Afghanistan: la posizione della Cina sugli ultimi sviluppi

Pubblicato il 16 agosto 2021 alle 13:46 in Afghanistan Cina

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La portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, Hua Chunying, il 16 agosto, ha commentato le ultime vicende relative all’Afghanistan, dove, il giorno prima, i talebani hanno preso il controllo definitivo sulle istituzioni del Paese, dopo una rapida avanzata in tutto il territorio nazionale contro le forze governative, che ha indotto il presidente Ashraf Ghani a lasciare il Paese.

Parlando dell’attuale situazione afghana, Hua ha affermato che il Paese ha assistito a grandi cambiamenti e che la Cina rispetta la volontà e le scelte del popolo dell’Afghanistan. La fine del conflitto afghano e la pace, per Pechino, sono la volontà unanime di circa 30 milioni di afghani e ciò che si aspettano la comunità internazionale e i Paesi della regione. Dopo l’annuncio da parte dei talebani con il quale la guerra in Afghanistan è stata dichiarata finita, il 15 agosto, i militanti hanno promesso di negoziare l’istituzione di un governo islamico aperto e inclusivo e di garantire la sicurezza dei cittadini afgani e delle missioni straniere in Afghanistan. A tal proposito, la Cina ha affermato di aspettarsi innanzitutto il rispetto di quanto dichiarato dal gruppo.

Rispetto alla presenza diplomatica cinese in Afghanistan, Hua ha dichiarato che l’ambasciata della Cina nel Paese sta operando normalmente e che l’ambasciatore, Wang Yu, e il personale diplomatico cinese continueranno a svolgere i propri compiti. Al contempo, la maggior parte dei cittadini cinesi in Afghanistan sono già rientrati in Cina su disposizione dell’ambasciata, mentre sono ancora presenti nel Paese persone che hanno deciso volontariamente di restare e che sono in stretto contatto con l’ambasciata.

In merito al possibile riconoscimento di un governo afghano guidato dai talebani e alle possibili conseguenze per la Cina, Hua ha dichiarato che la Cina ha mantenuto contatti e comunicazioni con i talebani, promuovendo una soluzione pacifica della questione afghana. La Cina spera che i talebani insieme a tutti i partiti afghani e a tutte le etnie possano realizzare una pace duratura. Hua ha dichiarato che, in più occasioni, i talebani hanno affermato di voler sviluppare buone relazioni con la Cina e di aspettarsi che Pechino partecipi alla ricostruzione dell’Afghanistan. Oltre a questo, il gruppo ha assicurato a Pechino che non permetterà ad alcuna forza di utilizzare il territorio afghano per danneggiare la Cina. Da parte sua, Pechino ha quindi intenzione di continuare a sviluppare la cooperazione con l’Afghanistan e di svolgere un ruolo costruttivo nella pace e nella ricostruzione del Paese.

Hua ha ricordato che, il 28 luglio scorso, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, aveva incontrato una delegazione di nove membri dei talebani capeggiata dal capo politico dell’organizzazione, Mullah Abdul Ghani Baradar, a Tianjin, in Cina. In tale occasione, Wang aveva promesso sostegno per il ruolo dei talebani nella ricostruzione dell’Afghanistan e aveva chiesto loro di interrompere i legami con l’East Turkestan Islamic Movement (ETIM), accusato da Pechino di aver perpetrato attacchi nella regione cinese dello Xinjiang. Per Pechino, tra i membri dell’etnia musulmana e turcofona degli uiguri che vivono nello Xinjiang vi sarebbero persone affiliate all’organizzazione. Quest’ultima era stata fondata nel 1993 da gruppi di jihadisti di etnia uigura provenienti proprio dalla regione autonoma cinese dello Xinjiang, il cui obiettivo sarebbe quello di istituire uno Stato islamico indipendente nel Turkestan dell’Est, termine utilizzato oggi dai separatisti per riferirsi allo Xinjiang.

Parlando con i talebani, Wang aveva poi affermato che il ritiro “frettoloso” dei militari degli USA e della NATO dal Paese avrebbe segnato il fallimento delle politiche statunitensi sull’Afghanistan. Rispetto ai talebani, invece, Wang aveva descritto l’organizzazione come una forza militare e politica fondamentale in Afghanistan.

Come riferito da South China Morning Post, per la Cina, la rapida ascesa dei talebani culminata con la presa di Kabul del 15 agosto avrebbe sollevato timori rispetto al fatto che la possibile instabilità determinata da tali eventi possa propagarsi alla regione dello Xinjiang e danneggiare gli investimenti del progetto delle Nuove Vie della Seta. La Cina non ha ancora dichiarato apertamente che riconoscerà i talebani come nuovi leader del Paese centro-asiatico ma è inevitabile che continuerà ad avere rapporti con il gruppo, che ha definito la Cina “un Paese amico”. Tra le possibili criticità per la Cina determinate da un ambiente di sicurezza caotico in Afghanistan vi sarebbero una maggiore libertà di operazione per gruppi terroristici nel Paese e un possibile afflusso di richiedenti asilo ai propri confini. Per i talebani, sarà invece fondamentare avere sostegno economico per lo sviluppo del Paese e la Cina potrebbe aiutare in tal senso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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