Macedonia del Nord: espulso un diplomatico russo

Pubblicato il 17 agosto 2021 alle 14:37 in Macedonia Russia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le autorità della Macedonia del Nord hanno annunciato, martedì 17 agosto, l’espulsione di un diplomatico russo, dopo averlo definito “persona non grata”. A riferirlo, il medesimo lunedì, è stato il ministro degli Esteri del Paese, Bujar Osmani.

La missione diplomatica russa a Skopje, capitale della Macedonia del Nord, ha dichiarato che il dipendente in questione aveva già lasciato il Paese dieci giorni prima dell’annuncio ufficiale. Secondo quanto rivelato da Osmani, l’espulsione sarebbe legata al comportamento del diplomatico, definito non conforme alle disposizioni della Convenzione di Vienna. In risposta, il Ministero degli Esteri della Federazione Russa ha condannato la decisione di Skopje, affermando che provvederà ad adottare misure speculari. “Seguiranno misure appropriate da parte nostra”, ha dichiarato il viceministro degli Esteri russo, Alexander Grushko.

Gli ultimi sviluppi giungono quasi due mesi dopo che la Russia ha dichiarato “persona non grata” un membro del personale dell’Ambasciata della Macedonia del Nord a Mosca. L’episodio in questione è avvenuto il 10 giugno e, anche in tal caso, si è trattato di una risposta speculare che il Cremlino ha adottato per condannare l’espulsione del diplomatico russo, avvenuta il 18 maggio. In tale occasione, le autorità di Skopje avevano affermato che l’espulsione era legata al “comportamento” inadeguato del diplomatico russo.

In tale quadro, è opportuno ricordare che le espulsioni diplomatiche sono da collocare nel quadro delle perduranti tensioni tra Occidente e Russia. Quest’ultima è sempre solita adottare una contromisura speculare nel caso di espulsione dei propri dipendenti dalle Ambasciate russe presso i Paesi stranieri. Lo scopo è quello di mantenere equilibrato il personale delle missioni diplomatiche estere nella Federazione.

In precedenza, tra il mese di maggio e aprile, Mosca e l’Occidente sembravano aver avviato una vera e propria guerra diplomatica, dove le armi utilizzate dagli Stati erano le continue espulsioni e le conseguenti misure ritorsive. Nello specifico, oltre alla Polonia, anche la Slovacchia, la Repubblica Ceca, la Bulgaria, l’Ucraina, l’Italia e, infine, gli Stati Uniti avevano annunciato l’espulsione di diplomatici russi. Mosca aveva sempre risposto adottando misure speculari.

Un’ulteriore misura adottata dalla Russia per condannare l’Occidente è stata quella di pubblicare, il 14 maggio, la lista dei “Paesi impegnati in atti ostili” contro Mosca. L’elenco, ad oggi, include solo due Paesi: gli Stati Uniti e la Repubblica Ceca. Sono numerose le ripercussioni per Washington e Praga, come il fatto che sarà la Russia a determinare il numero di personale delle missioni diplomatiche estere dei suddetti Paesi. Il decreto impedisce categoricamente agli Stati Uniti di sottoscrivere contratti lavorativi con persone situate in Russia, essendo il Paese al primo posto nella lista nera. Washington è obbligata a conformarsi alle disposizioni del documento russo entro il primo agosto.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.