Donbass: i bombardamenti causano 2 feriti e una vittima

Pubblicato il 12 agosto 2021 alle 10:47 in Russia Ucraina

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Nonostante il cessate il fuoco, in vigore dal 27 luglio 2020, continuano gli scontri tra i militanti separatisti del Donbass e le Forze Armate di Kiev. Entrambe le parti belligeranti hanno riportato, il 12 agosto, almeno un ferito. Inoltre, l’Esercito ucraino ha reso noto che un civile è rimasto ucciso a seguito dei bombardamenti dei miliziani.

Il Centro congiunto per il controllo e il coordinamento del cessate il fuoco (JCCC) dell’autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk (LPR) ha annunciato, giovedì 12 agosto, che un soldato delle proprie milizie ha riportato gravi ferite a seguito di bombardamenti perpetrati dalle Forze Armate dell’Ucraina. A riferire la notizia è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti, il medesimo giovedì. Gli scontri a fuoco sono avvenuti nei pressi della cittadina di Lozovoye. Si tratta di un’area nell’Ucraina Orientale, il Donbass, posta sotto il controllo delle milizie della LPR. Anche il giorno precedente, l’11 agosto, il JCCC di Lugansk aveva registrato attacchi da parte di Kiev nella medesima cittadina.

Nel frattempo, anche le Forze Armate dell’Ucraina, tramite il Joint Forces Operation (JFO), hanno dichiarato che, l’11 agosto, sono state registrate 8 violazioni del cessate il fuoco, in vigore da luglio 2020. L’Esercito di Kiev ha riportato un ferito, le cui condizioni, al momento, sono state definite “soddisfacenti”. Le aree prese d’assalto dai militanti della LPR e dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk (DPR) sono Novomykhailivka e Novoselivka Druha, entrambe nel Donetsk. La situazione nella prima cittadina si è aggravata a causa del mancato approvvigionamento idrico. Per quanto riguarda Novoselivka Druha, un residente locale, nato nel 1935, è rimasto ucciso a seguito dei bombardamenti. L’agenzia di stampa ucraina Ukrinform ha poi reso noto che gli attacchi sferrati contro l’insediamento di Novomykhailivka hanno danneggiato infrastrutture locali e la linea elettrica, provocando un blackout a Taramchuk, Slavne, Solodke e Novomykhailivka.

L’ultimo episodio di violenza tra le parti belligeranti che è culminato con una vittima si è verificato il 9 luglio. In tale occasione, le JFO di Kiev avevano annunciato che gli scontri tra i militanti separatisti del Donbass e le forze governative ucraine avevano provocato la morte di un militare di Kiev. Un altro soldato aveva riportato gravi ferite.  

È importante ricordare che, a partire dal 27 luglio 2020, il Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT) aveva concordato il cessate il fuoco nel Donbass. L’accordo prevedeva l’osservanza di misure pacifiche quali il divieto di sparare e di collocare armi sia nelle vicinanze, sia all’interno degli insediamenti militari. Le misure, inoltre, prevedevano responsabilità disciplinare per chiunque avesse violato tali imposizioni. Tuttavia, le forze dell’ordine ucraine hanno più volte denunciato la violazione dell’accordo da parte delle forze separatiste delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Analogamente, le forze della LPR e DPR hanno segnalato numerose violazioni del cessate il fuoco da parte dell’Ucraina stessa.

Nell’Ucraina Orientale, le tensioni tra l’Esercito di Kiev e le brigate indipendentiste del Donbass continuano ad acuirsi. In tale quadro, è importante sottolineare che l’Ucraina accusa la Russia di supportare, sia militarmente sia economicamente, le brigate separatiste della DPR e della LPR, entrambe situate nella regione Orientale del Donbass. Inoltre, secondo Kiev, Mosca invierebbe mercenari, sia russi sia di altre nazionalità, nelle aree di conflitto per sostenere i militanti separatisti. Pertanto, nelle comunicazioni ufficiali, per identificare le milizie della DPR e della LPR, non di rado l’Ucraina fa riferimento ai “mercenari russi”.

A partire dall’ultima settimana di marzo, la Russia ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, la SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona.  Nonostante ciò, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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