Scontro diplomatico tra Polonia e Israele, anche Varsavia richiama l’ambasciatore

Pubblicato il 17 agosto 2021 alle 17:26 in Israele Polonia

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Il presidente della Polonia, Andrzej Duda, ha richiamato l’ambasciatore polacco in Israele, il 16 agosto, dopo che anche la parte israeliana ha fatto lo stesso. Al centro della disputa tra i due Paesi vi è l’approvazione, da parte di Varsavia, di una legge sulla restituzione dei beni sequestrati durante la Seconda Guerra Mondiale, tra cui quelli ebraici.

In particolare, il Parlamento polacco ha approvato una legge in base alla quale sarà sì possibile ottenere risarcimenti per le proprietà e i beni confiscati e nazionalizzati dalle autorità comuniste dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma solo se è stata presentata richiesta entro un limite di tempo massimo di 30 anni. Pertanto, qualsiasi decisione amministrativa emessa oltre tale limite non può più essere impugnata. L’obiettivo di Varsavia è porre fine a contenziosi e prevenire atti di corruzione, ma, di fatto, rischia di bloccare migliaia di richieste, rendendo difficile recuperare le proprietà perse durante e dopo il conflitto. Tale norma non riguarda solo gli ebrei, ma Israele ritiene che saranno questi ultimi ad essere particolarmente penalizzati, in quanto in molti non sono riusciti a rivendicare i loro beni in modo tempestivo negli anni successivi alla guerra.

La rabbia di Israele è scoppiata dopo che, il 14 agosto, Duda si è detto intenzionato a firmare il disegno di legge, a seguito di una “analisi approfondita”. Tra le prime reazioni vi è stata quella del ministro degli Ester israeliano, Yair Lapid, che, il 14 agosto stesso, ha definito la legge “immorale e antisemita” e ha ribadito il proprio impegno a contrastarla. In un Tweet diretto all’ambasciatore polacco in Israele, Marek Grzegorz Magierowski, Lapid ha affermato: “Dovrebbe impiegare il tempo che ha a disposizione per spiegare ai polacchi che significato ha l’Olocausto per i cittadini israeliani e fino a che punto non tollereremo il disprezzo per la memoria delle vittime”. Dichiarazioni simili sono giunte anche dal primo ministro israeliano, Naftali Bennett, il quale ha definito la legge polacca “vergognosa”. “Questo è un passo grave di fronte al quale Israele non può rimanere indifferente”, ha dichiarato Bennett, mentre anche Washington si è detta dalla parte di Israele.

Dopo due giorni dalla decisione del governo israeliano di ritirare il suo incaricato d’affari in Polonia, anche Varsavia ha fatto lo stesso, richiamando il proprio ambasciatore fino a nuovo avviso. Per il ministro degli Esteri polacco, Zbigniew Rau, le azioni di Israele sono “ingiustificate”, comprese la “decisione infondata di abbassare il livello delle relazioni diplomatiche” e le “dichiarazioni inaccettabili” del ministro degli Esteri israeliano. Il premier, Mateusz Morawiecki, dopo aver definito “irresponsabile e infondata” la mossa israeliana, ha respinto le accuse di antisemitismo, evidenziando come una retorica simile rischi di aumentare l’odio verso la Polonia. Per l’esecutivo polacco, poi, la legge non ha nulla a che fare con le preoccupazioni di Israele e USA, ma mira a prevenire “caos legale”. Tuttavia, Varsavia ha riferito che non intende inviare in Israele neanche il viceambasciatore e la rappresentanza diplomatica polacca a Tel Aviv sarà gestita da “un altro impiegato”.

Non da ultimo, in un’intervista rilasciata il 16 agosto, il viceministro degli Esteri polacco Pawel Jablonski ha affermato che la Polonia sta valutando se far continuare o meno i viaggi annuali da Israele durante i quali giovani studenti visitano i campi di sterminio nazisti in territorio polacco. “I viaggi non si svolgono nel modo giusto. A volte instillano odio per la Polonia nelle menti dei giovani israeliani. Prenderemo la giusta decisione su questi viaggi. Abbiamo a che fare con un sentimento anti-polacco in Israele, e uno dei motivi è il modo in cui i giovani israeliani vengono educati e cresciuti”, ha dichiarato Jablonski.

Prima della Seconda guerra mondiale, la Polonia era stata la patria di una delle più grandi comunità ebraiche al mondo, poi quasi completamente spazzata via dai nazisti. Al termine del conflitto, gli ex proprietari ebrei e i loro discendenti hanno avviato una campagna per ottenere un risarcimento. Fino a poco tempo fa, gli ebrei espatriati o i loro discendenti potevano affermare che una loro proprietà era stata sequestrata illegalmente e, pertanto, avevano il diritto di chiederne la restituzione. Tuttavia, per i funzionari polacchi tale situazione stava cominciando a creare caos e incertezza sui diritti di proprietà. 

Così, già nel 2015, la Corte costituzionale polacca aveva stabilito che dovevano essere posti termini specifici dopo i quali le decisioni amministrative sui titoli di proprietà non potevano più essere impugnate. A distanza di anni, il Parlamento polacco ha deciso di apportare le modifiche alla legge. Ad ogni modo, la questione dei diritti di proprietà degli ebrei in Polonia è ulteriormente complicata perché, a differenza di altri Stati dell’Unione Europea, Varsavia non ha creato un fondo per risarcire le persone le cui proprietà sono state sequestrate. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione