Pechino risponde alle provocazioni di Taipei e Washington con l’esercito

Pubblicato il 17 agosto 2021 alle 16:58 in Cina Taiwan USA e Canada

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L’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) di Pechino ha organizzato esercitazioni militari intorno a Taiwan, il 17 agosto, in risposta alle recenti provocazioni degli USA e dell’isola, per salvaguardare la sovranità della Cina.

Il portavoce del Comando orientale dell’EPL, il colonnello Shi Yi, ha reso noto che navi da guerra, aerei antisommergibile, aerei da combattimento e altri mezzi militari sono stati inviati nei cieli e nelle acque a Sud-Ovest e a Sud-Est di Taiwan, per organizzare esercitazioni a fuoco vivo. Shi ha affermato che, di recente, gli USA e Taiwan hanno provocato ripetutamente la Cina, hanno inviato gravi segnali erronei, hanno violato la sovranità della Cina e hanno danneggiato la pace e la stabilità dello Stretto di Taiwan, diventando la maggior fonte di rischi per la sicurezza dell’area.

Per la Cina, le operazioni del 17 agosto sono azioni necessarie per la protezione della sovranità nazionale e vista la situazione di sicurezza nello Stretto di Taiwan e sono una risposta all’interferenza di forze esterne e alle provocazioni delle forze per l’indipendenza dell’isola. Shi ha affermato che il comando orientale dell’EPL continuerà a rafforzare la prontezza al combattimento ed è determinato a contrastare tutte le attività separatiste per la cosiddetta “indipendenza di Taiwan”, così come a difendere risolutamente la sovranità nazionale e l’integrità territoriale della Cina.

Tra le ultime interazioni tra Taiwan e gli USA che hanno provocato critiche da parte cinese, il 4 agosto scorso, il Dipartimento di Stato di Washington aveva approvato e proposto al Congresso una vendita di armi a Taiwan dal valore di 750 milioni di dollari. La possibile vendita di armi comprenderebbe 40 semoventi d’artiglieria M109 prodotti da BAE Systems, alcuni veicoli corazzati, mitragliatrici e circa 1.700 kit per convertire i proiettili in munizioni guidate da GPS con maggiore precisione.

Pechino considera l’isola una sua provincia e quindi parte integrante del territorio nazionale in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Tsai si è altresì impegnata ad intensificare i rapporti dell’isola con Washington, suo maggior fornitore di armi da difesa.

Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. 

In tale contesto, gli USA sono il maggior sostenitore dell’isola, nonché il suo principale fornitore di armi di difesa. Durante l’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump, Washington ha adottato più iniziative volte ad intensificare i propri legami con Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan. Anche con l’ascesa del nuovo presidente statunitense gli USA sembrerebbero voler continuare a sostenere Taiwan.  Di fronte alle crescenti pressioni militari esercitate da Pechino, Washington ha ripetutamente ribadito che il suo sostegno per Taiwan è “solido come una roccia”. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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