Rep. Democratica del Congo: il presidente accetta l’aiuto degli USA

Pubblicato il 16 agosto 2021 alle 17:16 in Rep. Dem. del Congo USA e Canada

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Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, ha concesso alle forze speciali statunitensi l’autorizzazione a coadiuvare l’esercito locale nella lotta contro le Forze democratiche alleate (ADF). Quest’ultimo è un gruppo armato presumibilmente affiliato allo Stato Islamico dal 2019.

La notizia è giunta il 15 agosto, in un periodo in cui il Paese africano continua a essere testimone di attentati.  Già il 29 aprile, il presidente Tshisekedi aveva annunciato che stava preparando “misure radicali” per affrontare la situazione nell’Est della nazione. Poco prima, l’11 marzo, il Dipartimento di Stato degli USA aveva designato lo Stato Islamico in Repubblica Democratica del Congo (ISIS-DRC), riferendosi alle Forze Democratiche Alleate, come gruppo terroristico estero e lo aveva inserito nella lista degli Special Designated Global Terrorists (SDGTs). Parallelamente, il presunto leader, Seka Musa Baluku, è stato sanzionato.

Poi, il 15 agosto, il capo di Stato africano ha ufficialmente autorizzato il dispiegamento di “esperti di lotta al terrorismo” provenienti dagli USA, che si prevede si stanzieranno nell’Est della Repubblica Democratica del Congo. Questi avranno il compito di rafforzare le capacità dell’esercito congolese nel contrastare le Forze democratiche alleate soprattutto presso i parchi nazionali di Virunga e Garamba, nel quadro di una missione che durerà “diverse settimane”. È stato l’ambasciatore degli Stati Uniti, Mike Hammer, a presentare la squadra a Tshisekedi, precisando che l’arrivo degli esperti di Washington si colloca nel quadro di un partenariato più ampio, concordato nel 2019.

Secondo i dati raccolti fino ad aprile 2020, gli Stati Uniti rappresentano il maggiore donatore bilaterale di Kinshasa e il singolo più grande contribuente finanziario della Missione di stabilizzazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite MONUSCO. L’ONU ha mantenuto la propria presenza nel Paese africano per 24 dei 59 anni dall’indipendenza, avvenuta nel 1960. Il mandato della missione è stato rinnovato il 19 dicembre 2019, con l’obiettivo di proteggere i civili, sostenere gli sforzi di stabilizzazione e rafforzare le istituzioni statali.

Tuttavia, ciò non ha portato a una soluzione definitiva e, dall’inizio del 2021, una nuova ondata di attacchi da parte di gruppi armati ha causato la morte di oltre 300 persone, aggravando la crisi umanitaria della Repubblica Democratica del Congo, il più grande Paese dell’Africa subsahariana, sede di una notevole ricchezza in termini di risorse naturali, tra cui circa 25 trilioni di dollari di riserve minerarie.

Storicamente, le Forze Democratiche Alleate sono una milizia ugandese che si è nascosta nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo a partire dal 1995. Dal 2018, l’organizzazione islamista sostiene di avere legami con lo Stato Islamico e, ad oggi, costituisce il gruppo armato più letale, responsabile di circa il 37% delle uccisioni civili.

La Chiesa cattolica ha affermato che l’organizzazione è ritenuta colpevole dell’uccisione di circa 6.000 civili dal 2013, mentre secondo il Kivu Security Tracker (KST), un gruppo di monitoraggio con sede negli Stati Uniti, sarebbero oltre 1.200 i morti, nella sola regione di Beni, dal 2017. Sinora, le forme di repressione delle autorità congolesi contro l’ADF hanno incluso uno “stato d’assedio”, con i membri delle forze di sicurezza che hanno sostituito alti funzionari nel Nord Kivu e nella vicina provincia di Ituri.

In realtà, sono oltre 100 i gruppi armati attualmente attivi nella Repubblica Democratica del Congo. Secondo il Kivu Security Tracker, le Forze Democratiche Alleate (ADF), le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR), l’Alleanza dei Patrioti per un Congo Libero e Sovrano (APCLS) e il Nduma Defense of Congo-Rénové (NDC-R) sono responsabili per oltre un terzo delle violenze nel Paese e della metà dei civili che vengono uccisi. 

Proprio la Repubblica Democratica del Congo è stata teatro, il 22 febbraio scorso, di un attacco che ha colpito il convoglio Onu in cui viaggiava l’ambasciatore italiano nel Paese, Luca Attanasio, mentre si spostava nella provincia orientale del Nord-Kivu, precisamente lungo il percorso tra Goma e Bukavu, nei pressi della cittadina di Kanyamahoro. Nella vettura era presente anche il Capo Delegazione Ue. Insieme all’ambasciatore italiano e al carabiniere della sua scorta anche un autista è stato ucciso nell’attacco, mentre diverse persone sono rimaste ferite. Ad oggi, le indagini sono ancora in corso. A giugno, la Procura italiana ha individuato un primo indagato in relazione all’omicidio. Si tratta di un funzionario del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite nel Paese africano, accusato di “omesse cautele”, ovvero di non aver preso tutte le misure di sicurezza necessarie per evitare un potenziale attacco contro il convoglio. Tuttavia, la sua identità non è stata rivelata.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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