Afghanistan, talebani a Kabul: possibili dimissioni del presidente Ghani

Pubblicato il 15 agosto 2021 alle 12:17 in Afghanistan Asia

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Il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, si potrebbe dimettere, nelle prossime ore di domenica 15 agosto, dopo che i militanti talebani hanno assediato Kabul, capitale del Paese Centro Asiatico, da tutte le direzioni.

A riferire la notizia è stato il quotidiano in lingua inglese al-Arabiya, citando fonti proprie. Al momento, le medesime fonti hanno rivelato che sarebbero in corso trattative tra il governo afghano e i rappresentanti dei talebani, all’interno del palazzo presidenziale di Kabul. Stando a quanto dichiarato dal Ministero degli Interni dell’Afghanistan, a seguito delle dimissioni di Ghani il potere sarà trasferito in modo “pacifico” ad un governo ad interim guidato dai militanti. Lo scopo è di evitare che i sanguinosi scontri tra le parti in conflitto si protraggano ulteriormente.

L’annuncio giunge a poche ore dall’assedio dei talebani a Kabul. I miliziani sono entrati nella capitale da tutte le direzioni e i combattimenti tra le forze di sicurezza afghane e i militanti hanno avuto luogo nelle aree Settentrionali e Meridionali di Kabul. Le violenze tra le parti si sono consumate nonostante un portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, avesse ordinato ai miliziani di non utilizzare mezzi violenti nella città, al fine di permettere ai residenti di fuggire verso aree più sicure. Il medesimo portavoce ha poi spiegato che le azioni del gruppo non hanno scopo “vendicativo”, ribadendo l’intenzione di concedere amnistia ai funzionari governativi e militari.

Secondo quanto reso noto da al-Arabiya, i residenti della capitale si sarebbero catapultati presso gli istituti di credito per ritirare i propri risparmi, prima della chiusura finale delle banche per mancanza liquidità. Per quanto riguarda il personale diplomatico statunitense e dell’Unione Europea, continua il processo di evacuazione dei funzionari. Alcuni gruppi sono stati trasportati verso luoghi più sicuri attraverso un elicottero. Al momento, sarebbero meno di 50 i diplomatici statunitensi ad essere rimasti presso la propria Ambasciata a Kabul. Anche i funzionari dell’Unione Europea che si trovavano nella capitale sono stati trasportati in aree più sicure. Il Ministero degli Interni del Regno Unito ha affermato che i propri funzionari sono ancora operativi al fine di garantire ai cittadini britannici nella capitale il rimpatrio nel territorio. La Russia, dall’altra parte, ha dichiarato di non avere intenzione di evacuare i propri funzionari da Kabul. Tale decisione è legata al fatto che i talebani, lo stesso giorno, hanno assicurato di non mettere in pericolo la sicurezza dei funzionari presso l’Ambasciata russa.

Gli ultimi sviluppi giungono un giorno dopo gli assedi fulminei dei miliziani, che continuano a guadagnare territorio e centri abitati a discapito delle forze governative. Nello specifico, il 14 agosto, i talebani hanno lanciato un assedio su più fronti contro la città di Mazar-i-Sharif, un importante centro urbano nel Nord dell’Afghanistan, nella provincia di Balkh. Parallelamente, il 13 agosto, gli USA hanno inviato nel Paese Centro Asiatico il primo contingente di 3.000 Marines per contribuire alla parziale evacuazione dell’Ambasciata statunitense a Kabul. Altri rinforzi saranno dispiegati nel Paese entro, il 15 agosto, portando a circa 5.000 la quota di militari degli USA dispiegati nuovamente in Afghanistan. Il Pentagono sta anche trasferendo da 4.500 a 5.000 soldati aggiuntivi nelle proprie basi in Qatar e Kuwait, tra questi 1.000 tra i soldati in Qatar serviranno ad accelerare l’elaborazione dei visti per i traduttori afgani e altri cittadini che temono ritorsioni da parte dei talebani per aver lavorato con gli statunitensi.

Nell’ultimo periodo, i talebani hanno preso il controllo di gran parte dell’Afghanistan, sarebbero pochi i centri abitati ancora sotto il controllo del governo. L’avanzata dei talebani si è intensificata da quando la nuova amministrazione statunitense, guidata da Biden, ha confermato il graduale ritiro delle truppe, che sarà ultimato entro il 31 agosto.  Quest’ultimo era stato concordato dagli USA e dai Talebani in occasione dell’Accordo di pace concluso tra le parti a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020. Tuttavia, è da decenni che il Paese è caratterizzato da una profonda instabilità politica. I talebani, un’organizzazione di matrice fondamentalista islamista, sono stati dapprima impegnati nella lotta antisovietica in Afghanistan. Una serie di guerre intestine ha poi visto trionfare questi ultimi, che nel 2001 controllavano la maggioranza del territorio afghano. Lo stesso anno, con l’intervento degli Stati Uniti e il successivo sostegno offerto dalla NATO il regime teocratico instaurato dai talebani è stato rovesciato. Tuttavia, il gruppo ha continuato a lottare per il controllo del territorio e per l’imposizione di un emirato islamico in Afghanistan, lanciando attacchi contro le truppe della coalizione internazionale dell’Alleanza Atlantica schierate in Afghanistan, nonché contro le forze governative di Kabul, considerate “burattini” delle potenze occidentali.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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