Afghanistan: la reazione della Russia

Pubblicato il 16 agosto 2021 alle 12:51 in Afghanistan Russia

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La Russia ha annunciato, lunedì 16 agosto, che il proprio ambasciatore in Afghanistan, Dmitry Zhirnov, terrà un incontro a Kabul, il 17 agosto, con la leadership dei talebani. Sulla base dell’esito dei negoziati, nonché a seconda della linea politica che i militanti decideranno di adottare, Mosca stabilirà se riconoscere o meno il nuovo governo ad interim dei talebani.

A riportare tali dichiarazioni, il medesimo lunedì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS. “Il nostro ambasciatore è in contatto con la leadership talebana, domani incontrerà il coordinatore della sicurezza” del gruppo islamista, ha riferito lunedì l’inviato speciale della Russia per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, in un’intervista alla stazione radio statale Ekho Moskvy. “Il riconoscimento o il non riconoscimento dipenderà dal comportamento delle nuove autorità. Osserveremo attentamente con quale responsabilità governeranno il Paese nel prossimo futuro. Sulla base dei risultati, la leadership russa trarrà le dovute conclusioni”, ha dichiarato il rappresentante russo. Kabulov ha poi chiarito che i colloqui bilaterali del 17 agosto saranno focalizzati anche su come il gruppo di militanti intende garantire la sicurezza al personale dell’Ambasciata russa nella capitale afghana, una delle poche strutture diplomatiche ancora non evacuata completamente, insieme a quella della Cina. In tale quadro, è importante sottolineare che Kabulov, il medesimo lunedì, ha poi annunciato che il movimento dei talebani ha “messo in sicurezza il perimetro esterno dell’Ambasciata russa a Kabul”.

Il giorno precedente, il 15 agosto, mentre i miliziani completavano la loro conquista militare dell’Afghanistan, ultimata con la presa di Kabul, l’inviato speciale russo aveva affermato che Mosca non intendeva evacuare la propria Ambasciata perché i militanti avevano assicurato la protezione del personale diplomatico. Nonostante ciò, il giorno successivo, Kabulov ha dichiarato che parte dei funzionari presso la struttura sarebbe stata “evacuata”. “Abbiamo un’Ambasciata relativamente grande in Afghanistan, in cui operano almeno 100 persone”, ha dichiarato l’inviato speciale russo. “Alcuni dei nostri dipendenti saranno mandati in vacanza o evacuati”, per evitare “un’elevata concentrazione di personale”, ha spiegato il rappresentante.

Commentando gli ultimi sviluppi nel Paese Centro-asiatico, Kabulov ha rivelato che la Russia è rimasta “sorpresa” dalla rapidità con cui le forze islamiste siano riuscite a prendere il controllo di Kabul. Nello specifico, Mosca non si aspettava che il governo afghano si arrendesse senza combattere, piuttosto riteneva più probabile che le autorità di Kabul avviassero un meccanismo di “resistenza”.  Per quanto concerne gli ultimi sviluppi nella capitale afghana, TASS ha riferito che Kabulov ha definito “stabile” la situazione a Kabul, affermando che i militanti sarebbero entrati “pacificamente” nel centro urbano.

In tale quadro, è importante ricordare che la Russia, negli ultimi anni, ha più volte intrattenuto relazioni con i leader del movimento dei talebani. Ad accomunare Mosca e i militanti è la posizione riguardo il dispiegamento di truppe statunitensi e della NATO nel Paese Centro Asiatico. Per il Cremlino, la presenza militare degli USA nei pressi dei propri confini è una minaccia alla sicurezza del Paese e degli altri Stati alleati, quali Tagikistan e Uzbekistan. Dall’altra, i talebani, senza gli Stati Uniti attivi nel Paese, potranno raggiungere l’obiettivo di proclamare la rinascita dell’Emirato islamico dell’Afghanistan.

Gli ultimi colloqui tra Mosca e i talebani si sono svolti nella capitale russa, dall’8 al 9 luglio, quando i militanti avevano già preso il controllo di due terzi degli avamposti del governo afghano, soprattutto dei valichi di frontiera collocati nella provincia Nord-Orientale del Badakhshan. A prendere parte ai bilaterali russo-talebani era stato Kabulov e un gruppo di lavoro talebano formato da 4 funzionari e guidato da Mohammad Sohail Shahin. In tale occasione, sul tavolo delle discussioni le parti avevano posto la sicurezza dei Paesi vicini all’Afghanistan, soprattutto del Tagikistan e dell’Uzbekistan. Questi ultimi, nell’ultimo periodo, sono stati più volte costretti a fornire asilo alle forze governative in ritirata dalla violenta marcia verso Nord dei talebani. Da parte loro, i militanti hanno garantito la sicurezza delle missioni diplomatiche straniere in Afghanistan, nonché quella dei Paesi vicini.

Nonostante ciò, Russia, Uzbekistan e Tagikistan, sullo sfondo della marcia dei talebani, hanno tenuto esercitazioni militari congiunte su larga scala al confine con l’Afghanistan. Le manovre sono state avviate il 2 agosto e si sono concluse il 10 dello stesso mese. Tali operazioni hanno coinvolto un totale di 2.500 militari dei tre Paesi, i quali si sono focalizzati soprattutto in operazioni di protezione dei confini e in attività antiterroristiche.

 L’impegno del Cremlino nel garantire la sicurezza regionale in Asia Centrale – soprattutto con il timore che emergano nuove cellule terroristiche nei vari Stati confinanti con l’Afghanistan – si è anche concretizzato con il finanziamento di una nuova base militare in Tagikistan. Nello specifico, il Cremlino ha annunciato, il 12 agosto, di aver attivato un finanziamento di 1,1 milioni di dollari per la costruzione di un nuovo avamposto militare nella provincia tagika di Khatlon, adiacente alla provincia afghana di Kunduz. Secondo i rappresentanti russi, tale area è una delle più “vulnerabili” lungo il confine.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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