Russia-Talebani: Mosca definisce “costruttivi” e “positivi” i colloqui

Pubblicato il 17 agosto 2021 alle 17:35 in Afghanistan Russia

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L’ambasciatore della Federazione Russa a Kabul, Dmitry Zhirnov, ha tenuto, martedì 17 agosto, un vertice di alto livello con una delegazione dei talebani nella capitale afghana. A seguito dell’incontro, il rappresentante russo ha rilasciato un’intervista all’emittente Rossiya-24, il cui contenuto è stato riportato dall’agenzia di stampa russa RIA Novosti. Zhirnov ha definito “positivo e costruttivo” il vertice con i militanti, durante il quale i talebani hanno ancora una volta garantito la “sicurezza” del personale dell’Ambasciata russa a Kabul. Secondo i militanti, l’attività diplomatica estera in Afghanistan non subirà alcun “deterioramento” rispetto al governo precedente e potranno continuare ad operare senza ostacoli.

Il medesimo 17 agosto, un portavoce dell’ufficio politico dei talebani di Doha, in Qatar, Mohammad Sohail Shaheen, ha affermato che il gruppo fondamentalista ritiene di avere “buone relazioni” con Russia, Cina e Pakistan. Tali dichiarazioni sono state rilasciate nel corso di un’intervista all’emittente Sky News, riportata dall’agenzia di stampa russa TASS. Alla domanda in cui si chiedeva se il gruppo fondamentalista ricevesse finanziamenti da tali Paesi, Shahneen ha dichiarato: “No, non riceviamo finanziamenti”, ricordando che i talebani, nell’ultimo periodo, hanno visitato Mosca e Pechino due volte.

Tuttavia, è importante sottolineare che Russia e Talebani non hanno sempre intrattenuto relazioni “costruttive”, né tantomeno “buone”. In effetti, il gruppo fondamentalista nacque a seguito dell’invasione dell’Unione Sovietica nel Paese Centro Asiatico, avvenuta nel dicembre del 1979. La presa del palazzo presidenziale di Kabul, e il conseguente colpo di stato con cui le Armate Rosse occuparono la capitale, segnarono l’inizio dell’invasione sovietica in Afghanistan, protrattasi per circa 10 anni. L’occupazione sovietica cambiò significativamente il volto del Paese Asiatico. Se, in precedenza, l’Afghanistan era un Paese povero ma stabile, l’incursione sovietica contribuì a renderlo altamente instabile, nonché all’ascesa dei talebani, guidati dal Mullah Omar. Nello specifico, i miliziani, formatisi nelle scuole coraniche afghane e pakistane, erano impegnati nella lotta antisovietica in Afghanistan. Il culmine fu raggiunto tra il 1995 e il 1995, quando i fondamentalisti, in concomitanza con il ritiro dell’URSS dall’Afghanistan, vinsero la guerra civile ed imposero un rigido regime teocratico basato sulla ferrea applicazione della legge coranica.

Da parte sua, la Russia non ha mai riconosciuto a livello internazionale il regime dei talebani e, come conseguenza dell’imposizione del regime fondamentalista, ha annunciato la chiusura della propria Ambasciata a Kabul. Più tardi, nel maggio del 1997, Mosca ha annunciato anche la chiusura dell’ultima struttura diplomatica nel Paese, il Consolato generale a Masa-i-Sharif. Un anno dopo, nel 1998, i talebani si avvicinarono ai confini della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), minacciando l’Uzbekistan e il Tagikistan di “gravi conseguenze” qualora i Paesi avessero supportato l’Esercito afghano, guidato dal generale Rashid Dostum.

In tale quadro, è altresì importate sottolineare i legami dei talebani con al-Qaida, allora l’organizzazione terroristica più potente al mondo. Furono i talebani stessi a dare ospitalità e sostegno al leader Osama Bin Laden, che dall’Afghanistan organizzò e coordinò l’attacco alle Torri Gemelle di New York, l’11 settembre 2001. I legami dei talebani il terrorismo hanno dunque contribuito a deteriorare le pressoché inesistenti relazioni con la Federazione Russa. Ad aggravarle, nel gennaio del 2000, è stata la decisione dei talebani di riconoscere l’indipendenza della Repubblica di Ichkeria, in Cecenia. In tale cornice, è importante ricordare che, a partire dal 1996, in Cecenia sono emerse numerose cellule terroristiche, guidate da separatisti, che hanno orchestrato tre dei maggiori attentati che hanno colpito la Russia.

Più tardi, nel febbraio del 2000, i talebani hanno esortato il mondo musulmano a dichiarare “guerra santa” alla Russia, per costringerla a porre fine alla sua operazione antiterrorismo in Cecenia. Successivamente, il 14 febbraio 2003, la Corte Suprema della Federazione Russa ha riconosciuto il movimento talebano come un’organizzazione terroristica, vietandone le attività sul territorio del Paese. 

Tuttavia, i rappresentanti dell’ala politica dei talebani sono giunti più volte a Mosca per i negoziati. Gli ultimi colloqui tra le parti si sono svolti nella capitale russa, dall’8 al 9 luglio, quando i militanti avevano già preso il controllo di due terzi degli avamposti del governo afghano, soprattutto dei valichi di frontiera collocati nella provincia Nord-Orientale del Badakhshan. In tale occasione, sul tavolo delle discussioni le parti avevano posto la sicurezza dei Paesi vicini all’Afghanistan, soprattutto del Tagikistan e dell’Uzbekistan. Questi ultimi, nell’ultimo periodo, sono stati più volte costretti a fornire asilo alle forze governative in ritirata dalla violenta marcia verso Nord dei talebani. Da parte loro, i militanti hanno garantito la sicurezza delle missioni diplomatiche straniere in Afghanistan, nonché quella dei Paesi vicini.

Infine, un altro tema caldo da citare per quanto riguarda il rapporto Russia e talebani è quello delle presunte ricompense offerte da Mosca ai militanti per attaccare soldati statunitensi. Il 26 giugno 2020, il New York Times aveva rivelato che l’intelligence degli USA aveva scoperto lo spostamento di grandi risorse finanziarie da un conto bancario russo ad un conto collegato ai talebani. Tale denaro si ipotizzava potesse essere un pagamento e una prova di un rapporto tra le due parti. L’allora presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 27 giugno, aveva dichiarato di non essere mai stato informato al riguardo. “Nessuno mi ha informato o me ne ha mai parlato”, aveva scritto Trump su Twitter. “Tutti lo stanno negando e non ci sono stati molti attacchi contro di noi”, aveva aggiunto il presidente. Lo stesso 27 giugno, la Casa Bianca e il direttore dell’Intelligence Nazionale avevano smentito tali informazioni. Anche il Ministero degli Esteri russo aveva negato la versione del Times.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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