Armenia-Azerbaigian: nuovi scontri nell’Est del confine, registrata una vittima

Pubblicato il 17 agosto 2021 alle 10:49 in Armenia Azerbaigian

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Ministero della Difesa dell’Armenia ha dichiarato, la sera di lunedì 16 agosto, che gli scontri con le Forze Armate azere, nei pressi della provincia armena di Gegharkunik, nell’Est del Paese, hanno provocato la morte di un soldato del proprio Esercito.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa russa RIA Novosti, le unità armate dell’Azerbaigian avrebbero aperto il fuoco contro le postazioni armene, le quali hanno registrato una vittima, il soldato 19enne Arman Hakobyan. A seguito di tale epilogo, l’Esercito armeno ha avviato azioni di “rappresaglia” che avrebbero provocato la morte di 3 militari di Baku, nonché un ferito. Tuttavia, tali dati non sono stati riportati né dalla stampa locale azera, né dal Ministero della Difesa del Paese, che ha ribadito l’assenza di vittime e feriti. Secondo quanto reso noto la sera del 16 agosto, il suddetto Dipartimento azero ha dichiarato che, dalle 19:55 alle 20:20 ora locale, le Forze Armate di Erevan hanno aperto il fuoco contro le postazioni militari azere nei pressi della Repubblica autonoma di Nakhchivan, un’enclave azera al confine con Armenia, Iran e Turchia. Analoghi scontri sono stati riportati nei pressi del Nagorno-Karabakh.

Anche la mattina del 16 agosto, il Ministero della Difesa armeno aveva dichiarato di aver registrato una vittima tra le proprie Forze Armate, come risultato degli scontri avvenuti nella Repubblica autonoma di Nakhchevan. Gli ultimi scontri giungono dopo che il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha dichiarato di essere pronto ad avviare nuovi negoziati con l’Azerbaigian, così da porre fine alla storica disputa tra i due Paesi. Il premier di Erevan si è appellato al Gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), esortandolo a organizzare nuovi formati di colloqui di pace tra le parti belligeranti.

 Nonostante le suddette dichiarazioni di Erevan, l’11 agosto, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian aveva accusato l’Armenia di collocare i propri militari nel Karabakh, violando le disposizioni dell’accordo di pace del 9 novembre 2020. In tale area, secondo la tregua, dovrebbero trovarsi solo ed esclusivamente “peacekeeper” russi, al fine di mantenere stabile la situazione ed evitare nuove escalation. A detta di Baku, le Forze Armate di Erevan sarebbero state dispiegate nelle aree di Mukhtarkand, Shushakend, e nei territori confinanti con le regioni Orientali di Kelbajar e Lachin. In risposta alle violazioni di Erevan, l’Esercito di Baku ha annunciato “misure adeguate” per limitare la presenza di Erevan nei territori.

Nell’ultimo periodo sono state registrate due gravi escalation lungo il confine azero-armeno. La più recente si è verificata il 28 luglio, a partire dalle 4:00 del mattino ora locale, nell’area Nord-Occidentale della frontiera. Secondo i dati resi noti dalle rispettive agenzie di stampa, Erevan ha riportato 3 vittime e 5 feriti, mentre il bilancio dei feriti di Baku era di 2 soldati. I territori presi d’assalto sono state quelle di Sotk e Verin Shorzha, città armene nella regione di Gegharkunik. A seguito dell’escalation, la Russia, che già aveva svolto il ruolo di mediatrice nel conflitto scoppiato il 27 settembre 2020, è intervenuta e ha invitato ambo le parti belligeranti a concordare un ulteriore cessate il fuoco. Secondo quanto reso noto, intorno le 10:00 del mattino ora locale, Baku ha accettato la tregua suggerita da Mosca. Poco dopo, analoghe dichiarazioni sono giunte dal Ministero della Difesa dell’Armenia.

L’altra escalation, invece, è avvenuta il 12 maggio. In tale data, l’Armenia aveva accusato le Forze Armate dell’Azerbaigian di aver penetrato di 3,5 chilometri territorio de jure armeno. Da una parte, Erevan aveva dichiarato che tale provocazione aveva lo scopo di prendere il controllo di territorio armeno. Dall’altra, Baku aveva reso noto che le proprie truppe si stavano limitando a svolgere operazioni ingegneristiche e di demarcazione territoriale.

Sebbene i disordini siano aumentati nel mese di maggio e in quello di luglio, gli scontri erano già scoppiati in precedenza, a partire dal 27 settembre 2020. Dopo due mesi di intensi scontri, le parti hanno concordato, il 9 novembre 2020, un trattato di pace, che è stato mediato dalla Russia. Sulla base dell’accordo, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.