Iraq: scontri tra Turchia e militanti del PKK

Pubblicato il 13 agosto 2021 alle 20:07 in Iraq Turchia

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Il Ministero della Difesa della Turchia ha annunciato, venerdì 13 agosto, che il giorno prima, durante scontri tra militanti curdi e le Forze Armate del Paese, nel Nord dell’Iraq, un soldato è rimasto ucciso.

A riportare la notizia è stato il quotidiano in lingua inglese The New Arab. Secondo le fonti, il soldato ha riportato gravi ferite da arma da fuoco ed è morto poco dopo essere stato trasportato in ospedale. In risposta all’attacco curdo, le Forze Armate di Ankara hanno lanciato una controffensiva, che è culminata con la morte di tre militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Al momento, la Turchia è impegnata in operazioni per neutralizzare le organizzazioni terroristiche nel Nord dell’Iraq, dove si trovano le basi principali dei militanti.

Il Nord dell’Iraq viene considerato dalla Turchia una base impiegata dal PKK per lanciare attacchi contro i territori turchi. Ciò ha spinto Ankara ad avviare diverse operazioni “anti-terrorismo”, alla luce del proprio diritto alla “autodifesa”, con l’obiettivo di ostacolare gli sforzi della suddetta organizzazione e di altri gruppi terroristici di stanziarsi in luoghi da cui poter attaccare la Turchia. Il Partito del Lavoratori del Kurdistan è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno. Per Ankara, l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, tale Partito è da considerarsi un’organizzazione terroristica. Gli episodi di insorgenza del Partito dei Lavoratori del Kurdistan in Turchia hanno avuto inizio nel 1984, con l’obiettivo di rivendicare i diritti della minoranza curda nel Paese. Poi, il 23 marzo 2013, la Turchia e il PKK hanno annunciato un cessate il fuoco, ma nel corso degli anni successivi, operazioni di guerrilla e scontri diretti tra forze curde e turche sono continuati, causando la morte di oltre 40.000 persone.

In tale quadro, risale al 24 aprile la dichiarazione del Ministero della Difesa turco, con cui è stata annunciata la continuazione di due operazioni contro il Nord dell’Iraq, soprannominate Claw-Lightning e Claw-Thunderbolt. L’obiettivo, è stato specificato dal ministro Hulusi Akar, è preservare la vita di circa 84 milioni di turchi dalla minaccia posta da gruppi terroristici quali il PKK, il movimento Gulen e lo Stato Islamico. Anche per il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, l’offensiva mira a porre definitivamente fine alla presenza della minaccia terroristica al confine meridionale turco. Le aree maggiormente bersagliate sono a Nord di Dahuk e a Est di Erbil.

Stando a quanto riportato dalla stampa locale, la presenza del PKK nella regione del Kurdistan ha messo in pericolo la sicurezza della popolazione locale, non solo per le offensive turche che hanno costretto gli abitanti ad abbandonare i propri villaggi, ma anche perché gli stessi membri del PKK sono spesso accusati di omicidi, rapimenti e intimidazioni. Inoltre, come dichiarato dal vicegovernatore di Dahuk, Majid Sayed Saleh, i combattimenti tra le forze turche e il Partito nemico impediscono alle aziende di avviare progetti volti a fornire diversi servizi, tra cui elettricità e risorse idriche.

Già nel 2020, il 17 giugno, la Turchia aveva dato inizio a un’altra operazione contro il PKK, soprannominata “Artiglio di Tigre”, avente lo stesso obiettivo delle offensive precedenti. Tale operazione è stata classificata come la più lunga condotta da Ankara nei territori iracheni nel corso dello scorso anno, ed ha causato anche la morte di almeno 6 civili iracheni, il primo dei quali morto a seguito di un bombardamento turco contro il distretto di Bradost, nel governatorato di Dahuk, il 19 giugno. In tale area la Turchia occupa più di 10 postazioni militari, istituite sin dal 1995, mentre continua a mantenere basi militari temporanee di piccole dimensioni, stabilite unilateralmente, nel Nord dell’Iraq. A queste si aggiunge quella a Bashiqa, nei pressi di Mosul, che Ankara si rifiuta di abbandonare. Alla luce di ciò, fonti irachene hanno precedentemente riferito che tali mosse rappresentano, in realtà, i primi passi verso una presenza militare turca permanente, in linea con un “trend in crescita” promosso dal presidente turco. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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