Afghanistan: i talebani diventano moderati

Pubblicato il 17 agosto 2021 alle 15:59 in Afghanistan Asia

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Nonostante sia stata annunciata la rinascita dell’Emirato Islamico in Afghanistan, il gruppo fondamentalista dei talebani sta tentando di presentarsi al mondo con un volto più moderato, nella speranza di ottenere un riconoscimento sul piano delle relazioni internazionali e della diplomazia.

È in tale cornice che sono da collocare le ultime dichiarazioni del gruppo di fondamentalisti islamici. A riportarle è stato il corrispondente di al-Jazeera English da Kabul, Rob Mcbride. Quest’ultimo ha spiegato che i talebani sono ben consapevoli della percezione che il popolo afghano, nonché la comunità internazionale, ha di loro. Ed è per tali ragioni che i fondamentalisti stanno tentando di “rassicurare” la popolazione, che teme che il cambio di potere possa far tornare l’Afghanistan indietro di 20 anni. Il gruppo fondamentalista ha promesso moderazione nelle seguenti questioni, che saranno approfondite in seguito: l’amnistia, la protezione dei civili, l’inclusione delle donne nelle strutture governative e l’istruzione alle ragazze. In tale quadro, è importante ricordare che, dal 1996 al 2001, il governo dei talebani era noto per essere tra i più oppressivi al mondo. All’epoca, esecuzioni pubbliche e lapidazioni contro i trasgressori delle norme erano all’ordine del giorno. Sotto il regime dei talebani era imposta una rigida e rigorosa interpretazione della Sharia e della legge Islamica. Pertanto, alle donne era vietato lavorare e apparire in pubblico senza alcuna copertura integrale e senza scorta maschile. Inoltre, alle giovani ragazze era vietato frequentare la scuola.

Per quanto riguarda il primo punto, l’amnistia, è importante citare le dichiarazioni di Mcbride. Quest’ultimo ha affermato che, durante le ultime settimane di offensiva, i militanti hanno velocemente preso il controllo delle maggiori provincie del Paese. In alcune occasioni, il gruppo è stato accusato di aver commesso atrocità, quali violazioni dei diritti umani e crimini di guerra. Tuttavia, il gruppo starebbe “prendendo le dovute distanze da tali violenze”, ad esempio garantendo amnistia politica a tutti i funzionari governativi, nonché a coloro che hanno collaborato con la missione statunitense e della NATO. Mcbride ha sottolineato che si tratterebbe di un cambio di rotta poiché, negli ultimi due decenni, tali figure politiche e militari avevano rappresentato i principali obiettivi dei miliziani fondamentalisti. A conferma di quanto affermato dal corrispondente è la seguente dichiarazione dei talebani, citata da Reuters: “L’amnistia sarà concessa a tutti coloro che, in precedenza, hanno lavorato e aiutato gli invasori [ndr. le truppe Occidentali], o che lavorano presso l’amministrazione corrotta di Kabul. l’Emirato Islamico apre loro le porte, annunciandone l’amnistia”. Oltre a ciò, i miliziani hanno invitato tutti i funzionari governativi a ritornare alla routine quotidiana “con piena fiducia” e a riiniziare a lavorare. Il sindaco di Kabul e il ministro della sanità pubblica in carica erano entrambi tra coloro che sono tornati al lavoro martedì.

Altrettanto moderate sono le dichiarazioni con cui i talebani garantiscono di proteggere il proprio popolo e l’”amata Nazione”, attraverso la creazione di un “ambiente sicuro e pacifico”. “L’Emirato Islamico rassicura tutti i suoi cittadini che, come sempre, si impegnerà a proteggere le loro vite, le loro proprietà, nonché a creare un atmosfera sicura e pacifica” in Afghanistan. Queste le parole del gruppo fondamentalista, riportate da Reuters. Dopo tali dichiarazioni, il gruppo sembrerebbe essere poi passato ai fatti. Il capo della Commissione Militare dei Talebani, Mullah Yaqooq, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato che a nessuno è permesso entrare nelle abitazioni dei cittadini, soprattutto quelle nella capitale. Tuttavia, al-Jazeera ha reso noto che tale divieto sarebbe giunto a seguito di notizie non confermate in cui si denunciava che i miliziani avevano tentato di entrare nelle abitazioni private dei cittadini, soprattutto a Kabul.

Inoltre, le ultime promesse, giunte il 17 agosto, riguardano l’inclusione delle donne nella vita lavorativa e l’istruzione per le ragazze. Tali dichiarazioni sembrerebbero segnare un significativo cambio di rotta dei militanti, soprattutto rispetto al regime imposto 20 anni fa. Nello specifico, un membro del comitato culturale dei talebani, Enamullah Samangani, in un’intervista con la Televisione Nazionale dell’Afghanistan, ha dichiarato: “L’emirato islamico non vuole che le donne siano vittime” e ha aggiunto che dovrebbero far parte della struttura del governo, “in base a quanto previsto dalla legge della Sharia”. Samangani ha poi detto che, al momento, non è del tutto chiaro quale sia la struttura governativa afghana ma “in base all’esperienza, dovrebbe esserci una leadership totalmente islamica e tutte le parti dovrebbero unirsi”. Il rappresentante dei talebani ha poi aggiunto: “La nostra popolazione è musulmana e non siamo qui a forzarli verso l’Islam”.

 Per quanto riguarda l’istruzione, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) ha affermato che i rappresentanti dei talebani, in alcune aree dell’Afghanistan, si sono detti favorevoli a garantire istruzione alle giovani ragazze. Il rappresenzante delle operazioni in Afghanistan dell’UNICEF, Mustapha Ben Messaoud, ha rivelato che i rappresentanti fondamentalisti locali sono in attesa di ricevere indicazioni sulla questione dell’istruzione.  Messaoud  ha poi aggiunto che alcuni miliziani hanno supportato l’apertura delle scuole anche alle ragazze.  

Infine, analisti di Associated Press hanno affermato che, per il momento, i talebani starebbero cercando di convincere la popolazione preoccupata dalla loro ascesa che sono cambiati rispetto al quinquennio in cui controllarono il Paese. Molti afghani resterebbero però scettici, come dimostrato dalle folle di persone che si sono recate all’aeroporto di Kabul nella speranza di lasciare il Paese. In particolare, la fascia di popolazione più adulta ricorderebbe le posizioni islamiche ultraconservatrici dei talebani che, al tempo, includevano severe restrizioni per le donne, lapidazioni, amputazioni ed esecuzioni pubbliche. Molte donne hanno poi espresso il “terrore” che due decenni di ampliamento dei loro diritti e di cambiamenti in Afghanistan possano andare in fumo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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