Inviato degli USA in Etiopia per discutere del Tigray

Pubblicato il 13 agosto 2021 alle 14:31 in Etiopia USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha mandato il suo inviato speciale per il Corno d’Africa in Etiopia, il 13 agosto, per discutere dell’attuale escalation in corso nella regione del Tigray, che ha già causato la morte di migliaia di persone.  

Il consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan, annunciando il viaggio dell’inviato statunitense Jeffrey Feltman su Twitter, ha esortato il governo etiope e il Fronte di Liberazione Popolare del Tigray (TPLF) a riunirsi al tavolo dei negoziati, dopo nove mesi di violenze. “Mesi di guerra hanno portato immense sofferenze e divisioni a una grande nazione che non sarà guarita da ulteriori combattimenti”, ha scritto Sullivan il 12 agosto. Il portavoce del primo ministro etiope, Abiy Ahmed, non ha ancora commentato la notizia della visita di Feltman nel suo Paese.

Intanto, la situazione sul campo si fa sempre più complessa. L’11 agosto, le forze ribelli del Tigray hanno affermato di essere in trattativa per stringere un’alleanza militare con gli insorti della regione più popolosa dell’Etiopia, l’Oromiya. La notizia ha immediatamente allarmato il governo di Addis Abeba e gli osservatori internazionali, considerato il rischio di un’escalation sempre più ampia. Il leader dell’Oromo Liberation Army (OLA), ha confermato a Reuters che il gruppo aveva scelto di unire le forze con il TPLF, che è stato un rivale durante i tre decenni al potere in Etiopia, perché ora le due parti hanno un causa comune. “So che è possibile, rovesceremo questo regime e fermeremo questa crisi”, ha affermato il leader dell’OLA, Kumsa Diriba, che si fa chiamare Jaal Marroo. Il governo ha designato sia il TPLF sia l’OLA come organizzazioni terroristiche.

Inoltre, il 10 agosto, l’ufficio del primo ministro di Addis Abeba ha esortato “tutti gli etiopi capaci” a unirsi all’esercito, alle forze speciali e alle milizie per sostenere la lotta contro le forze del Tigray. La dichiarazione è stata resa pubblica nonostante il governo abbia dichiarato un cessate il fuoco unilaterale nella regione settentrionale del Tigray, il 28 giugno, dopo che le forze del Tigray hanno riconquistato la capitale regionale Mekele dalle truppe federali. La misura era motivata, secondo l’esecutivo, da ragioni umanitarie e sarebbe rimasto in vigore fino alla fine della stagione agricola, quindi fino a settembre.

L’escalation tra i ribelli del Tigray e il governo centrale di Addis Abeba è iniziata alla fine del 2020. Il 4 novembre 2020, l’esercito etiope ha lanciato un’offensiva in risposta a presunti attacchi delle forze regionali contro le basi del governo federale. Delle aggressioni è stato incolpato il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray, il quale è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy Ahmed salisse al potere, il 2 aprile 2018. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. 

Circa 4 milioni di persone in Tigray, e nelle limitrofe regioni di Amhara e Afar, stanno affrontando livelli di insicurezza alimentare di emergenza o di crisi, secondo le Nazioni Unite. “Dovremmo avere 100 camion al giorno che vanno nel Tigray per soddisfare i bisogni di base”, ha dichiarato il capo umanitario delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, davanti ai giornalisti, ad Addis Abeba, aggiungendo che la cifra è stata esattamente calcolata e non “sovrastimata”. Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) ha avvertito, inoltre, che più di 100.000 bambini nel Tigray potrebbero soffrire di malnutrizione grave nei prossimi 12 mesi, un aumento di 10 volte maggiore rispetto al numero normale.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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