Myanmar: milizie karen uccidono 25 persone, possibile crimine di guerra

Pubblicato il 17 agosto 2021 alle 19:34 in Asia Myanmar

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Due comandanti della milizia Karen National Defence Organisation (KNDO), il generale Ner Dah Bo Mya e il luogotenente Saw Ba Wah, hanno ammesso al gruppo per i diritti umani Fortify Rights che le forze di sicurezza sotto il loro controllo hanno ucciso 25 uomini il primo giugno.

I due militari sono stati sospesi dai rispettivi incarichi. Il generale ha negato di aver commesso un crimine, sostenendo che gli uomini uccisi erano spie dell’Esercito, nonostante non fossero armati e non avessero uniformi.  Il generale ha affermato che i suoi uomini hanno dovuto ucciderli per evitare che tornassero con i rinforzi e che l’ordine di eliminarli è arrivato dall’intelligence della Karen National Union (KNU). Quest’ultima è il gruppo politico che controlla la KNDO.

Il 17 agosto, Fortify Rights ha affermato che il caso rappresenta un crimine di guerra. Intanto la KNU ha lanciato un indagine interna e ha affermato che collaborerà ad investigazioni internazionali sul caso. Per il capo di Fortify Rights, la KNU starebbe creando un esempio importante di trasparenza, impegno e cooperazione.

I media statali del Myanmar, dove l’Esercito ha preso il controllo sul Paese il primo febbraio scorso, avevano diffuso la notizia a giugno sostenendo che le 25 persone uccise fossero civili. Questi ultimi facevano parte di un gruppo di 47 persone, comprendenti 16 tra donne e bambini, che erano state arrestate dalla KNDO il 31 maggio nello Stato di Karen, a l confine con la Thailandia. Le persone che non sono state uccise erano poi state rilasciate.

La KNU è uno tra i principali gruppi armati etnici del Paese che stanno sostenendo gli oppositori dei militari al potere. L’Esercito del Myanmar ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva finora guidato il Paese effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

Dal primo febbraio scorso, il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. Sarebbero oltre 900 le persone morte negli scontri. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati e si teme per la loro dispersione anche oltre ai confini birmani. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

di Redazione

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