Libia: istituita una zona militare sulla costa occidentale

Pubblicato il 16 agosto 2021 alle 11:17 in Africa Libia

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Mentre il Comitato militare congiunto 5+5 ha riferito di aver raggiunto un accordo sul piano volto ad allontanare forze e mercenari stranieri, il Consiglio presidenziale ha istituito una zona militare sulla costa occidentale. L’area è stata posta sotto il controllo delle forze libiche, e, nello specifico, sotto la guida dal maggior generale Salah al-Din al-Namroush.

Quest’ultimo, come evidenzia il quotidiano Asharq al-Awsat, è stato ministro della Difesa durante il precedente governo di Tripoli, altresì conosciuto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ed è noto per i suoi legami con la Turchia, a tal punto da essere soprannominato il “braccio destro di Ankara”. Stando a quanto dichiarato, il 15 agosto, dal Consiglio presidenziale libico, in qualità di comandante supremo delle Forze libiche, la zona militare sulla costa occidentale si estende dalla rotatoria di al-Ghiran, nell’Ovest di Tripoli, fino ai confini con la Tunisia. L’area verrà posta sotto il comando dell’esercito libico, il Ministero della Difesa ne controllerà l’aspetto finanziario, mentre il Capo di Stato Maggiore sarà responsabile della parte amministrativa.

La decisione del 15 agosto segue l’ordinanza del 7 agosto scorso, data in cui il Consiglio presidenziale ha ordinato alle unità militari operanti in Libia di seguire le proprie istruzioni, in quanto comandante supremo dell’esercito libico. Come stabilito a novembre 2020, nel corso dei primi incontri del Forum di Dialogo politico, tale carica consente all’organismo esecutivo di formare o dissolvere gruppi militari, così come nominare e licenziare ufficiali e comandanti militari.

L’annuncio del 15 agosto fa poi seguito all’incontro, svoltosi il 13 e il 14 agosto a Sirte, del Comitato militare congiunto 5+5, l’organismo formato a seguito della Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020 e che include delegati delle due parti belligeranti che si sono affrontate sui fronti di combattimento, l’esercito legato al GNA e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Le discussioni del 14 agosto hanno riguardato alcuni dossier specifici, ovvero l’allontanamento di forze e mercenari stranieri dalla Libia, lo scambio di detenuti e la nomina di un ministro della Difesa. In una dichiarazione rilasciata a margine dei colloqui, il Comitato ha esortato le autorità politiche libiche a congelare tutti gli accordi militari e i memoranda d’intesa raggiunti con altri Paesi, al fine di impedire che ulteriori mercenari e combattenti stranieri vengano inviati in Libia. Si tratta di una questione centrale per garantire stabilità, oltre ad essere uno dei punti dell’accordo di cessate il fuoco siglato il 23 ottobre 2020 dal suddetto Comitato. Stando a quanto stabilito, le forze straniere avrebbero dovuto abbandonare la Libia entro 90 giorni dall’intesa, ma tale scadenza non è stata mai rispettata.

Circa lo scambio di prigionieri, arrestati durante le successive operazioni militari, i membri del Comitato hanno riferito che saranno preparate le liste degli individui da rilasciare e si prevede che le operazioni verranno condotte nei prossimi giorni. Al contempo, sono stati raggiunti accordi per completare la seconda fase delle operazioni di sminamento sulla strada costiera che collega Sirte e Misurata, attuando altresì misure di sicurezza, mentre presto verrà riaperta anche la strada tra Sirte e Abu Qurayn. Non da ultimo, è stata rivolta attenzione alla nomina di un ministro della Difesa, un incarico sinora ricoperto dal primo ministro, Abdulhamid Dabaiba, alla luce delle divergenze tra l’Est e l’Ovest libico al momento della formazione del nuovo esecutivo libico, avvenuta a seguito delle elezioni del 5 febbraio scorso. In tale occasione, era stato stabilito di affidare momentaneamente la guida del Ministero della Difesa al premier, mentre al Consiglio presidenziale è stato affidato l’incarico di Comandante supremo delle Forze armate.

Infine, il Comitato militare 5+5 ha invitato il Forum di dialogo politico ad assumersi le proprie responsabilità e a privilegiare gli interessi della Libia, accelerando l’adozione della norma costituzionale volta a regolamentare le elezioni programmate per il 24 dicembre 2021. Sebbene dal 5 luglio siano iniziate le procedure di registrazione degli elettori libici, il cammino verso le elezioni previste per dicembre sembra essere ancora incerto. I dubbi derivano anche dalla mancanza di una base costituzionale, che si spera possa essere trovata entro agosto. Tra i punti al centro delle discussioni vi è la modalità di elezione del presidente, ovvero se attraverso il Parlamento o tramite il voto diretto della popolazione, oltre ai poteri da conferire al futuro capo di Stato e i criteri di candidatura. Un’altra questione riguarda l’organizzazione di un referendum costituzionale. A tal proposito, vi è chi spinge per tenere tale referendum prima del voto di dicembre e chi, invece, crede che sia più opportuno organizzare le dapprima le elezioni, sulla base di una norma costituzionale temporanea. 

Le elezioni programmate per il 24 dicembre 2021, laddove svolte, rappresenterebbero il culmine della fase di transizione democratica che la Libia sta vivendo. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020 nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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