Il Messico crea una nuova struttura di comando nelle forze armate

Pubblicato il 16 agosto 2021 alle 16:34 in America Latina Messico

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Il Governo messicano ha annunciato una nuova struttura di comando per gestire le questioni strettamente militari. Come spiegato in un comunicato dal Segretario alla Difesa Nazionale, i capi di Stato Maggiore dell’Esercito continueranno a supervisionare il variegato portafoglio di progetti dell’Esercito, mentre il nuovo Comando dell’Esercito Messicano si occuperà della formazione e altre questioni relative al personale. La segreteria ha spiegato che la precedente struttura “limitava l’interazione, il coordinamento e l’intesa con le Forze Armate di altri Paesi”.

Il presidente messicano, López Obrador, ha aumentato le funzioni dell’esercito a tal punto che ha sollevato preoccupazioni nel Paese. L’esercito messicano non solo supervisiona l’aeronautica, ma è anche incaricato di reclutare, addestrare e contribuire ai membri della Guardia Nazionale, l’organismo che il presidente considera un elemento chiave nella lotta alla criminalità.

I soldati stanno anche costruendo progetti ferroviari e si stanno impegnando in un programma di riforestazione, sono responsabili della protezione delle condutture contro il furto di carburante, contengono il flusso dei migranti e gestiscono molti degli uffici doganali del Paese.

L’assistente del segretario degli Interni, Alejandro Encinas, ha affermato che quasi l’80% degli omicidi odierni “è associato ad attività criminali”. Le autorità statali del Messico hanno affermato, il 31 luglio, di aver trovato 8 corpi, con ferite da arma da fuoco, in un luogo noto come Cerro Verde, nel comune di Cotija, dove le organizzazioni di trafficanti di droga stanno lottando per il controllo del territorio.

Il comune di Cotija si trova nel Nord-Ovest di Michoacán, vicino allo Stato di Jalisco, dove sono stati segnalati scontri tra diversi membri del cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) e membri dei cartelli Uniti per il controllo dell’area.

Il Michoacán è uno dei sei Stati del Paese, insieme a Guanajuato, a Baja California, a Jalisco, allo Stato del Messico e a Chihuahua, in cui si è concentrata la metà degli omicidi avvenuti durante la prima metà dell’anno, che ammontano a 16.937, secondo i dati della Segreteria per la Sicurezza e la Protezione dei Cittadini. Stando a quanto riferito dalle autorità statali, gli omicidi dolosi che sono avvenuti tra gennaio e giugno sono diminuiti del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

López Obrador, ha dichiarato, il 28 aprile, di non essere interessato ad arrestare i narcotrafficanti o ad impegnarsi in scontri contro i cartelli, aggiungendo che la sua amministrazione “non vuole che massacri o che agenti stranieri profanino i presunti signori della droga” nel territorio nazionale. Secondo Christopher Landau, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, il presidente messicano avrebbe adottato “un atteggiamento di laissez-faire” nei confronti dei narcotrafficanti, che potrebbe essere problematico sia per il Governo statunitense sia per lo stesso Paese latino-americano.

Le politiche di sicurezza sviluppate da López Obrador, durante i primi tre anni del suo Governo, sono state messe in discussione da diversi oppositori e analisti, i quali sostengono che non esiste un piano di sicurezza definito nel Paese.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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