Libia: timori per il rapimento di un funzionario governativo

Pubblicato il 12 agosto 2021 alle 6:43 in Africa Libia

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Il 10 agosto, la Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha espresso profonda preoccupazione per il rapimento di un alto funzionario del governo libico.

Secondo quanto riferito dal sito web ufficiale dell’UNSMIL, l’organizzazione “è profondamente preoccupata per il rapimento e la scomparsa del signor Rida Faraj Fraitis, capo di Stato Maggiore del primo vice primo ministro del Governo di Unità Nazionale”. Secondo la ricostruzione, un gruppo di uomini armati non identificati ha rapito Fraitis e il suo collega il 2 agosto a Tripoli. L’UNSMIL ha invitato le autorità a indagare sull’incidente e ha avvertito che prendere di mira i funzionari libici dell’esecutivo di transizione ha “serie implicazioni per il processo di pace e riconciliazione e per la piena unificazione delle istituzioni nazionali”.

In tale contesto, è necessario ricordare che la Libia ha assistito a una svolta politica, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Il 16 marzo, un’autorità di transizione eletta composta da un Governo di Unità Nazionale e un Consiglio Presidenziale ha assunto il compito di guidare il Paese attraverso una fase di transizione verso le elezioni parlamentari e presidenziali, che sono previste per il 24 dicembre. Anche il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, recatosi in Libia, il 2 agosto, per la quinta volta dall’inizio del 2021, ha evidenziato l’importanza delle elezioni del 24 dicembre, considerate “un’altra tappa del processo politico libico”, sostenuto dalla comunità internazionale e dall’Italia stessa. 

Intanto, l’UNSMIL ha documentato una serie di casi di arresti e detenzioni illegali, sparizioni forzate, tortura e uccisioni extragiudiziali di cittadini, funzionari, giornalisti, membri della società civile e difensori dei diritti umani nell’ultimo anno. “Secondo il diritto internazionale, nessuno può essere arbitrariamente arrestato o detenuto. La tortura, le sparizioni forzate e le esecuzioni extragiudiziali sono severamente vietate, così come i rapimenti”, ha affermato Ján Kubiš, inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite e capo dell’UNSMIL. La Missione ha quindi invitato le autorità libiche a indagare a fondo su tutte le presunte violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. “La Libia deve porre fine alla radicata cultura dell’impunità nel Paese”, ha sottolineato Kubis.

A tale proposito, è interessante ricordare che anche oggi, a Tripoli, i gruppi armati che hanno combattuto contro l’Esercito Nazionale Libico (LNA) controllano le strade della capitale. A volte la situazione genera ancora violenze. Sin dal cessate il fuoco, raggiunto il 23 ottobre 2020, e dalla successiva formazione del nuovo esecutivo ad interim, le milizie locali della Libia occidentale sono state protagoniste di una crescente mobilitazione, alimentata da divergenze e interessi contrapposti, nel tentativo di guadagnarsi un ruolo all’interno dell’apparato militare statale e delle istituzioni in via di unificazione.

Nonostante l’interruzione delle battaglie presso i fronti di combattimento libici, anche Bengasi continua a essere teatro di arresti forzati, condotti da uomini armati mascherati, i quali portano i detenuti in luoghi sconosciuti. In generale, la sicurezza dell’Est libico, tuttora controllato dai gruppi fedeli al generale Khalifa Haftar, è precaria, alla luce delle perduranti operazioni di vendetta o “regolamento di conti” tra le bande libiche locali. Sebbene le autorità della Libia orientale abbiano più volte riferito di aver condotto indagini su uccisioni “illegali”, i responsabili di tali crimini, a cui si fa riferimento con “uomini armati non identificati”, non sono ancora stati portati davanti alla giustizia.

Alla base della mancanza di sicurezza sia nell’Est sia nell’Ovest libico, secondo alcuni, vi è l’assenza di un apparato militare unificato. Le istituzioni di sicurezza statali risultano essere ancora divise e, di conseguenza, non in grado di fronteggiare situazioni che potrebbero sfociare nel caos. Inoltre, il governo guidato da Abdul Hamid Dabaiba sembra non avere ancora un piano chiaro per affrontare gruppi armati locali, volto ad arrestare i combattenti “fuorilegge” e ad includerne altri nelle forze regolari statali. Unificare i servizi e le autorità di sicurezza e portarli sotto il controllo dello Stato è uno dei diversi dossier definiti più “spinosi” per il governo Dabaiba, impegnato a guidare la Libia nel percorso di transizione democratica, e, in particolare, verso le elezioni del 24 dicembre 2021, oltre che nel garantire stabilità alla popolazione e a porre fine alla crisi scoppiata nel 2011. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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