Afghanistan: le reazioni contrastanti delle parti belligeranti in Yemen

Pubblicato il 16 agosto 2021 alle 12:40 in Afghanistan Yemen

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Gli ultimi eventi in Afghanistan hanno suscitato reazioni contrastanti in Yemen. Mentre i ribelli Houthi hanno accolto con favore il ritiro delle forze statunitensi dal Paese asiatico, il governo riconosciuto a livello internazionale ha espresso preoccupazione, esortando la popolazione yemenita a “trarre insegnamento”.

In particolare, il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, in dichiarazioni rilasciate ai media yemeniti, ha messo in luce come la caduta di città e regioni afgane in mano ai talebani derivi da “divergenze e divisioni tra forze politiche e sociali”, che non sono state in grado di unificare i propri sforzi nel quadro di una leadership ufficiale. Non da ultimo, a detta del ministro, a pesare sulla situazione attuale vi è stato il mancato sostegno della comunità internazionale per porre fine a tensioni in corso dal 2001. “Il controllo del territorio da parte dei talebani sulla carta geografica afgana è forse il fine ultimo? O, invece, è un segno del crollo dello Stato e di una deriva del Paese in un nuovo ciclo di sangue e guerra civile, del deterioramento delle condizioni economiche, della mancanza di democrazia e libertà, del suo isolamento internazionale e della sua trasformazione in un focolaio di terrorismo e in un trampolino di lancio per minacciare la sicurezza e la pace internazionale?” ha chiesto al-Eryani.

Alla luce di ciò, il ministro ha invitato il popolo yemenita a trarre lezione da quanto accaduto in Afghanistan, dando priorità all’interesse della nazione, voltando pagina rispetto al passato, risanando le divergenze e unendosi sotto la guida della “legittimità costituzionale”, rappresentata dal presidente dello Yemen, Rabbo Mansour Hadi. Al contempo, tutte le forze sono state esortate a mobilitarsi e a profondere sforzi insieme all’esercito nazionale e ai gruppi di resistenza, a loro volta coadiuvati dalla coalizione a guida saudita, per continuare a contrastare le milizie di ribelli sciiti Houthi. Il fine ultimo è evitare che anche in Yemen si profili un “destino oscuro” come quello afgano.

Da parte loro, stando a quanto riporta il quotidiano al-Arab, gli Houthi hanno accolto con favore il ritiro delle forze statunitensi dall’Afganistan e il crollo dell’autorità governativa e presidenziale, conseguenza della progressiva avanzata del gruppo islamista. Per i ribelli sciiti, quanto accaduto nel Paese asiatico dimostra che qualsiasi tipo di “occupazione” straniera, breve o lunga che sia, è destinata a finire. Come l’Afghanistan, anche lo Yemen è nelle mani di un governo che agisce per conto di forze occupanti. Pertanto, gli eventi degli ultimi giorni possono servire da lezione anche per le autorità yemenite ritenute legittime, mentre “è giunto il momento che i promotori dell’aggressione si rendano conto che il bullismo nei confronti della popolazione locale è un crimine che non porta alla creazione di uno Stato o di un esercito, ma viene punito con la sconfitta”, sono state le parole di un portavoce degli Houthi, Muhammad Abd al-Salam.

Nel commentare la situazione in Afghanistan, alcuni analisti yemeniti hanno fatto un parallelismo tra Yemen e Afghanistan, affermando che, in entrambi i Paesi, le autorità esecutive sembrano dipendere dal sostegno di alleati esterni. Tuttavia, provare a costruire uno Stato in tal modo, cedendo i diritti del popolo e la sovranità della nazione a parti terze, è destinato al fallimento. Un ricercatore e scrittore yemenita, Maged al-Madhaji, ha poi evidenziato somiglianze tra Houthi e talebani, entrambi caratterizzati da estremismo e violenza, mentre la dichiarazione del portavoce al-Salam è da intendersi come un avvertimento lanciato da un gruppo affiliato ai talebani.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014. Questa vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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