Israele: intercettati missili provenienti da Gaza

Pubblicato il 16 agosto 2021 alle 16:07 in Israele Palestina

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Per la prima volta dalla tregua di maggio, le Forze di Difesa israeliana hanno riferito di aver intercettato e colpito un missile proveniente dalla Striscia di Gaza, nel primo pomeriggio di lunedì 16 agosto. Al momento, nessun gruppo palestinese ha rivendicato l’attacco, ma Israele ha puntato il dito contro Hamas.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, i missili lanciati sono stati due e l’obiettivo era Sderot, città situata nel Distretto Meridionale di Israele, distante circa un chilometro dal Nord della Striscia di Gaza. Le forze israeliane hanno riferito che il sistema di difesa missilistico Cupola di ferro ha intercettato e colpito uno dei due razzi, mentre del secondo non sono state date informazioni. Si pensa che questo sia precipitato in uno spazio aperto al confine, mentre fonti palestinesi hanno affermato che questo è caduto a Beit Hanun, a circa sei chilometri da Sderot.

Da parte sua, il sindaco del consiglio regionale di Sha’ar Hanegev, Ofir Liebstein, ha esortato il governo di Tel Aviv a rispondere all’attacco, definito “atroce”, che ha attivato le sirene di avvertimento della regione in pieno giorno. Lo stesso Liebstein ha poi evidenziato che è la prima volta, dal 21 maggio, che i territori israeliani vengono presi di mira da missili provenienti dalla Striscia di Gaza. Ad ogni modo, ha affermato il sindaco, si tratta di episodi che ostacolano il normale svolgimento della vita quotidiana e si spera che Israele sappia come preservare la deterrenza stabilita con l’operazione di maggio.

Il riferimento va alla violenta escalation scoppiata il 10 maggio, apparentemente terminata con la tregua del 21 maggio, raggiunta dai due protagonisti, Hamas e Israele, con la mediazione dell’Egitto. Le tensioni a Gaza hanno avuto inizio dopo che Hamas aveva avvertito il governo di Tel Aviv che avrebbe avviato un attacco su larga scala qualora le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound di al-Aqsa a Gerusalemme. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio e, nel corso dei giorni successivi, le offensive sono proseguite con attacchi da ambo le parti. Dopo 11 giorni di combattimenti, alle 2:00 di mattina del 21 maggio è entrato in vigore un cessate il fuoco.

Tuttavia, da allora le tensioni non si sono mai del tutto placate. In tale quadro, il 7 agosto, Israele ha effettuato un nuovo bombardamento contro la Striscia di Gaza, affermando di aver colpito le postazioni di Hamas, in risposta ai lanci di palloni incendiari provenienti dall’enclave palestinese, del giorno precedente, il 6 agosto. La parte palestinese, dal canto suo, ha riferito che le proprie operazioni continueranno fino a quando non verranno allentate le restrizioni di Israele su Gaza. Come spiegato da al-Araby al-Jadeed, proprio oggi, 16 agosto, scade l’ultimatum dato dai gruppi palestinesi ai mediatori impegnati a preservare il cessate il fuoco a Gaza, mentre la parte palestinese continua a lamentare il mancato avvio dei lavori di ricostruzione nell’enclave. Alla luce di un mancato impegno da parte di Israele, già il 12 agosto scorso, i gruppi palestinesi hanno messo in guardia da una nuova possibile escalation e si sono detti disposti a rispondere a qualsiasi azione israeliana.

Tra le misure attuate a seguito della tregua, il 25 luglio, Israele ha dimezzato la zona di pesca consentita al largo di Gaza. Quest’ultima misura è stata annunciata dall’ala militare dell’unità di Coordinamento delle attività del governo israeliano nei territori palestinesi (COGAT), la quale ha specificato che la zona di pesca consentita è stata ridotta da 12 a 6 miglia nautiche, in risposta a delle azioni ritenute essere una violazione della sovranità israeliana. Risale al 12 luglio la decisione di Israele con cui era stato stabilito di espandere la zona di pesca al largo di Gaza da 9 a 12 miglia nautiche. Tale misura, era stato affermato dal portavoce dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, derivava dall’apparente calma testimoniata nelle settimane precedenti e da una valutazione della situazione in termini di sicurezza. Non da ultimo, era stata consentita l’importazione di materiale medico, per la pesca, di materie prime per l’industria e per il settore tessile da Israele alla Striscia di Gaza, attraverso il valico di Kerem Shalom, mentre erano state autorizzate le attività di export di prodotti agricoli e tessili dall’enclave verso Israele.

Il 24 giugno, in un rapporto dell’ONU presentato al Consiglio di Sicurezza, era stato rilevato “un allarmante aumento del livello di violenza tra israeliani e palestinesi, comprese le ostilità tra Israele e i gruppi a Gaza con un’intensità che non si vedeva da anni”. Il documento sottolinea che il cessate il fuoco, dopo gli 11 giorni di combattimenti tra Tel Aviv e la Striscia, a maggio, “rimane molto fragile”, e ha aggiunto che le Nazioni Unite stanno lavorando a stretto contatto con Israele, con i palestinesi e con i partner internazionali, incluso l’Egitto, “per consolidare la cessazione delle ostilità, consentire l’ingresso di urgenti aiuti umanitari e stabilizzare la situazione a Gaza”.

Come riferito dal Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, l’ultima guerra a Gaza ha segnato la peggiore escalation delle ostilità tra Israele e Palestina dal 2014, con i gruppi armati palestinesi che hanno sparato oltre 4.000 razzi e proiettili verso Israele e le forze israeliane che hanno effettuato oltre 1.500 attacchi aerei, terrestri e marittimi attraverso la Striscia di Gaza. Le tensioni di maggio hanno provocato la morte di 259 palestinesi, di cui 66 bambini e 41 donne, e 9 israeliani, tra cui 2 bambini. Centinaia di israeliani sono rimasti feriti. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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