Brasile: Lula da Silva ribadisce il suo rifiuto verso il Governo di Bolsonaro

Pubblicato il 16 agosto 2021 alle 7:16 in America Latina Brasile

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L’ex presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, ha affermato che il Brasile “non merita di essere governato da un genocida come sta accadendo oggi” e che cercherà di impedire all’attuale capo di Stato, Jair Bolsonaro, di essere rieletto capo di Stato. “Bolsonaro non si è preso cura della pandemia, della carenza di cibo e dei salari. L’umiliazione che il Brasile sta subendo davanti al mondo non è possibile”, ha dichiarato l’ex presidente.

L’Articolazione dei Popoli Indigeni del Brasile (APIB) ha chiesto alla Corte Penale Internazionale (CPI), il 9 agosto, di indagare su Bolsonaro, per la sua “politica anti-indigena”, che descrivono come “genocidio”. “Riteniamo che in Brasile siano in corso atti che costituiscono crimini contro l’umanità, genocidio ed ecocidio. Data l’incapacità dell’attuale sistema giudiziario brasiliano di indagare, perseguire e giudicare questi comportamenti, denunciamo questi atti davanti alla comunità internazionale, mobilitando il CPI”, ha dichiarato Eloy Terena, coordinatore legale di APIB.

Gli indigeni brasiliani hanno denunciato che Bolsonaro ha incoraggiato l’utilizzo delle terre indigene e delle aree protette dell’Amazzonia, duramente colpite dalla deforestazione e dalle miniere illegali, per lo sfruttamento delle risorse.

Secondo un sondaggio pubblicato dall’’Istituto Paraná Pesquisas, Bolsonaro otterrebbe il 38,2% dei voti alle prossime elezioni presidenziali, mentre l’ex capo di Stato e fondatore del Partito dei lavoratori (PT), Lula da Silva, ne guadagnerebbe il 43,3%. L’Istituto ha stimato che la disapprovazione della candidatura di Bolsonaro sarebbe pari al 49,1%. Il sondaggio è basato sulla consultazione di circa 2.010 persone in 26 Stati brasiliani e nel Distretto Federale, tra il 24 e il 28 luglio.

Nel 2016, Lula era stato coinvolto in un processo anticorruzione, guidato dall’ex giudice Sergio Moro e noto come “Operazione Autolavaggio”. Questo aveva fatto cadere diverse figure di spicco della politica e degli affari brasiliani, che sono state accusate di cospirazione per appropriazione indebita di miliardi di dollari da parte della compagnia petrolifera statale Petrobras. Tra queste ci sarebbe anche l’ex presidente, che è stato successivamente condannato a 9 anni e mezzo di carcere per corruzione e riciclaggio di denaro.

Nel 2017, Lula era stato denunciato dalla procura di San Paolo per aver accettato tangenti da parte dall’impresa di costruzioni OAS, causando così un conseguente aumento della sua pena a circa 12 anni di reclusione. Ciò lo aveva estromesso dall’esercizio di cariche pubbliche e gli aveva impedito di partecipare alle elezioni presidenziali del 2018, che si erano poi concluse con la vittoria dell’attuale presidente del Brasile. “Non avrei mai immaginato di essere accusato di corruzione e che avrebbero cercato di distruggere la mia immagine”, ha affermato l’ex presidente.

Un giudice della Corte Suprema del Brasile aveva annullato, l’8 marzo, le condanne per corruzione di Lula, provocando la reazione dell’attuale presidente del Paese, che ha definito “catastrofica” l’amministrazione del Partito dei lavoratori dell’ex leader. “Sostengo che il popolo brasiliano non voglia un candidato come Lula alle presidenziali e tanto meno sta pensando alla sua possibile elezione”, aveva detto il capo dello Stato in un’intervista televisiva, avvenuta l’8 marzo.

Secondo un sondaggio pubblicato sul quotidiano O Estado de São Paulo e condotto dalla società di Inteligência em Pesquisa e Consultoria (Ipec), circa il 50% delle persone intervistate “voterebbe sicuramente” per l’ex presidente, mentre il 38% ha confermato di supportare ancora Bolsonaro. Stando a quanto riportato, Lula dunque sarebbe l’unico dei 10 potenziali candidati che potrebbe superare il leader del Paese alle presidenziali del 2022.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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