Siria: gli ultimi aggiornamenti su Daraa

Pubblicato il 17 agosto 2021 alle 16:01 in Medio Oriente Siria

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La situazione a Daraa, regione nel Sud della Siria, è ancora tesa. Mentre la Russia prova a mediare un piano per una soluzione a lungo termine, le forze di Damasco hanno inviato ulteriori rinforzi.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, all’alba di martedì 17 agosto, le truppe siriane, affiliate al presidente Bashar al-Assad, hanno continuato a scontrarsi con i gruppi di opposizione nell’area di Daraa al-Balad, e presso gli assi di al-Qubba e al-Kazia. In concomitanza con gli scontri via terra, non sono mancati colpi di artiglieria da parte dell’esercito damasceno, diretti verso Tafas, a Nord di Daraa, mentre uomini armati hanno preso di mira un posto di blocco nella periferia di Sayda, a Est. Come specificato da un attivista locale, Muhammad al- Hourani, non sono state registrate vittime, mentre fonti locali hanno riferito che gli uomini di Assad hanno fatto irruzione in diverse abitazioni ad al-Harah, nel Nord di Daraa, dopo aver inviato rinforzi nelle postazioni più vicine al valico di Nasib, al confine con la Giordania, e sulla strada tra Daraa e Tafas.

Per settimane, le forze siriane, affiliate al presidente Bashar al-Assad, hanno assediato l’area di Daraa al-Balad, un distretto meridionale posto sotto il controllo di ex gruppi dell’opposizione, impedendo l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie. L’apice delle tensioni è stato raggiunto il 29 luglio, quando l’esercito damasceno, in contemporanea con un’offensiva via terra, ha sparato colpi di artiglieria verso Daraa al-Balad. In risposta, uomini armati locali hanno lanciato un contrattacco nella periferia di Daraa.

Nei giorni successivi, le tensioni si sono relativamente placate, sebbene, il 14 agosto, le forze di Assad, coadiuvate da gruppi filoiraniani, abbiano lanciato colpi di mortaio contro l’area di Tareeq al-Sad. Qualche ora prima dell’attacco, il portavoce della commissione che rappresenta i residenti di Daraa nei negoziati, Adnan al-Musalama, aveva annunciato su Facebook che i ribelli e il governo di Damasco avevano raggiunto un accordo di cessate il fuoco della durata di due settimane, mediato dalla Russia.  

Ad oggi, le forze di Assad continuano ad assediare la regione meridionale, dopo aver lasciato i residenti senza farina, acqua, carburante e altri beni essenziali. Le negoziazioni tra i membri del Comitato di notabili di Daraa e i funzionari di Damasco risultano essere ancora in corso. Al centro delle trattative vi è quella che è stata definita una “mappa” russa, al momento non ancora accettata dai cittadini di Daraa. In base all’intesa, gli abitanti locali dovrebbero consegnare armi leggere e di medio calibro in loro possesso e consentire il ripristino delle istituzioni locali. Mosca e Damasco effettuerebbero pattugliamenti congiunti nel perimetro esterno di Daraa al-Balad, coinvolgendo l’esercito russo e le forze di polizia e dell’intelligence siriana. I “dissidenti” che non hanno espletato il servizio militare e che non desiderano abbandonare la regione verrebbero posti in un centro di reinsediamento o presso “unità militari”, o, ancora, rispediti nel governatorato Nord-occidentale di Idlib. Gli ex oppositori dovrebbero, poi, regolarizzare il proprio status e chi non lo ha ancora fatto, dovrebbe svolgere il servizio di leva obbligatoria. Tra gli altri punti, è prevista la formazione di un centro comune per monitorare la situazione a Daraa al-Balad, che vede la partecipazione anche di rappresentanti del Ministero della Difesa russo e di quello siriano, oltre che delle forze di sicurezza damascene. I residenti di Daraa al-Balad, oltre a chiedere la liberazione di detenuti, hanno proposto a Mosca di creare corridoi sicuri per consentire ai cittadini che lo desiderano di fuggire verso la Giordania e la Siria settentrionale, mentre le forze siriane potrebbero stanziarsi solo nei quartieri rimasti disabitati. 

Stando a quanto monitorato dall’Alto Commissariato, almeno 8 civili sono morti durante quello che è stato definito lo scontro più grave dal 2018, anno in cui le forze governative hanno stabilito il controllo su Daraa a seguito di vari accordi di riconciliazione mediati dalla Russia. L’area di Daraa è nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria. In particolare, è qui che alcuni giovani ribelli avevano scritto su un muro uno dei primi slogan antiregime, tra cui “È il tuo turno, dottore”, con riferimento al presidente siriano Assad. Quest’ultimo, secondo alcuni, sembra desideroso di riprendere il controllo soprattutto della moschea Omari a Daraa al-Balad. Questa moschea è stata testimone della prima scintilla della rivoluzione siriana, e il suo restauro e l’innalzamento della bandiera del governo hanno una forte valenza per Damasco, in quanto simbolo della sua vittoria contro gli oppositori.

Quanto accade a Daraa si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione