Afghanistan: il “Leone di Herat” catturato dai talebani

Pubblicato il 14 agosto 2021 alle 6:02 in Afghanistan Iran

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I funzionari locali afghani hanno riferito la notizia della cattura da parte dei talebani di Ismail Khan, un comandante delle milizie di Herat che supportano il governo di Kabul. 

La caduta di Herat, la terza più grande città del Paese, rappresenta un duro colpo al governo del presidente Ashraf Ghani e per la stabilità dell’Afghanistan. Il 13 agosto, un funzionario locale, citato dall’agenzia di stampa Reuters, ha affermato che le forze governative si sono ritirate dall’aeroporto di Herat, a 15 km dalla città, e dal quartier generale del comandante dell’Army Corps, le ultime zone strategiche rimaste sotto il loro controllo. “Le famiglie se ne sono andate o si nascondono nelle loro case”, ha dichiarato un residente, che ha descritto Herat come una “città fantasma”.

Intanto, Ismail Khan, un uomo di circa 70 anni, che è stato il principale leader della milizia anti-talebana nella provincia, insieme al governatore e ai funzionari della sicurezza, è stato consegnato ai talebani, sulla base di un accordo stretto con i militanti, i cui dettagli non sono noti. La cattura di Khan, confermata dal portavoce talebano Zabiullah Mujahid, ha garantito al gruppo di inviare un segnale forte riguardo allo sgretolamento della resistenza nella città. Foto e video che mostrano il comandante apparentemente nelle mani degli insorti sono stati ampiamente condivisi sui social media, anche se non è stato possibile verificare la loro veridicità. 

Mohammad Ismail Khan, conosciuto come il “Leone di Herat”, è noto per aver aver partecipato alle guerre in Afghanistan fin dalla rivolta antigovernativa che ha contribuito a innescare l’intervento sovietico del 1979. Il suo ritorno sul campo di battaglia, annunciato a luglio, è stato un chiaro segno della situazione difficile in cui versavano alcune zone dell’Afghanistan, di fronte all’avanzata dei talebani. In tale occasione, il comandante ha, inoltre, dichiarato che centinaia di civili armati dalle province di Ghor, Badghis, Nimroz, Farah, Helmand e Kandahar si erano già uniti al gruppo, con l’intenzione di contribuire a colmare il vuoto lasciato con il ritiro delle forze armate della NATO. “Presto andremo in prima linea e con l’aiuto di Dio cambieremo la situazione”, aveva dichiarato Khan ai giornalisti a luglio. 

Intanto, il 13 agosto, in vista dell’imminente conquista di Herat, il Ministero degli Esteri del vicino Iran ha esortato i talebani a garantire la sicurezza dei suoi diplomatici e del personale presso il suo consolato. “Considerando il dominio dei talebani sulla città di Herat, suggeriamo una la loro seria attenzione a garantire la completa sicurezza e salute dei diplomatici e delle strutture diplomatiche”, ha scritto su Twitter il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh. “I nostri diplomatici, come i diplomatici degli altri tre Paesi presenti a Herat, sono in perfetta salute e sicurezza e non hanno preoccupazioni”, aveva affermato il funzionario del ministero degli Esteri iraniano, Rasoul Mousavi. In risposta all’avanzata dei talebani, il Pentagono ha affermato che invierà circa 3.000 soldati in più entro 48 ore, per aiutare a evacuare il personale dell’ambasciata degli Stati Uniti. La Gran Bretagna ha riferito che avrebbe schierato circa 600 soldati per aiutare i suoi cittadini a lasciare il Paese, mentre altre ambasciate e gruppi umanitari hanno affermato che anche loro stavano facendo ritirare il proprio personale. 

L’Afghanistan ha vissuto decenni di conflitti e violenze, prima con l’invasione sovietica, poi con le lotte interne e la presa del potere dei talebani e successivamente con una sanguinosa guerra civile e l’aumento della minaccia terroristica. Nel 2001, dopo gli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti hanno invaso il Paese, accusato di essere la base logistica dalla quale al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli USA e il luogo dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Dopo quasi due decenni di conflitto, un’importante svolta diplomatica era arrivata con l’accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020. Questo prevedeva, tra le altre cose, una tabella di marcia verso la pace, la fine dei rapporti tra talebani ed al-Qaeda, la cessazione delle offensive contro i grandi centri urbani e il ritiro delle truppe straniere. Tuttavia, l’intesa è stata violata da entrambe le parti e non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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