Il Nicaragua sospende 6 ONG dell’Europa e degli Stati Uniti

Pubblicato il 17 agosto 2021 alle 11:12 in America centrale e Caraibi USA e Canada

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Il Governo di Daniel Ortega ha sospeso, lunedì 16 agosto, 6 organizzazioni senza scopo di lucro originarie degli Stati Uniti e dell’Europa, dopo averle accusate di ostacolare i controlli interni del Paese. Le ONG europee bandite dal Ministero dell’Interno sono la Fondazione Oxfam Intermon, dalla Spagna, Oxfam Ibis, dalla Danimarca, e Diakonia, dalla Svezia, secondo la risoluzione pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, La Gaceta.

Per quanto riguarda le organizzazioni americane, sono state sospese l’International Republican Institute (IRI), il National Democratic Institute for International Affairs (NDI) e Helping Hands The Warren William Pagel M.D. Fundation. Il Ministero dell’Interno ha assicurato che questi enti non hanno ottemperato ai loro obblighi legali e hanno ostacolato “il controllo e la sorveglianza” del suo bilancio d’esercizio.

Con questa decisione, tutti i beni delle ONG saranno liquidati secondo gli statuti costitutivi di ciascuna organizzazione o diventeranno proprietà dello Stato. Dal 2018, nel pieno di una crisi politica innescata dalle proteste antigovernative, è stata cancellata la personalità giuridica di 34 organizzazioni locali, a cui si aggiungono queste 6 internazionali, per un totale di 40.

Da diversi anni, le ONG hanno fornito assistenza in Nicaragua, attraverso organizzazioni della società civile, alle comunità in difesa dei diritti umani, dell’ambiente, dei programmi contro la povertà, dell’agricoltura, della salute e dell’istruzione.

Il provvedimento è arrivato in un momento in cui gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno aumentato la pressione sul Governo Ortega. Gli USA hanno annunciato, il 9 agosto, la restrizione dei visti a 50 parenti diretti dei rappresentanti dell’Assemblea nazionale del Nicaragua, dominata dal partito al Governo, nonché a diversi procuratori e giudici, accusati di collusione per ostacolare il processo elettorale previsto per novembre.

Il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, ha indicato che le azioni hanno dimostrato l’impegno degli Stati Uniti “a promuovere un’ampia responsabilità per chiunque abbia beneficiato o sia responsabile degli attacchi del regime di Ortega alle istituzioni democratiche”. Il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha affermato, il 12 luglio, che l’amministrazione del presidente degli USA, Joe Biden, continuerà a utilizzare gli strumenti diplomatici ed economici a sua disposizione per “spingere per il rilascio dei prigionieri politici e per sostenere le richieste dei nicaraguensi di una maggiore libertà e di elezioni libere ed eque”.

Alle lamentele sulla mancanza di credibilità delle elezioni in Nicaragua si sono unite le Nazioni Unite, l’Unione Europea, il Canada, il Regno Unito e la Spagna. Il Ministero degli Esteri del Paese latino-americano “ha osservato e criticato le continue e immeritate accuse, irrispettose, invadenti e interventiste nei loro affari interni, da parte delle massime autorità di diversi Paesi, su questioni che riguardano solo il loro popolo e il loro Governo”.

Ortega, ex guerrigliero in procinto di compiere 76 anni e tornato al potere nel 2007 dopo aver coordinato un consiglio di amministrazione dal 1979 al 1984, sta ora puntando alla sua rielezione per il quarto mandato presidenziale consecutivo.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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