Russia-Gran Bretagna: Mosca giustifica l’espulsione della giornalista della BBC

Pubblicato il 16 agosto 2021 alle 13:24 in Russia UK

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Il Ministero degli Esteri della Federazione Russa ha rilasciato dichiarazioni, sabato 14 agosto, in cui ha spiegato la posizione del Cremlino rispetto all’“espulsione” della giornalista britannica della BBC a Mosca, avvenuta il 13 agosto.

A fornire maggiori chiarimenti è stata la portavoce del suddetto Dipartimento, Maria Zakharova. Secondo quest’ultima, la scelta di non rinnovare il visto alla giornalista britannica, Sarah Rainsford, rappresenta una “contromisura” adottata dalla Russia. Il provvedimento preso da Mosca, ha continuato Zakharova, è speculare e in risposta alle azioni “discriminatorie” di Londra nei confronti di corrispondenti russi. “Non ha nulla a che fare con la limitazione della libertà di espressione”, ha sottolineato la portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione. Successivamente, Zakharova ha affermato che le dichiarazioni britanniche riguardanti il fatto che la Russia avrebbe imposto a Rainsford un divieto permanente di tornare nel Paese sono “false”. Per il Cremlino, si tratterebbe di un chiaro esempio di “manipolazione” di informazioni da parte dell’Occidente. Zakharova ha continuato, spiegando che il Ministero degli Esteri russo ha solamente convenuto di non rinnovare ulteriormente il visto a tempo indeterminato, ribadendo che tale misura non ha nulla a che vedere con il divieto di tornare nel Paese.

Il giorno precedente, a seguito delle tensioni diplomatiche tra Mosca e Londra, l’Ambasciata britannica nella capitale russa aveva esortato la Federazione a riconsiderare la decisione presa riguardo il visto. Ad annunciarlo, la sera del 13 agosto, era stata la missione diplomatica UK attraverso una dichiarazione rilasciata su Twitter. “Tali azioni continueranno solo a danneggiare ulteriormente la libertà di espressione dei mass media in Russia”, si legge nel comunicato diplomatico. Inoltre, Londra ha respinto le dichiarazioni russe riguardanti le azioni discriminatorie che Londra avrebbe intentato contro i giornalisti russi nel Paese. “I giornalisti russi continuano a lavorare liberamente nel Regno Unito, a condizione che agiscano nel rispetto della legge”, afferma la nota.

Il medesimo 13 agosto, la Russia aveva esortato la giornalista britannica, un’inviata della BBC a Mosca, a tornare nel proprio Paese entro la fine dello stesso mese. Rainsford, commentando quello che analisti internazionali hanno definito come “espulsione diplomatica”, ha affermato che la mossa russa ha tutte le caratteristiche di una “deportazione simbolica”. Qualche ora prima, le autorità russe avevano dichiarato che non avrebbero rinnovato l’accreditamento di Rainsford per lavorare come giornalista nella capitale russa, così come il visto lavorativo. Entrambi i documenti erano in scadenza il 31 agosto, e, se non aggiornati, non consentono a Rainsford di rimanere nella Federazione.

Gli ultimi sviluppi sono da collocare nel quadro delle imminenti elezioni parlamentari della Federazione, che si terranno dal 17 al 19 settembre. In tale contesto, è importante sottolineare che l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) ha dichiarato, il 4 agosto, che non intende inviare osservatori per monitorare il corretto svolgimento delle votazioni. La causa è la stretta che le autorità di Mosca hanno posto sul numero di osservatori consentiti nel Paese, la quale è stata interpretata come una limitazione dell’autonomia dell’OSCE.

Il direttore dell’Office for Democratic Institutions and Human Rights (ODIHR) dell’Organizzazione, Matteo Mecacci, ha giustificato la decisione, spiegando che la mancanza di osservatori è legata alle restrizioni imposte dalle autorità russe nel quadro del monitoraggio elettorale. Il direttore ha dunque sottolineato che per l’Organizzazione è fondamentale poter stabilire in modo autonomo quanti osservatori inviare in un Paese. Tuttavia, le limitazioni imposte dalle autorità di Mosca hanno ridotto significativamente il numero totale di osservatori consentiti. Pertanto, ha osservato Mecacci, la mossa dell’OSCE è stata “inevitabile”. “Con nostro grande rammarico, non saremo in grado di monitorare le imminenti elezioni in Russia”, ha affermato il rappresentante europeo.

 Dal 17 al 19 settembre, i cittadini russi saranno chiamati alle urne per le elezioni parlamentari della Duma di Stato, ovvero la Camera Bassa. Secondo il sistema della Federazione, la Duma viene eletta a cadenza quinquennale attraverso un sistema elettorale misto. La campagna elettorale è ancora in corso mentre i seggi per la registrazione dei candidati è terminata il 4 agosto.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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