Armenia-Azerbaigian: continua l’escalation, morto un soldato armeno

Pubblicato il 16 agosto 2021 alle 11:05 in Armenia Azerbaigian

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Ministero della Difesa dell’Armenia ha dichiarato, lunedì 16 agosto, che un soldato del proprio Esercito è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco nella Repubblica autonoma di Nakhichevan, al confine tra l’Armenia e l’Azerbaigian. L’attacco è stato attribuito ad un cecchino azero.

A riportare la dichiarazione del Ministero di Erevan è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti, il medesimo lunedì. Secondo quanto reso noto, le Forze Armate azere, intorno le 9:50 ora locale, hanno aperto il fuoco contro le postazioni armene nei pressi della cittadina di Yeraskh, situata nel Sud-Ovest del Paese, al confine con l’Azerbaigian. Le contromisure adottate dalle Forze Armate armene per rispondere agli attacchi avrebbero causato vittime e feriti anche tra i militari azeri. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa di Baku ha negato le dichiarazioni di Erevan, affermando di non aver registrato alcuna vittima nei pressi del Lago Garagol, posto sotto il controllo azero. “Le affermazioni secondo cui unità dell’Esercito azero avrebbero aperto gli scontri nell’area di Garagol, in direzione del confine di Stato, e quelle riguardanti la morte di un militare azero, non sono vere” si legge nel comunicato ministeriale. Nella medesima dichiarazione, inoltre, Baku ha ribadito che l’Armenia, diffondendo tali “notizie false”, starebbe tentando di giustificare le “azioni di sabotaggio” che pianifica di avviare.

Gli ultimi scontri giungono dopo che il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha dichiarato di essere pronto ad avviare nuovi negoziati con l’Azerbaigian, così da porre fine alla storica disputa tra i due Paesi. Il premier di Erevan si è appellato al Gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), esortandolo a organizzare nuovi formati di colloqui di pace tra le parti belligeranti. Nonostante le suddette dichiarazioni di Erevan, l’11 agosto, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian aveva accusato l’Armenia di collocare i propri militari nel Karabakh, violando le disposizioni dell’accordo di pace del 9 novembre 2020. In tale area, secondo la tregua, dovrebbero trovarsi solo ed esclusivamente “peacekeeper” russi, al fine di mantenere stabile la situazione ed evitare nuove escalation. A detta di Baku, le Forze Armate di Erevan sarebbero state dispiegate nelle aree di Mukhtarkand, Shushakend, e nei territori confinanti con le regioni Orientali di Kelbajar e Lachin. In risposta alle violazioni di Erevan, l’Esercito di Baku ha annunciato “misure adeguate” per limitare la presenza di Erevan nei territori.

Tali sviluppi sono da collocare nel quadro della recente escalation tra Armenia e Azerbaigian, verificatasi il 28 luglio. In tale data, a partire dalle 4:00 ora locale, sono stati registrati intensi scontri ad arma da fuoco tra le divisioni di Erevan e Baku presso l’area Nord-Occidentale del confine. Secondo i dati resi noti dalle rispettive agenzie di stampa, Erevan ha riportato 3 vittime e 5 feriti, mentre il bilancio dei feriti di Baku era di 2 soldati. Le aree prese d’assalto sono state quelle di Sotk e Verin Shorzha, città armene nella regione di Gegharkunik.

A seguito dell’escalation, la Russia, che già aveva svolto il ruolo di mediatrice nel conflitto scoppiato il 27 settembre 2020, è intervenuta e ha invitato ambo le parti belligeranti a concordare un ulteriore cessate il fuoco. Secondo quanto reso noto, intorno le 10:00 del mattino ora locale, Baku ha accettato la tregua suggerita da Mosca. Poco dopo, analoghe dichiarazioni sono giunte dal Ministero della Difesa dell’Armenia.

Nonostante gli scontri del 28 luglio, è importante sottolineare che le violenze tra le due parti si verificano periodicamente. Da una parte, i militari azeri collocati presso la regione del Lago Nero starebbero tentando di avanzare e conquistare territori de jure armeni. Tra i focolai di tensione in cui, periodicamente, si verificano scontri e si registrano vittime e feriti, è importante menzionare la regione di Gegharkunik e la Repubblica autonoma di Nakhichevan, nei pressi della cittadina di Yeraskh. È per tale ragione che i Dipartimenti della Difesa dei due Paesi, supportati da numerosi attori internazionali, stanno tentando di raggiungere un accordo per porre fine alla storica disputa. Quest’ultima sorge dal fatto che sia Baku sia Erevan rivendicano territori analoghi poiché si servono di mappe sovietiche differenti. Un altro aspetto che contribuisce ad alimentare le tensioni tra i due Paesi fa riferimento al rimpatrio dei prigionieri di guerra dell’Armenia.  I tentativi di giungere a un ulteriore accordo di pace hanno portato, il 12 giugno e il 5 luglio, al rimpatrio di un totale di 30 prigionieri armeni. In cambio, Erevan ha ceduto alle autorità azere mappe in cui è indicata la posizione di quasi 200.000 mine nel Sud-Ovest dell’Azerbaigian. In ambo i casi, la mediazione di Stati Uniti e Georgia ha svolto un ruolo chiave e ha permesso alle parti belligeranti di trovare un punto d’incontro. 

L’ultima grave escalation, paragonabile a quella del 28 luglio, si era verificata il 12 maggio. In tale data, l’Armenia aveva accusato le Forze Armate dell’Azerbaigian di aver penetrato di 3,5 chilometri territorio de jure armeno. Da una parte, Erevan aveva dichiarato che tale provocazione aveva lo scopo di prendere il controllo di territorio armeno. Dall’altra, Baku aveva reso noto che le proprie truppe si stavano limitando a svolgere operazioni ingegneristiche e di demarcazione territoriale.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.