Ministro degli Esteri israeliano in visita in Marocco

Pubblicato il 12 agosto 2021 alle 20:33 in Israele Marocco

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Il ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, durante una visita in Marocco, il 12 agosto, ha dichiarato che i due Paesi hanno pianificato l’apertura delle rispettive ambasciate. 

“Stiamo per passare dagli uffici di collegamento alle ambasciate”, ha affermato Lapid in una conferenza stampa. Già il giorno precedente il ministro israeliano aveva riferito di aver concordato con il suo omologo marocchino, Nasser Bourita, che le ambasciate sarebbero state aperte entro due mesi. Tuttavia, non è ancora arrivata nessuna conferma ufficiale delle affermazioni di Lapid da parte del Marocco.

La visita è stata la prima di un ministro degli esteri israeliano in Marocco dal 2003, dopo che i due Paesi hanno concordato a dicembre di riprendere le relazioni diplomatiche in base a un accordo negoziato dagli Stati Uniti. Proprio grazia a tale svolta, Lapid ha potuto inaugurare la riapertura dell’ufficio di collegamento di Israele a Rabat e ha visitato una sinagoga a Casablanca.

L’ufficio di collegamento di Israele a Rabat era stato chiuso alla fine del 2000, quando il Marocco aveva deciso di annullare i legami esistenti tra i due Paesi con lo scoppio della seconda Intifada. Sebbene gli uffici siano stati chiusi circa 20 anni fa, gli immobili sono rimasti nelle rispettive proprietà, consentendo alle due parti di riaprire le missioni rapidamente. 

La “storica intesa” per la normalizzazione delle relazioni tra Israele e Marocco, con la mediazione statunitense, è stata annunciata il 10 dicembre 2020. Come parte dell’accordo, l’ex presidente degli USA, Donald Trump, aveva accettato di riconoscere la sovranità di Rabat sul Sahara Occidentale, una regione al centro di una disputa territoriale pluridecennale tra il governo marocchino e il Fronte Polisario.

Il Marocco è diventato il quarto Paese arabo a normalizzare le relazioni con Israele dopo gli Emirati Arabi Uniti, il Regno del Bahrain e il Sudan, sotto gli auspici dell’ex presidente degli Stati Uniti. Il raggiungimento dell’accordo annunciato il 10 dicembre, secondo alcuni, è stato favorito da un “ponte culturale” instaurato, nel corso degli anni, tra gli israeliani di origine marocchina e il Marocco. 

Il Paese nordafricano ospita la più grande comunità ebraica della regione, cresciuta con l’arrivo degli ebrei che furono espulsi dalla Spagna nel 1492. Molti di questi hanno lasciato il Regno dopo la nascita dello Stato di Israele nel 1948, ma circa 3.000 sono rimasti nel Regno Nord-africano, mentre 700.000 ebrei di origine marocchina risiedono in Israele. Inoltre, nonostante la sospensione delle relazioni bilaterali nel 2000, le relazioni commerciali sono continuate, raggiungendo i 149 milioni di dollari tra il 2014 e il 2017, secondo fonti marocchine.

In tale quadro, il sovrano marocchino ha ribadito il proprio impegno a favorire una risoluzione del conflitto israelo-palestinese. A tal proposito, Rabat si è detta a sostegno di una soluzione a due Stati, che possa essere raggiunta attraverso negoziati tra le parti palestinese e israeliana, ritenuti l’unica via perseguibile per giungere a una soluzione globale, permanente e definitiva del conflitto. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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