L’Afghanistan e la sua ricchezza mineraria dal valore di un trilione di dollari

Pubblicato il 16 agosto 2021 alle 17:28 in Afghanistan Asia

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Nonostante il protrarsi delle violenze intestine, che hanno minato lo sviluppo del Paese e aumentato significativamente i livelli di povertà, nel sottosuolo dell’Afghanistan vi sono tra i più ricchi giacimenti minerari al mondo, il cui valore va oltre un trilione di dollari.

A rivelare la ricchezza sotterranea in Afghanistan è stato il The New York Times, citando quanto reso noto dalle autorità degli USA a seguito di approfondite ricerche condotte sul campo da un team di funzionari e geologi statunitensi. Le indagini hanno svelato che il potenziale minerario del Paese va ben oltre quello di qualsiasi altra riserva nota al mondo. A detta di alti funzionari statunitensi, tali risorse, se estratte, potrebbero radicalmente alterare in positivo l’economia dello Stato Centro-asiatico. Tra le maggiori scoperte, centrali sono quelle che hanno rivelato la presenza di ingenti quantità di ferro, rame, cobalto, oro e metalli preziosi. Considerando la portata delle riserve, dotate di minerali chiave per l’industria moderna, l’Afghanistan potrebbe diventare uno dei più grandi centri minerari al mondo. La suddetta testata statunitense ha poi citato un memorandum del Ministero della Difesa degli USA in cui si rivela che l’Afghanistan potrebbe diventare “l’Arabia Saudita del Litio”. Quest’ultima è una materia prima fondamentale per la produzione di gran parte delle moderne apparecchiature tecnologiche, anche in campo militare.

Il guadagno che il Paese potrebbe trarre dall’estrazione di tali risorse sarebbe in grado di dare una svolta significativa all’economia afghana, in gran parte basata sulla produzione di oppio e sul traffico di stupefacenti, nonché sui sussidi economici forniti dagli Stati Uniti e da altri Paesi. I giacimenti minerari sono presenti in tutto il Paese, tra cui anche le regioni Meridionali e Orientali, lungo il confine con il Pakistan. In tale quadro, è importante ricordare che, nel 2004, Washington aveva inviato in Afghanistan un gruppo di geologi statunitensi, come parte di un più ampio un progetto per la ricostruzione del Paese. La task force degli USA, in tale occasione, si era imbattuta in una serie di vecchi grafici e dati presso la biblioteca Afghan Geological Survey di Kabul. Tali dati suggerivano la presenza di molti giacimenti minerari nel Paese e, in un secondo momento, si è appreso che le informazioni erano state raccolte nel corso di esperimenti minerari sovietici. Questi ultimi erano stati condotti durante l’occupazione dell’Afghanistan da parte dell’Unione Sovietica, negli anni ‘80. Tuttavia, l’esistenza di tale documentazione non era nota poiché i dati erano stati nascosti dai ricercatori afghani, in concomitanza con il ritiro delle forze sovietiche, nel 1989. Solo successivamente, nel 2001, i geologi afghani decisero di restituire i grafici e i dati alla suddetta biblioteca.

Dopo aver consultato le datate carte russe, l’agenzia scientifica del governo degli Stati Uniti, la United States Geological Survey (USGS), ha iniziato, nel 2006, una serie di rilevamenti aerei delle risorse minerarie dell’Afghanistan, utilizzando avanzate apparecchiature per la misurazione gravitazionale e magnetica, servendosi di un aereo Orion P-3 della Marina statunitense. Considerando la ricchezza che era stata rivelata dalle prime indagini, il USGS ha deciso di avviare ulteriori ricerche nel 2007. Queste ultime, definite come le “più complete indagini geologiche mai condotte” in Afghanistan, hanno rivelato che il sottosuolo del Paese può contenere fino a 60 milioni di tonnellate di rame, 2,2 miliardi di tonnellate di ferro.

A questi si aggiungono 1,4 milioni di tonnellate di un’altra tipologia di minerali, definiti Rare Earth Elements (REE), come il lantanio, cerio, neodimio. Secondo quanto riferito da funzionari statunitensi, citati dalla testata USA The Diplomat, la fase iniziale di ricerca è stata condotta in una località afghana nella provincia Orientale di Ghazni. Tale analisi ha rivelato che il potenziale dei giacimenti di litio sarebbe analogo a quello delle riserve presenti in Bolivia, Paese che dispone delle più grandi vene di litio al mondo. L’USGS ha stimato che i depositi di Khanneshin, situati nella provincia Meridionale di Helmand, possono arrivare a produrre fino a 1,4 milioni di tonnellate di REE. Citando altri rapporti, analisti di The Diplomat hanno sottolineato che le risorse REE dell’Afghanistan possono essere tra le più grandi al mondo. Al giorno d’oggi, gli REE svolgono un ruolo essenziale nello sviluppo delle ultime tecnologie. Sono utilizzati per i telefoni cellulari, per i televisori, per i motori ibridi, ma anche per la tecnologia a laser e le batterie. Oltre a ciò, gli REE rappresentano una risorsa chiave anche nella produzione di apparecchiature militari, quali sistemi di navigazione per carri armati, sistemi di guida missilistica, nonché componenti per la difesa missilistica, satelliti e sistemi di comunicazione militari.

Per via della tumultuosa situazione politica interna, aggravatasi, il 15 agosto, dopo la presa di Kabul da parte dei talebani, l’Afghanistan è stato a lungo dipendente dai sostegni finanziari esteri. Tali scoperte, insieme al corretto sfruttamento ed estrazione delle risorse, potrebbero stabilizzare significativamente l’economia del Paese. Tuttavia, la situazione in Afghanistan rende difficile pensare che questo possa avvenire, date le numerose divisioni etniche, le costanti guerre interne, la mancanza di centri di formazione adeguati e, soprattutto, la carenza di strumenti necessari per l’estrazione. Pertanto, il rischio che la ricchezza sotterranea del Paese possa esacerbare ulteriormente il già sanguinoso conflitto interno, e sfociare in una corsa alle risorse, è alto.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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