Afghanistan: per i talebani “la guerra è finita”

Pubblicato il 16 agosto 2021 alle 8:39 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Dopo aver preso il controllo del palazzo presidenziale a Kabul, i talebani si sono insediati nella capitale afgana, annunciando la rinascita dell’Emirato islamico. Nel frattempo, l’Italia e altri Paesi occidentali hanno avviato piani di evacuazione per il personale di ambasciate e connazionali.

Il 15 agosto, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha lasciato il Paese per recarsi in Tajikistan, dopo che i talebani avevano circondato la capitale nelle ore precedenti. Ciò ha consentito al gruppo islamista di insediarsi a Kabul, affermando di voler avviare trattative volte a formare un governo transitorio. Ghani, dal canto suo, in una dichiarazione pubblicata sul proprio profilo Facebook ha affermato: “I talebani hanno vinto… e ora sono responsabili dell’onore, della proprietà e della tutela dei loro connazionali”. Il capo di Stato ha poi aggiunto di essere fuggito per evitare un “bagno di sangue”, considerato che, laddove fosse rimasto in Afghanistan, “innumerevoli patrioti sarebbero stati martirizzati e la città di Kabul sarebbe stata distrutta”.

“La guerra è finita” sono invece state le parole di un portavoce dell’ufficio politico dei talebani, Mohammad Naeem, ad al-Jazeera, il quale ha riferito che il proprio gruppo non desidera isolarsi e che presto verrà chiarita la tipologia e la forma del futuro governo di Kabul. “Abbiamo ottenuto ciò che stavamo cercando, ovvero la libertà del nostro Paese e l’indipendenza del nostro popolo”, ha poi dichiarato Naeem, aggiungendo: “Non consentiremo a nessuno di utilizzare i nostri territori per colpire altri, e non vogliamo fare del male a nessuno”. Anche un funzionario della sicurezza centrale dei talebani, il mullah Qari Salahuddin, ha dichiarato ad al-Jazeera che il movimento è intenzionato a formare “un governo partecipativo”, con le diverse componenti della popolazione, in quanto nessun partito potrà controllare da solo l’esecutivo. Ad ogni modo, la decisione finale spetterà al comitato politico dei talebani.

Come precisato dal mullah, la consegna delle sedi governative dell’Afghanistan ai talebani è avvenuta senza spargimenti di sangue e, al momento, sono in corso accordi per consentire il ritorno dei leader del movimento a Kabul. Un’altra fonte interna al movimento ha precisato che i talebani hanno schierato gruppi di 15 uomini armati ciascuno presso tutte le sedi del governo, ambasciate e missioni diplomatiche, al fine di garantirne la sicurezza, mentre sono stati istituiti posti di blocco presso le vie d’accesso e le arterie principali della capitale.

Per lunedì 16 agosto, è prevista una sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sebbene i rappresentanti dei 15 Paesi membri, già il 3 agosto scorso, abbiano espresso il proprio rifiuto della rinascita dell’Emirato islamico. Nel frattempo, la capitale afgana sembra assistere a una calma apparente, mentre l’aeroporto internazionale è  caratterizzato da una situazione di caos, provocato dalla fuga di centinaia di cittadini desiderosi di abbandonare il Paese. Un video diffuso sui social media ha mostrato decine di uomini mentre cercavano di arrampicarsi su una passerella di un aereo in partenza, portando le forze degli USA che gestiscono l’aeroporto a sparare colpi in aria per impedire ai cittadini afgani di salire sull’aereo militare. Fonti locali hanno poi riferito che, sinora, vi sono state almeno 5 vittime, ma non è chiaro come queste abbiano perso la vita, se per colpi di arma da fuoco o nella calca.

Il 15 agosto, il Pentagono ha autorizzato l’invio di altri 1.000 soldati per sostenere le operazioni di evacuazione di cittadini statunitensi e di afghani loro collaboratori. In tal modo, la presenza di Washington in Afghanistan è salita a 6.000 militari in 48 ore, perlopiù volti “all’assunzione del controllo del traffico aereo”. Poi, nelle prime ore del 16 agosto, un portavoce del Dipartimento di Stato degli USA, ha riferito che tutto il personale dell’ambasciata, tra cui anche l’ambasciatore Ross Wilson, è stato trasferito all’aeroporto di Kabul, mentre la bandiera statunitense è stata rimossa dal compound della rappresentanza diplomatica.

Parallelamente, più di 60 Paesi occidentali, tra cui Gran Bretagna, Francia e Giappone, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, in cui hanno affermato che coloro che desiderano lasciare l’Afghanistan devono poterlo fare. “Strade, aeroporti e valichi di frontiera devono rimanere aperti e deve essere mantenuta la calma”, si legge nella dichiarazione diramata dal Servizio europeo per l’azione esterna. In generale, sono diversi i Paesi occidentali che hanno riferito di essere impegnati nelle operazioni di evacuazione di connazionali e dipendenti afgani. Mosca, invece, ha affermato che, per il momento, la propria ambasciata a Kabul non verrà evacuata, mentre Ankara ha fatto sapere che la rappresentanza continuerà le proprie attività.

Circa l’Italia, il personale dell’ambasciata e i cittadini italiani che hanno risposto all’appello della Farnesina sono arrivati all’aeroporto di Kabul già nella sera del 15 agosto e il loro arrivo in patria è previsto per oggi, 16 agosto. Come riferito precedentemente dallo Stato Maggiore della Difesa: “Militari del Comando operativo di vertice interforze, opportunamente supportati da elementi dell’Esercito, raggiungeranno la capitale afghana a bordo di un KC767 dell’Aeronautica Militare e avranno il compito di dirigere e coordinare a Kabul il rientro in Patria del personale diplomatico, dei connazionali e dei collaboratori afghani”.

La ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha poi dichiarato: “In Afghanistan è avvenuto tutto in pochissimo tempo. Anche andare in aeroporto può essere un problema. Ci sono dei comunicati dei Talebani secondo cui non faranno interventi immediati fino a quando non ci sarà un’azione congiunta da parte delle autorità locali. Questo dovrebbe garantire la partenza degli italiani che sono lì e di coloro che hanno cooperato con le forze armate, medici, interpreti. Faremo di tutto per farli arrivare in Italia in sicurezza”.

Quanto accaduto a Kabul il 15 agosto ha rappresentato l’apice di tensioni in corso da settimane, che hanno consentito ai talebani di prendere progressivamente il controllo del Paese. In realtà, la massiccia offensiva su scala nazionale del gruppo islamista ha avuto inizio ad aprile, da quando il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato che le truppe statunitensi si sarebbero ritirate dall’Afghanistan, dopo due decenni di presenza sul campo. Il ritorno in patria dei soldati degli USA era stato concordato dai rappresentanti di Washington e dei talebani in occasione di uno “storico” accordo di pace concluso tra le parti a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020. L’intesa prevedeva, inoltre, una tabella di marcia verso la pace in Afghanistan, la fine dei rapporti tra talebani ed al-Qaeda e la cessazione delle offensive contro i grandi centri urbani. Tuttavia, l’accordo è stato violato più volte e non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.