Scontri tra afghani e forze armate pakistane al confine

Pubblicato il 13 agosto 2021 alle 16:22 in Afghanistan Pakistan

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Le forze armate del Pakistan si sono scontrate con centinaia di cittadini afghani bloccati sul lato pakistano di un valico di frontiera tra i due Paesi, dopo la chiusura da parte dei talebani. 

I disordini sono scoppiati il 12 agosto dopo che un viaggiatore afgano di 56 anni è morto per un attacco di cuor, mentre aspettava sotto il sole di entrare in Afghanistan attraverso il valico di Chaman-Spin Boldak. La notizia è stata riferita all’agenzia di stampa Reuters da Arif Kakar, un funzionario pakistano presente sul posto. I manifestanti hanno portato il suo corpo in un ufficio del governo pakistano locale, chiedendo la riapertura del confine. Alcuni di questi hanno iniziato a lanciare pietre contro le forze di sicurezza, che hanno risposto sparando gas lacrimogeni e caricando i manifestanti con manganelli. Al momento, non sono stati segnalati feriti gravi. 

Il valico di Chaman-Spin Boldak è il secondo punto di ingresso dell’Afghanistan ed è anche la principale arteria commerciale verso la costa pakistana. Il passaggio è sotto il controllo dei talebani dal 14 luglio e la sua chiusura è stata annunciata il 6 agosto, per protestare contro la decisione del Pakistan di bloccare i viaggiatori afghani senza visto. I talebani chiedono ad Islamabad di consentire ai cittadini afghani di attraversare la frontiera con una carta d’identità o con un documento di riconoscimento per i rifugiati rilasciata dal Pakistan. Circa 900 camion attraversavano ogni giorni il valico di Chaman-Spin Boldak, trasportando merci da un Paese all’altro, prima che i talebani prendessero il controllo dell’area.

L’apertura del confine con il Pakistan senza visto non solo aiuterebbe i talebani a ottenere il favore dei cittadini afghani, ma aprirebbe anche una rotta verso le aree del Pakistan che hanno ospitato combattenti del gruppo e alcuni dei loro comandanti. Come sottolineato dal quotidiano al-Jazeera English, il Pakistan e i talebani hanno mantenuto a lungo buoni rapporti, anche se Islamabad afferma di aver tagliato le relazioni dopo l’invasione dell’Afghanistan guidata dagli Stati Uniti del 2001, accusando il gruppo di aver dato rifugio ai combattenti di al-Qaeda che hanno compiuto gli attacchi dell’11 settembre contro gli USA. Alcuni Paesi occidentali e il governo di Kabul, invece, affermano che il sostegno del Pakistan ai talebani sia continuano negli anni e sospettano che molti dei leader del gruppo sfruttino il Paese come un rifugio. Da parte sua, Islamabad ha sempre negato tali accuse.

Inoltre, e relazioni tra il Pakistan e l’attuale governo dell’Afghanistan, assediato dai talebani, sono caratterizzate da una storia lunga e complessa connotata anche da scarsa fiducia e sospetti reciproci. Tra gli ultimi e più gravi episodi di frizione, il 17 luglio, la figlia dell’ambasciatore dell’Afghanistan in Pakistan, Silsila Alikhil, è stata brevemente rapita, torturata, e poi liberata da aggressori sconosciuti. Il giorno dopo, Kabul ha ritirato il proprio ambasciatore a Islamabad affermando che il diplomatico non tornerà fin quando Islamabad sarà in grado di risolvere tutte le minacce di sicurezza che comprenderebbero l’arresto e il processo dei rapitori.

Intanto, i talebani stanno conducendo una massiccia offensiva su scala nazionale da aprile, quando il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato che le truppe statunitensi si sarebbero ritirate dal Paese, dopo due decenni di presenza sul campo. Il ritorno in patria dei soldati degli USA era stato concordato dai rappresentanti di Washington e dei talebani in occasione di uno “storico” accordo di pace concluso tra le parti a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020. L’intesa prevedeva, inoltre, una tabella di marcia verso la pace in Afghanistan, la fine dei rapporti tra talebani ed al-Qaeda e la cessazione delle offensive contro i grandi centri urbani. Tuttavia, l’accordo è stato violato più volte e non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni. Il 22 giugno, le Nazioni Unite avevano evidenziato il fatto che il gruppo aveva preso il controllo di più di 50 dei 370 distretti afghani in meno di due mesi, sottolineando che le aree conquistate circondavano proprio le capitali provinciali. Il timore era già quello che i talebani stessero preparando il terreno per lanciare gli assalti finali non appena il ritiro delle truppe straniere fosse stato completato. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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