Cisgiordania: scontri a Jenin, 4 palestinesi rimasti uccisi

Pubblicato il 16 agosto 2021 alle 10:03 in Israele Palestina

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Quattro giovani palestinesi hanno perso la vita a seguito di scontri con le forze israeliane, nel campo profughi di Jenin, nel Nord della Cisgiordania.

La notizia è stata riportata, lunedì 16 agosto, dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base delle informazioni fornite da testimoni e fonti locali palestinesi. In particolare, le forze di polizia di frontiera israeliana hanno condotto un’operazione nelle prime ore del mattino, presumibilmente volta ad arrestare un individuo coinvolto in attività “terroristiche”. A detta delle fonti palestinesi, le “forze di occupazione” hanno preso d’assalto il campo profughi, alimentando scontri con i giovani locali. Gli agenti israeliani avrebbero aperto il fuoco contro i giovani palestinesi, i quali, a loro volta, sono stati visti lanciare pietre contro gli avversari.

Secondo le forze israeliane, diversi “terroristi” hanno aperto “fuoco pesante”, a distanza ravvicinata, contro i propri agenti, i quali sono stati costretti a rispondere per “neutralizzare i terroristi”. Stando a quanto precisato, non vi è stata nessuna vittima per la parte israeliana, mentre fonti mediche palestinesi hanno riferito della morte di 4 giovani palestinesi. Altri 3, rimasti feriti, sono stati arrestati dagli agenti di Israele. Fonti mediatiche palestinesi hanno poi precisato che l’obiettivo del raid israeliano era Muhammad Abu Zina, arrestato a seguito dell’operazione. Al momento, non sono ancora chiare le accuse rivolte da Israele contro Abu Zina.

Da parte sua, il governatore di Jenin, Akram Rajoub, ha messo in discussione la versione israeliana su quanto accaduto, affermando che si è trattato di un “massacro perpetrato dalle forze di occupazione”. Il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, ha anch’egli condannato l’episodio, mettendo in guardia da una escalation che interesserebbe una regione, la Cisgiordania, già instabile. Il gruppo palestinese Fatah ha invece annunciato uno sciopero generale a Jenin, in attesa dei funerali delle vittime, mentre un portavoce di Hamas, Hazim Qasim, ha sottolineato che gli atti di eroismo della gioventù palestinese non cesseranno in Cisgiordania fino a quando le forze di occupazione non si ritireranno.

Non è la prima volta che il campo profughi di Jenin è teatro di scontri tra forze israeliane e gruppi palestinesi. In generale, secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, nella regione è stata registrata la morte di 57 palestinesi dall’inizio del 2021, deceduti durante gli episodi di tensione con soldati israeliani. Si tratta del bilancio più elevato registrato dal 2016. Uno degli ultimi episodi risale al 3 agosto, quando un “sospetto terrorista”, Dia al-Sabarini, è rimasto ucciso a seguito di scontri con le forze israeliane a Jenin, che hanno provocato altresì  il ferimento di altri 5 palestinesi. Anche in tal caso, il raid di Israele era da inserirsi nel quadro di operazioni antiterrorismo. A tal proposito, a detta di Israele, lo stesso al-Sabarini era membro del gruppo “terroristico” delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa.

Ancora prima, nel corso di scontri verificatisi il 29 luglio, le truppe israeliane hanno sparato ad un ragazzo palestinese, colpendolo a morte. Le tensioni sono scoppiate durante il funerale di un dodicenne palestinese ucciso il giorno prima in Cisgiordania. “Shawkat Khalid Awad, 20 anni, è morto a Beit Ummar per ferite da arma da fuoco riportate alla testa e allo stomaco”, ha dichiarato il Ministero della Salute palestinese. Shawkat ha rappresentato il terzo giovane palestinese ucciso dal fuoco israeliano in pochi giorni, dopo Mohammed al-Alami e il 17enne Mohammed Munir al-Tamimi, morto il 24 luglio, per le ferite da arma da fuoco subite durante scontri nel villaggio di Beita. Nella serata di martedì 27 luglio, anche un uomo palestinese di 41 anni era stato ucciso vicino a Beita. La vittima si chiamava Shadi Omar Lotfi Salim e lavorava come tecnico per la gestione delle risorse idriche nella città. Le Forze di Difesa israeliana (IDF) hanno confermato l’uccisione, dichiarando che un proprio soldato avrebbe sparato contro il palestinese, avvicinatosi all’avamposto con aria minacciosa e tenendo in mano ciò che sembrava essere una sbarra di ferro. 

Gli episodi giungono mentre la tregua a Gaza, concordata il 21 maggio scorso, sembra reggere ancora . Questa ha posto fine a tensioni scoppiate il 10 maggio, che hanno visto protagonisti Israele e gruppi palestinesi, Hamas in primis. L’origine delle tensioni può essere fatta risalire agli sfratti ordinati presso Sheikh Jarrah, un quartiere residenziale situato a meno di un chilometro dalle mura della Città Vecchia di Gerusalemme, che Israele ritiene appartenga alla comunità ebraica.

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite, ed è soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. I territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, secondo cui la Cisgiordania è divisa in tre settori amministrativi, denominate aree A, B e C. Nello specifico, l’area A, pari al 18% della Cisgiordania, è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e rappresenta circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, pari al 61% della Cisgiordania, è controllata da Israele.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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