Russia-Moldavia: annunciata la rimozione reciproca dell’embargo

Pubblicato il 12 agosto 2021 alle 15:35 in Moldavia Russia

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Il vice-capo dell’Ufficio presidenziale della Federazione Russa, Dmitry Kozak, si è recato a Chisinau, mercoledì 11 agosto, per incontrare la presidente della Moldavia, Maia Sandu. I rappresentanti dei due Paesi, a margine del vertice, hanno annunciato la revoca reciproca delle restrizioni commerciali alle esportazioni precedentemente imposte.

 “Abbiamo concordato di ripristinare la cooperazione commerciale bilaterale”, alla quale sono state rimosse le restrizioni applicate a partire dal 2014. Il rappresentante del Cremlino ha poi sottolineato che la questione riguardante le esportazioni di merci moldave verso il mercato russo dovrebbe essere ulteriormente discussa a livello interdipartimentale, così come quella inerente al prezzo del gas. Inoltre, grazie alla nuova stabilità che la Moldavia ha raggiunto, Kozak ha rivelato che Mosca è intenzionata a sviluppare il dialogo con Chisinau, soprattutto a livello interdipartimentale. “La cooperazione bilaterale è già stata concordata”, ha dichiarato il vice-capo russo, aggiungendo di essere speranzoso delle future relazioni tra i due Stati.

Un altro tema rilevante che è stato posto sul tavolo delle trattative fa riferimento alla Transinistria. Kozak ha ribadito che si tratta di un “affare interno” della Moldavia, nel quale svolgono un ruolo chiave le parti in conflitto, che dovrebbero impegnarsi al fine di raggiungere un accordo interno. La Russia, da parte sua, si è resa disponibile a fornire assistenza affinché la questione interna del Paese si stabilizzi.  A seguito dell’incontro con il rappresentante russo, Sandu ha ribadito di voler intensificare i contatti bilaterali con Mosca, rivelando che sarebbero numerose le questioni di reciproco interesse da approfondire. Alcune di esse sono state già affrontate nel corso del vertice dell’11 agosto, tuttavia, Sandu ha sottolineato la necessità di discuterne “approfonditamente” attraverso ulteriori “contatti bilaterali”.

Dmitry Kozak è giunto a Chisinau su invito della presidente della Moldavia. Oltre ad incontrare quest’ultima, il rappresentante russo ha tenuto colloqui con il ministro degli Esteri moldavo, Nikolai Popescu, il vice primo ministro per l’Integrazione, Vladislav Kulminsky, il vice primo ministro per le Infrastrutture e lo Sviluppo Regionale, Andrei Spinu, e, infine, la ministra degli Interni, Anna Revenko. A seguito dell’insediamento del nuovo governo filo-europeista, approvato dal Parlamento il 6 agosto, Sandu aveva espresso interesse a rilanciare le relazioni bilaterali con la Russia, anche a livello presidenziale. Secondo la presidente di Chisinau, tra i due Paesi vi sarebbero “temi difficili” da affrontare che richiederebbero numerosi colloqui tra i rappresentanti dei due Stati.

In tale quadro, è importante ricordare che l’embargo sulle importazioni di prodotti agricoli e beni primari moldavi verso la Russia era stato introdotto, per la prima volta, nell’agosto 2014. Tale mossa di Mosca era giunta in risposta all’accordo di associazione che la Moldavia aveva sottoscritto, il 27 giugno 2014, con l’Unione Europea. L’intesa con il blocco prevedeva la creazione di una zona di libero scambio tra Bruxelles e Chisinau. Successivamente, nell’ottobre del 2018, l’allora presedente della Moldavia, il filo-russo Igor Dodon, durante un incontro con il capo del Cremlino, Vladimir Putin, aveva rivelato che il 90% delle esportazioni del Paese erano dirette verso la Russia. Pertanto, nel corso dei successivi negoziati, Dodon ha invitato Putin a rimuovere l’embargo precedentemente posto sulle merci moldave. In risposta, la Russia, a partire dal primo gennaio 2019, ha annullato, ogni sei mesi, i dazi commerciali. Tale meccanismo a favore di Chisinau si è protratto fino al 31 marzo, quando Mosca ha deciso di reintrodurre le tasse sulle merci primarie moldave. Tale decisione è avvenuta a seguito dell’elezione dell’attuale presidente Sandu, di stampo filo-europeo.

La Transinistria è un’area separatista della Moldavia, da sempre legata alla Federazione Russa. Tale vicinanza aveva portato il territorio indipendentista, nel 2014, a richiedere l’annessione alla Russia, sullo sfondo dell’aggressione di Mosca in Crimea, area ucraina “occupata” e “annessa” alla Federazione, il 16 marzo 2014. La Moldavia, che conta circa 3,5 milioni di abitanti, è caratterizzata da una storia e una situazione attuale molto complessa. Il Paese è posto tra l’Ucraina e la Romania, è membro della NATO e, sia politicamente sia strategicamente, guarda all’UE. Tuttavia, culturalmente e tradizionalmente è legata alla Russia. Oltre a questo, per quanto riguarda la situazione politica interna in Moldavia, è necessario ricordare che il Paese, dall’indipendenza fino al 2014, è stato caratterizzato da governi relativamente stabili. Questi ultimi, a fasi alterne, sono stati guidati da coalizioni liberaldemocratiche e pro-occidentali, ma anche da forze socialcomuniste e filorusse. Alle elezioni del 2014, tuttavia, la coalizione di centro destra ha ottenuto la maggioranza, entrando in conflitto con l’allora presidente Dodon. I tumultui intestini nel Paese hanno portato a numerosi dissidi interni, che si sono concretizzati con la nomina di sei diversi primi ministri nei 13 mesi a seguire. Il voto del febbraio 2019 ha prodotto un parlamento frammentato ed è stato possibile formare un governo solo a seguito di un accordo tra il centro-destra filo-UE e i socialisti.

 Successivamente, le elezioni presidenziali del 16 novembre 2020 hanno visto vincitrice l’europeista Maia Sandu. Questo ha innescato profondi mutamenti alla linea politica del Paese, che era stato guidato dal filorusso Dodon dal 23 dicembre 2016 al 2020. Nello specifico, l’elezione di Sandu ha portato ad una svolta filo-europea, nonostante le perduranti reticenze. I deputati fedeli a Dodon hanno continuato ad opporsi alle riforme della neoeletta presidente. Proprio a causa di questa opposizione, Sandu ha sciolto il Parlamento, il 28 aprile, e ha programmato le nuove elezioni anticipate, che si sono tenute l’11 luglio. In tale data, il partito a raccogliere maggiore consenso è stato quello filoeuropeo Azione e Solidarietà (PAS), guidato da Sandu stessa.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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