Tunisia: la formazione di un nuovo governo è vicina

Pubblicato il 17 agosto 2021 alle 10:39 in Africa Tunisia

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In risposta agli appelli del partito islamista Ennahda, il presidente della Tunisia, Kais Saied, ha assicurato che la formazione di un nuovo governo è vicina e con esso la creazione di un sistema in linea con la “volontà del popolo”.

Le ultime dichiarazioni di Saied sono giunte il 16 agosto, nel corso di una visita presso l’aeroporto Tunis-Carthage della capitale, durante la quale è stato ribadito che “l’obiettivo delle misure straordinarie”, che includono il divieto di viaggio fuori dal Paese, “non è affatto privare i tunisini del diritto alla libera circolazione”. Il riferimento va alle disposizioni che vietano ad alcune categorie di individui, tra cui politici e uomini d’affari coinvolti in procedimenti penali, di lasciare la Tunisia.

Ad ogni modo, Saied ha precisato che si tratta di misure temporanee, rivolte soltanto a individui sospettati di corruzione, terrorismo ed evasione fiscale e che il suo impegno è “garantire la libera circolazione”. Alla luce di ciò, le persone ricercate o sospettate di corruzione sono state esortate a regolarizzare la propria posizione davanti alla magistratura. Per il presidente, tali persone hanno commesso crimini economici contro i tunisini, considerato che hanno sequestrato e contrabbandato denaro con la protezione e l’istigazione di partiti politici che affermano di combattere la corruzione.

Nella medesima occasione, il capo di Stato tunisino ha nuovamente ribadito che non tornerà indietro sui suoi passi. Per Saied, coloro che chiedono un cambio di rotta sono gli stessi che provano a realizzare un colpo di Stato. È stato soprattutto il partito islamista moderato tunisino, Ennahda, a chiedere più volte al presidente di porre fine al blocco delle attività parlamentari e di formare quanto prima un nuovo esecutivo, mentre è stata contestata la decisione di porre agli arresti domiciliari alcuni funzionari parlamentari, tra cui Anouar Maarouf, membro di tale partito.

Tra le ultime mosse, il 16 agosto, il presidente ha ratificato il trattato con cui è stata istituita l’Agenzia africana per i medicinali. Secondo la costituzione tunisina, la ratifica dei trattati internazionali richiede l’approvazione del Parlamento tunisino, il quale, però, al momento non sta lavorando. Con tale operazione, il capo di Stato ha assunto, per la prima volta, poteri legislativi, normalmente appannaggio dell’ormai sciolto organo legislativo.

Al momento, il destino politico di Tunisi risulta essere ancora incerto. La situazione di caos ha avuto inizio il 25 luglio, quando il capo di Stato tunisino ha rimosso dal suo incarico il primo ministro, Hichem Mechichi, e ha sospeso le attività del Parlamento per trenta giorni, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare. Ennahda, primo partito nella coalizione di governo, ha inizialmente definito la mossa di Saied un “colpo di Stato” e ha esortato la presidenza a indire nuove elezioni legislative e presidenziali, mettendo in guardia da qualsiasi ritardo che verrebbe considerato “un pretesto per mantenere in piedi un regime autocratico”. Poi, il 4 agosto, il medesimo partito ha assunto toni più moderati, sottolineando che gli eventi degli ultimi giorni possono rappresentare un’opportunità per portare avanti il cammino di transizione democratica. Il presidente Saied, da parte sua, ha più volte ribadito di aver agito per salvare le istituzioni statali e di aver rispettato la Costituzione, con particolare riferimento all’articolo 80, e i diritti del popolo tunisino.

Al contempo, la Tunisia è ancora in attesa di un nuovo governo, il cui premier dovrebbe essere annunciato dal presidente Saied. Il consigliere della presidenza tunisina, Walid al Hajjam, il 5 agosto, ha riferito che si stanno profondendo sforzi in tal senso, mentre la Confederazione generale del lavoro tunisina (UGTT) ha continuato a lanciare appelli, esortando il capo di Stato a formare un nuovo esecutivo e a stabilire quali saranno le prossime mosse che porranno fine allo “stato di emergenza” annunciato il 25 luglio. Un appello simile è giunto in una dichiarazione congiunta firmata da sette organizzazioni e sindacati tunisini, in cui si richiede la formazione di una squadra governativa composta da persone qualificate e un piano di azione che includa le mosse future, da intraprendere congiuntamente alle forze civili.

Secondo le prime indiscrezioni, un potenziale candidato alla posizione di premier è il governatore della Banca centrale della Tunisia, Marouane al-Abbassi, il quale avrebbe discusso del possibile incarico con Saied in un incontro del primo agosto. Altro candidato è Nizar Yaish, ex ministro delle Finanze. Il futuro premier di Tunisi, secondo fonti tunisine, potrebbe essere chiamato a formare un esecutivo ristretto, in accordo con la presidenza. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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