Iraq: ancora minacce per la coalizione anti-ISIS

Pubblicato il 17 agosto 2021 alle 9:41 in Iraq USA e Canada

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Un convoglio della coalizione internazionale anti-ISIS, a guida statunitense, è stato colpito da un ordigno esplosivo, nella notte tra il 16 e il 17 agosto, mentre viaggiava nel governatorato di Dhi Qar, nel Sud dell’Iraq. Si è trattato del secondo episodio di tal tipo in meno di 24 ore.

La notizia è stata riportata, martedì 17 agosto, dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base delle informazioni fornite da fonti locali. Queste ultime hanno riferito che il convoglio della coalizione, volto a fornire supporto logistico, è stato attaccato mentre transitava sull’autostrada internazionale nei pressi della città di Nassiriya, centro del governatorato di Dhi Qar. Stando a quanto specificato, l’ordigno ha colpito un veicolo del convoglio, senza provocare vittime. Il 16 agosto, invece, un altro convoglio è stato preso di mira mentre viaggiava nella città di Abu Ghraib, a Ovest della capitale Baghdad. Anche in tal caso, non sono state registrate vittime.

Nella medesima giornata del 16 agosto, riporta al.Araby al-Jadeed, siti web di informazione e piattaforme affiliate a gruppi armati iracheni hanno trasmesso un video che documenta l’attacco contro un convoglio della coalizione internazionale a Ovest di Baghdad da parte di un gruppo militante sciita iracheno, noto come Ashab al-Kahf. È stato quest’ultimo a specificare che l’obiettivo colpito era un “convoglio militare statunitense”. Il giorno prima, il 15 agosto, il medesimo gruppo ha rilasciato una dichiarazione in cui minacciava di prendere di mira gli obiettivi degli USA in Iraq, affermando: “Colpiremo i convogli, daremo loro fuoco e li distruggeremo”.

Dall’inizio del 2021, hanno avuto luogo circa 43 attacchi che hanno preso di mira obiettivi statunitensi nel territorio iracheno. La maggior parte delle incursioni viene effettuata tramite bombe che colpiscono convogli logistici, mentre altri attacchi sono stati di tipo missilistico, alcuni dei quali rivendicati da fazioni pro-Iran. In realtà, è da ottobre 2019 che le basi e le strutture statunitensi in Iraq sono state oggetto di attacchi, il che ha portato Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento anche alle Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati. Un altro obiettivo iracheno più volte bersagliato è la Green Zone, un’area fortificata situata nella capitale Baghdad, sede di istituzioni governative e ambasciate, tra cui quella degli Stati Uniti. 

Le tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno hanno spesso fatto temere che l’Iraq potesse divenire un campo di battaglia tra i due rivali. Nell’ultimo anno, gli Stati Uniti hanno avviato una graduale riduzione dei propri soldati in Iraq, al momento pari a quota 2.500. In tale quadro, il 26 luglio scorso,  il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, hanno siglato un accordo, volto a chiudere formalmente la missione di combattimento statunitense in Iraq entro la fine del 2021. Biden, in realtà, ha parlato di “cambiamento” della missione. In particolare, Washington si è detta disposta a continuare a “formare, assistere e aiutare” le forze irachene per far fronte alla minaccia terroristica, posta soprattutto dallo Stato Islamico. Ad ogni modo, come specificato dal capo della Casa Bianca, entro la fine dell’anno, le truppe statunitensi non saranno più impegnate in una “missione di combattimento”, bensì queste presteranno assistenza nell’ambito della consulenza militare, dell’addestramento, del supporto logistico e dell’intelligence. 

L’annuncio è giunto a margine dell’ultimo round del cosiddetto “dialogo strategico”, avviato dal premier di Baghdad a seguito della sua nomina, il 7 maggio 2020, con l’obiettivo di definire il ruolo degli Stati Uniti in Iraq e discutere del futuro delle relazioni economiche, politiche e in materia di sicurezza tra le due parti. Il fine ultimo è creare una sorta di stabilità nell’asse Washington-Baghdad e rafforzare i legami tra i due Paesi sulla base di interessi reciproci.

I soldati degli USA stanziati nelle basi irachene sono impegnati a contrastare il terrorismo all’interno della coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense. Quest’ultima, sin dal 2014, si è impegnata nella lotta contro lo Stato Islamico, con l’obiettivo di sconfiggerlo su tutti i fronti, distruggendo altresì le proprie reti ed ostacolando le proprie mire espansionistiche. Oltre alle campagne militari condotte in Iraq e in Siria, la coalizione mira anche a minare l’infrastruttura finanziaria ed economica dell’ISIS, a frenare il flusso di foreign fighter attraverso i confini e a riportare la stabilità ed i servizi pubblici essenziali nelle aree liberate dalla morsa del gruppo terroristico.

Secondo i “Country Reports on Terrorism 2019”, l’Iraq rappresenta un membro fondamentale della coalizione internazionale anti-ISIS e partecipa a tutti i diversi gruppi di lavoro ad essa legati, tra cui Foreign Terrorist Fighters, Counter-ISIS Finance Group, Stabilization, and Communications. Nonostante ciò, è stato evidenziato, lo Stato Islamico ha continuato a rappresentare una seria minaccia.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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