani contro i civili includono colpi d’arma da fuoco e percosse per mezzo di manganelli.

Lo stesso mercoledì mattina, nella provincia Centrale di Bamiyan, gli insorti hanno fatto saltare in aria la statua di un eroe sciita anti-talebano, Abdul Ali Mazari. Quest’ultimo aveva prestato servizio nella guerra civile degli anni ’90 contro i Talebani, dai quali è stato ucciso, nel 1996, dopo che i miliziani avevano preso il potere e annunciato la nascita dell’Emirato Islamico. Nella medesima provincia i miliziani, prima dell’arrivo delle truppe statunitensi nel 2001, avevano distrutto numerose statue di Buddha di oltre 1.500 anni.  

Gli ultimi sviluppi si collocano nel quadro dell’avanzata dei Talebani, che ha raggiunto l’apice, il 15 agosto, quando i miliziani si sono insediati a Kabul, annunciando la rinascita dell’Emirato islamico e la fine della guerra in Afghanistan. Nel giro di poche settimane, il gruppo ha preso il controllo sul Paese conquistando gran parte dei suoi capoluoghi provinciali, spesso senza incontrare resistenza. Una volta che i Talebani sono giunti alle porte di Kabul, il 15 agosto, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha lasciato il Paese per recarsi in Tajikistan insieme ad altri funzionari del governo.

Il 17 agosto, i talebani hanno tenuto la prima conferenza stampa a Kabul, durante la quale hanno ribadito la speranza di instaurare relazioni pacifiche con gli altri Paesi. Il portavoce del gruppo, Zabihullah Mujahid, ha affermato che i talebani non vogliono nemici esterni o interni e ha ripetuto che i diritti delle donne saranno rispettati nel quadro dell’Islam. Mujahid ha poi rassicurato i Paesi esteri che il territorio afghano non sarà utilizzato per condurre attacchi. Nella stessa giornata, il gruppo aveva annunciato un’amnistia in tutto il Paese e aveva chiesto alle donne di unirsi alla struttura di governo in base a quanto previsto dalla Sharia, dimostrando un tono moderato.  

A livello internazionale, l’Unione europea ha dichiarato che collaborerà con i Talebani a patto che il gruppo rispetti i diritti umani. Il Pakistan ha affermato che non riconoscerà unilateralmente il governo dei Talebani, ritenendo necessarie consultazioni con i partner regionali e internazionali. La Turchia sta avendo dialoghi con le parti afghane e la Cina e la Russia hanno mantenuto le comunicazioni con i Talebani. Al contrario, il Canada ha annunciato che non intende riconoscere un esecutivo guidato dai Talebani. Intanto, la Germania ha interrotto gli aiuti per lo sviluppo afghano e all’aeroporto di Kabul sono ripresi i voli per evacuare la Nazione e i Paesi esteri stanno discutendo della possibile ondata di rifugiati che si originerà dall’Afghanistan.

Nonostante l’apice sia stato raggiunto il 15 agosto, l’avanzata dei Talebani si è intensificata in concomitanza con l’annuncio di aprile del capo della Casa Bianca, Joe Biden, riguardante il ritiro graduale delle truppe statunitensi e della NATO. Inizialmente, i miliziani hanno colpito le aree rurali dell’Afghanistan e, nelle ultime settimane, hanno iniziato a prendere il controllo anche delle provincie, arrivando fino a Kabul.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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